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Per restare vivo di Arwen88
Categoria: Anime e Manga - Witch Hunter Robin
Rating: 14+
Personaggi: Amon, Michael Lee
Genere: Malinconico
Note: Missing Moment, Oneshot, What if?
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Capitolo pubblicato il 30-05-2010
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Questa fanfiction non è a scopo di lucro. I personaggi appartengono ai rispettivi ideatori e detentori di Copyright.

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E dopo la mia teoria su come ha iniziato a lavorare Doujima ecco le mie ipotesi su come Michael sia entrato al servizio della STNJ.
Partecipa allo Sfiga Fandom Fest, prompt: Witch Hunter Robin, Michael Lee, Amon, ciò che ti tiene in vita
Grazie a Wolvie91 per averla letta e ricontrollata!




Per restare vivo



La luce azzurrina del pc si rifletteva sul volto di Michael, impegnato a battere furiosamente sulla tastiera. Il suono del campanello che squillava riuscì a farsi strada attraverso gli auricolari fino al suo udito e il ragazzo, sebbene a malincuore, distolse lo sguardo dallo schermo, le dita che per alcuni secondi continuavano il lavoro.
-Arrivo...-
Un breve sguardo al sito su cui si trovava e si alzò dalla sedia, andando ad aprire la porta.
-Chi è?-
Ma la voce gli morì in gola nel vedersi davanti un ragazzo con l'inconfondibile divisa della STNJ. La cui
impenetrabile banca dati aveva craccato da poco.
Senza nemmeno riflettere si voltò sbattendo la porta, terrorizzato, scappando verso la finestra del salotto, l'unica che desse sulla strada. Ma il cacciatore, che era riuscito a tenere aperta la porta, si lanciò appresso a lui riuscendo a placcarlo a terra prima ancora che l'altro avesse raggiunto la via di fuga.
Il peso di Amon sul bacino, le mani che con gesti rudi venivano portate dietro la schiena e chiuse da un paio di manette, Michael cercò di girare la testa per parlare e prendere un respiro che non sapesse di polvere.
-Pietà...-
Non era sicuro neppure lui di cosa potesse dire per convincere l'altro a non ucciderlo e in quel momento la sua mente non sembrava assolutamente intenzionata ad aiutarlo; così si ritrovò a ripetere semplicemente la supplica.
-Pietà... Non uccidermi.-
Quasi non ci credette nel momento in cui le mani che lavoravano dietro di lui rallentarono: con la coda dell'occhio si accorse di avere l'attenzione del cacciatore.
Deglutì, sforzandosi come mai prima di trovare una buona motivazione alla propria richiesta.
-Farò... qualsiasi cosa...-
Era solo un flebile gemito ma continuò a ripeterlo, sperando potesse servire.
-Qualsiasi cosa...-





-Michael?-
Alla voce di Amon l'hacker sobbalzò sulla sedia, voltandosi di scatto. Davanti a lui il capitano della squadra sbuffò leggermente.
-Non essere sempre nervoso, rilassati. Finché lavori e ci aiuti nessuno ti farà del male, te l'assicuro.-
Un po' rincuorato il ragazzo abbozzò un sorriso: doveva ancora abituarsi a quegli uffici e la chiacchierata avuta col capo dell'organizzazione non aveva avuto esattamente un effetto calmante sui suoi nervi. Tutto sommato però di quel ragazzo dai capelli neri e dal comportamento un po' scostante si fidava: d'altra parte gli aveva dato una possibilità di rimanere in vita nonostante gli ordini originali fossero probabilmente di ucciderlo direttamente.
-Grazie.-
Amon grugnì vagamente girando lo sguardo verso lo schermo davanti a Michael.
-Stai facendo pratica coi pc?-
Anche il ragazzino riportò l'attenzione sullo schermo, sollevato di parlare di ciò di cui era esperto: -Sì, qui avete della strumentazione incredibile, ma penso che mi basterà una serata per riuscire a capirla.-
Gli era bastata un'occhiata per dirsi che forse non tutto il male andava per nuocere visto che lavorando lì avrebbe potuto utilizzare quelle apparecchiature. Inutile dire che un leggero senso di trepidazione l'aveva invaso nel metterci sopra le mani.
-Bene.-
Il cacciatore si alzò dalla sedia e fece per parlare ancora ma d'improvviso si fermò, esitante: -Zaizen ti ha spiegato bene cosa dovrai fare d'ora in poi?-
Michael lo guardò seriamente e annuì.
-Io lavoro per voi e voi mi lasciate in vita.-
Lo sguardo dell'altro si fece di colpo calcolatore mentre sembrava analizzarlo da capo a piedi: -Non parlo solo di questo. Ti ha detto che d'ora in poi non potrai più lasciare la base?-
Per un attimo il ragazzo credette di non aver sentito bene, il secondo dopo era in piedi, la sedia spostata all'indietro dalle gambe.
-Cosa? Ma non posso non tornare a casa, si preoccuperanno! I miei genitori... e il pesce! E poi non ho niente qui!-
Parlava sconnessamente, lo capiva lui stesso, ma in quel momento proprio non riusciva a costruire una frase di senso compiuto neppure nella sua testa.
Amon sorrise lievemente, sarcastico.
-Se esci da qui vieni ucciso e tu stai lì a preoccuparti per un pesce?- Scosse la testa, divertito, e Michael si sentì imbestialire. -Non posso fare niente per i tuoi genitori ma se proprio ci tieni posso fare un viaggio a casa tua e prenderti dei vestiti; qua abbiamo una stanza vuota, al piano di sopra, la userai tu.-
D'improvviso il ragazzo capì che si trattava di una partita persa: prendere o lasciare, in palio la sua vita. Sconfitto, abbassò la testa: -Grazie.-

