Iniziative
FW.it nel Mondo
Rules, Help & Co
Una tazza per due di Graffias
Categoria: Originali - Commedia
Rating: 14+
Personaggi: Non indica
Genere: Comico, Generale
Note: Linguaggio colorito, Oneshot, Raccolta
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Capitolo pubblicato il 02-01-2009
Commenti al capitolo - 4

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Prompt scelto #1. Black, tabella 12_teas.



L’unica cosa che Martina chiedeva alla vita di concederle era meravigliarsi ancora di qualcosa, considerando che da quando conosceva Antonio i limiti del possibile venivano superati mediamente una volta all’ora.
I due si erano incontrati ad una riunione di un’associazione per gli omosessuali e i loro parenti, in cui Martina era stata trascinata da sua madre, una donna di cinquant’anni che aveva chiesto il divorzio da suo marito dopo essersi scoperta lesbica (e non col vizietto come credeva). Ecco, forse era stato proprio a partire dal momento in cui sua mamma, durante il pranzo della domenica, aveva detto “Caro, mi dispiace, amo un’altra” che non era più riuscita a meravigliarsi di nulla.
Sua madre l’aveva portata con sé per riuscire a coinvolgerla nel suo nuovo mondo, ma l’unico risultato ottenuto era stato doversi ingegnare in mille modi affinché la frase “Sono eterosessuale” lampeggiasse su di lei come un neon fluorescente, e possibilmente fucsia, così non avrebbe stonato con l’ambiente.
L’ennesimo attacco da parte di una ragazza bisessuale era stato fermato proprio da Antonio, che dalla sua espressione aveva intuito il suo imbarazzo, pur non conoscendola ancora: l‘aveva presa sotto braccio, portandola via urlando in modo esagerato “Oh, tesoro! Ma dov’eri finita?? Devo assolutamente presentarti una persona!
Antonio era adorabile, una checca adorabile, quel tipo di omosessuale dal fisico longilineo da far invidia a una donna: Martina avrebbe ucciso pur di entrare nei jeans dell’amico; era molto alto e con un paio di occhioni blu che osservavano il mondo seguendo un flusso di pensieri che solo pochi eletti riuscivano a seguire. Si faceva chiamare Tony, e seguendo il sopracitato flusso di pensieri, l’aveva soprannominata Smarties.
- Martina, Marty, Mart, poi metti prima una S e alla fine ies: Smarties! Quelle pastigliette di cioccolato tutte colorate, hai presente? –
- Sì. - gli aveva risposto provando a capire dove volesse andare a finire.
- Ti somigliano: tutte colorate e croccanti e dentro cioccolatose… sì, sì, ti somigliano. – aveva gesticolato. – Posso chiamarti Smarties? –
- Preferirei Kit Kat. – aveva replicato annoiata.
- Ma non ti chiami Caterina! – non aveva colto il sarcasmo. – Sai: Caterina, Catherine, Kate, Kat, Kit Kat! –
- Chiamami come ti pare, ma ti avverto: non chiamare Kinder Pinguì nessuno dei tuoi uomini, non so come reagirebbero. –
- Il mio ex lo chiamavo Pingui, senza accento, – si era sorpreso – come facevi a saperlo?! –
- Intuito da donna etero. – e aveva scrollato la testa.
Forse era stata la buffa associazione fra lei e le Smarties a colpirla e a concedere a Tony il permesso di entrare nella sua vita, con tanto di nomignoli per tutte le occasioni: l’avrebbe negato sempre, ma in qualche modo aveva colto il segno, in un modo assurdo, certo, ma l’aveva fatto.
Erano coetanei, e quando l’associazione fu sciolta iniziarono a frequentarsi sempre più spesso, fino alla decisione di lavorare insieme in un bar del centro storico della città, Ai portici; era un locale molto elegante, con i banconi in legno scuro ed un inutile pianoforte che nessuno suonava.
Alberto, il proprietario, era un uomo basso quanto lei, vicino ai sessant’anni, con gli occhiali e un po’ di pancetta; alla cassa stava Linda, una ragazza appena diplomata, che ogni tanto andava richiamata perché teneva il telefono occupato parlando con le sue amiche o con sua madre, che le dettava la lista della spesa.
Quando Martina non si preoccupava dei suoi studi da studentessa fuori corso, si preoccupava per Tony e le incredibili sorprese che le riservava quotidianamente.
Quella mattina, guardandosi allo specchio del bagno del bar, vide che aveva gli occhi gonfi e neri più del solito, e allacciandosi il grembiule nero sperò che Tony avesse smesso di fare quella cosa.
Dietro il banco Tony la stava aspettando digitando qualcosa velocemente sul suo cellulare; si avvicinò a lui, gli portò una ciocca dei capelli lunghi e castani chiari dietro l’orecchio, e gli scoccò un bacio sulla guancia.
- Buongiorno. – gli disse con la voce un po’ roca, ancora assonnata.
- Buongiorno, Smarties! Dormito bene? –
- Come una principessa… sul pisello. – si girò verso la macchina del caffè per prepararsene uno molto forte.
- Oh! – fece lui stranamente entusiasmato. – Con chi hai passato la notte? Racconta! –
Lo guardò con la mano ferma sulla tazzina, indecisa se scoppiare a ridere isterica o meno, poi tirò su col naso.
- Non hai colto, ma ti voglio bene lo stesso. –
- Cosa? – era perplesso.
- Nulla. –
Il cellulare di Tony squillò per la terza volta da quando si erano salutati e lui, contento come un bambino, immediatamente digitò una risposta.
- Si può sapere con chi stai scambiando così tanti sms alle 5,30 del mattino? – gli chiese sorridendo incuriosita.
- Ti ricordi di Otello79? – le domandò di rimando eccitato.
- Sì, - brontolò – e ricordo anche di averti detto di smetterla di prendere appuntamenti al buio nelle chat per incontri gay: non vorrei poi fare una caccia al tesoro con i tuoi pezzi seguendo le istruzioni di un serial killer omofobo! –
- Tu esageri! – disse seccato. – Fosse per te nessuno chatterebbe! Quando un giorno avrai dei figli e gli proibirai di chattare dirò loro “Venite dallo zio Tony, che ha pure la flat!” – a Martina andò il caffè di traverso.
- Tony, guarda che chatto anch’io, solo non ho la pretesa d’incontrare la mia anima gemella su internet, e per giunta su un sito creato proprio per questo! Mi sembra assurdo, e scusami se lo sottolineo, ma con tutti i pazzi che ci sono in giro mi preoccupo di chi potresti incontrare! - così dicendo lavò la sua tazzina per poi asciugarla.
- Ma io con Otello79 chatto ormai da ben una settimana! Per questo gli ho dato il mio numero di cellulare! Ti sembro così ingenuo?!– ribattè arrabbiato.
- Devo essere sincera o brutalmente sincera? –
- Sincera con moderazione. –
- Alle volte sì. –
Entrò un cliente abitudinario, li salutò e si avvicinò al banco; subito Tony gli preparò il solito caffè lungo che prendeva.
- E se ti avessi detto di esserlo brutalmente cosa avresti risposto? – le disse sottovoce, senza guardarla.
- Che quando si tratta di uccelli sei solo prodigo nel toglierli dalla gabbia. – rispose, anche lei sottovoce.
- Insomma! – sbuffò dopo aver servito il cliente – Io stasera l’incontro, e pretendo che tu mi dia il tuo “in bocca al lupo”! –
- Ma sei proprio sicuro? – sospirò.
- Sì. – rispose piccato.
- Allora, nel caso si trattasse di un serial killer, dirò a tutti “Non fiori, ma boa di piume di struzzo.” – scosse la testa con aria fintamente sconsolata.
- Sei un’idiota! – prese il suo cellulare e glielo mise sotto gli occhi. – Leggi questo sms, guarda che cose dolci mi scrive! Come può essere un serial killer un uomo così? – Martina inarcò un sopracciglio e lesse; si schiarì la voce.
- Tony, quelli dei Baci Perugina hanno smesso di scrivere questa frase nei loro bigliettini nel 1995, credo. –
- Non è vero, - farfugliò riprendendo il cellulare. – l’altro giorno ho fregato un Bacio dal cestino vicino alla cassa, e c’era scritta questa frase. –
- Contento tu… - alzò gli occhi al cielo. – In bocca al lupo, allora! –