Come da promessa, Amon si recò veramente nell'appartamento dell'hacker.
A quanto pareva viveva da solo, probabilmente studiava lontano da casa ed era la famiglia a pagargli gli studi. La prima cosa che notò appena entrato nella stanza da letto fu la spia del pc ancora accesa, si avvicinò ad esso e mosse il mouse, riaprendo l'ultima schermata.

Mentre il pc si spegneva si guardò attorno nella camera: sembrava essere una delle più pulite della casa nonostante la pila di vestiti buttati su una cassettiera. Dopo qualche minuto di ricerca tirò fuori dall'armadio uno zaino e ne vuotò il contenuto sul letto. Dal mucchio di fogli, quaderni e penne raccolse i documenti, rimettendoli nella borsa. Presto infilò nella sacca anche un paio di jeans e due o tre magliette più della biancheria presa a caso dalla cassettiera. Lasciò lo zaino sul letto recandosi in bagno, controllando nell'armadietto se ci fossero medicinali e portando via lo stretto necessario per il giovane.
Una capatina in cucina portò Amon all'incontro col pesce. Con un sorriso prese la boccia ed uscì dall'appartamento, andando a bussare alla porta della vicina di casa di Michael.
Quando rientrò poco dopo, senza più boccia, ritornò direttamente nella camera da letto, intenzionato a prendere lo zaino e andare via.
Fu allora che vide sul comodino la foto di due persone sulla sessantina abbracciate, sorridenti al fotografo.


Vista la condotta impeccabile dell'hacker al servizio del STNJ, Zaisen aveva deciso di premiare il ragazzo con un permesso. Naturalmente sotto la vigilanza di un cacciatore, Amon.
Ormai avevano capito
tutti che il ragazzino sembrava fidarsi di lui in special modo.
Quel che il capo squadra avrebbe voluto risparmiarsi, sebbene avesse saputo sin dall'inizio che sarebbe successo, era il tentativo di fuga.
Michael non era mai stato molto veloce nella corsa, neppure prima di passare tutto il tempo rinchiuso in un palazzo; per questo non era stato molto difficile per Amon riuscire a riprenderlo tra i vicoli in cui quello si infilava, cercando la libertà.
Lo riacciuffò per la precisione nel terzo vicolo che questi aveva imboccato e, senza tanti complimenti, il cacciatore afferrò l'hacker per le spalle, sbattendolo contro il muro maleodorante, infuriato con lui.
-Capiamoci: vedi di non fare mai più una cosa simile o la prossima volta eseguirò gli ordini che mi sono stati dati e ti ritroverai con una pallottola nella schiena.-
Michael deglutì, ancora senza fiato per la corsa, ed il cacciatore proseguì.
-Se non fosse perché Zaizen aveva bisogno di un hacker saresti già morto, sai che fatica ho dovuto fare per riuscire a convincerlo almeno a lasciarti due libere uscite all'anno? Per lui potresti
anche stare ammanettato alla scrivania. È vero: forse il lavoro non sarà dei migliori e le condizioni a cui sei sottoposto sono gravose, ma renditi conto che è questo che ti sta tenendo in vita. Se trovi che sia così pesante e non pensi valga la pena di sopravvivere allora corri via.- L'uomo si staccò da lui, lasciandolo libero contro il muro. -Sennò finiscila di fare il bambino e rimani, non è detto che presto o tardi la STNJ non cambi il comando e la tua libertà non ti venga restituita.-
Michael rimase in silenzio, le gambe che sembravano sul punto di cedere, e alzò lo sguardo annebbiato dalle lacrime di disperazione al cielo ritagliato dalle sagome dei palazzi sopra di lui.
-Voglio rimanere in vita...-

Michael Lee aveva diciassette anni, da tre era al servizio della STNJ, la sezione della Solomon destinata a controllare le streghe in Giappone.
Se c'era una cosa che non era mai cambiata in lui era la tendenza a fare tardi la notte davanti allo schermo di un pc, per questo finiva sempre per alzarsi ancora stanco.
Ad ogni modo il ragazzo riuscì ad uscire dal proprio letto, nella sua stanza all'interno del quartier generale, e ancora insonnolito, gli occhi mezzi chiusi, si infilò una maglietta a maniche lunghe. Si passò una mano tra i capelli, cercando di abbassarli un po'. Colto dal pensiero della sua prima necessità si sporse sul letto, frugando sotto le coperte e tirandone fuori il lettore mp3 con cui era andato a dormire qualche ora prima.
Nel rialzarsi, lo sguardo gli cadde sulla foto posata sulla mensola affianco al letto e d'improvviso si sentì ben sveglio.
-Mamma, papà: sono qui. E sono ancora vivo.-









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