---000---

La mattina dopo, entrando trafelata nel bar, trovò Tony con un pessimo aspetto, aveva perfino la cravatta nera allentata in modo poco casuale e di classe.
- Tony, ma che è successo ieri sera? – domandò preoccupata – Non mi hai mandato nemmeno un sms! – gli fece cenno di seguirla nei bagni per parlare mentre si cambiava.
- Ero troppo sconvolto per prendere in mano lo stesso cellulare da cui leggevo con ansia i suoi messaggi! – piagnucolò richiudendo la porta alle sue spalle. – Tu non puoi capire! Il mio cuore ha fatto ciock! –
- E Luca Carboni penso ne sia contento. – replicò lei chiudendosi in bagno esasperata e iniziando a togliersi i jeans per indossare i pantaloni neri. – Ma vuoi dirmi, per favore, cos’è successo? –
Sentì che dall’altra parte della porta le mani di Tony tracciavano strani disegni sul legno, come faceva tutte le volte che parlavano mentre lei era in bagno e lui sentiva l’impellente bisogno di raccontarle qualcosa spiacevole. Sì, anche quando lei era in bagno per fare i suoi bisogni.
- Smarties, una tragedia! Io non avevo visto le sue foto!! –
- Cosaaa?! – urlò abbottonandosi la camicia bianca. – Sei andato ad un appuntamento con un perfetto sconosciuto senza nemmeno aver visto una sua foto? Tu sei pazzo, da rinchiudere! –
- Ma non capisci, lui era così dolce e tenero con me, e sapeva sempre come tirarmi su… era così carismatico… - disse con aria sognante.
- E in realtà si è rivelato un pesce lesso? – domandò.
- No, peggio! –
- È un cesso totale? –
- Nooo, peggio! –
- Veste tarocco? –
- No, peggio ancora! -
- Oddio, cosa ci può essere di peggio per te? - disse uscendo dal bagno per mettere i suoi vestiti nell’armadietto apposito.
Tony la guardò negli occhi disperato.
- È nero, un uomo di colore, capisci?? – Martina aggrottò le sopracciglia.
- Non ti facevo razzista. –
- Ma nooo, è che fisicamente gli uomini di colore non mi piacciono, hanno delle narici così larghe! –
- Beh, si dice anche che siano ben dotati, non dirmi che hai perso l’occasione per verificarlo di persona… -
- Ma Smarties, ero sconvolto, te l’ho detto! –
- Ma dai, per un naso? – rise.
- Non è solo il naso, ripeto: gli uomini di colore non mi piacciono fisicamente! – andarono entrambi dietro al banco.
- Beh, almeno così finalmente la smetterai di… -
- …di non farmi dare prima le foto! – concluse lui.
- Veramente intendevo un’altra cosa. Comunque, – prese un filtro – ti va un tè? –
- Sì. – mugugnò iniziando a mangiarsi le pellicine delle unghie.
Mentre gli dava le spalle, trafficando con l’acqua calda e una tazza, Tony le raccolse i capelli, castani scuri lunghi e mossi, per poi spostarli tutti su di un lato; l’abbracciò da dietro poggiando il mento sulla spalla libera, e lei sorrise immaginando il broncio infantile che doveva avere in quel momento.
Solitamente il tè lo preparava lei, una tazza per due da passarsi come fosse una sigaretta da condividere durante una pausa; era come un piccolo rito per loro.
- Che tè è? – domandò mentre l’osservava zuccherarlo.
- È un tè nero. – rispose divertita, scandendo bene l’ultima parola.
- Non sei affatto spiritosa! – si arrabbiò lui. – E poi non è nero, è rosso! – disse indicando il colore del liquido.
- Vero, - annuì lei con aria convinta, come stesse parlando con un bambino. – il colore è rosso, ma si chiama tè nero, guarda! – gli fece vedere la scatola dei filtri da cui l’aveva preso.
Lui lesse il nome del tè e borbottò qualcosa d’incomprensibile, poi prese avidamente la tazza che gli passò.
- Ed è un Darjeeling, - aggiunse sempre con lo stesso tono. – lo champagne dei tè; l’ho letto su wikipedia alla voce “Tè, Varietà di tè”, e poi dici che non navigo né chatto! –
- Vuoi smetterla di prendermi per il culo? – protestò lui ripassandole la tazza.
Martina gli sorrise, rifiutò la tazza e l’abbracciò scoccandogli un bacio sulla guancia.
La ragazza si guardò in giro: non c’erano ancora clienti, Linda non era ancora arrivata e il proprietario era di là, al laboratorio di pasticceria.
Andò al pianoforte, non preoccupandosi del fatto che qualcuno avrebbe protestato sentendola suonare a quell’ora, e iniziò a cantare e suonare, mentre Tony dal banco la guardava iniziando a sorridere.

You are my sunshine, my only sunshine
You make me happy, when skies are gray
You’ll never know dear, how much I love you
Please don’t take my sunshine away
Please don’t take my sunshine away.


- FINE –

Note:

- non conosco nessun bar di nome Ai portici, l’ho inventato sul momento;
- “Il mio cuore fa ciock” è una canzone di Luca Carboni che mi è rimasta impressa per la sua manifesta inconsistenza (almeno secondo la mia opinione) (click);
- quella voce su wikipedia esiste davvero, cercatela :P
- la canzone finale è “You are my sunshine” di Jimmie Davis (click, cover)



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