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Troppo giovane per morire di Arwen88
Categoria: Anime e Manga - Witch Hunter Robin
Rating: 14+
Personaggi: Yurika Dojima
Genere: Malinconico, Generale
Note: Missing Moment, Oneshot, What if?
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Capitolo pubblicato il 28-05-2010
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Questa fanfiction non è a scopo di lucro. I personaggi appartengono ai rispettivi ideatori e detentori di Copyright.

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Una fan fiction per scrivere com'è che secondo me Yurika è diventata una cacciatrice, qualcosa che spieghi il carattere risoluto che tira fuori verso la fine della serie.
La storia è stata betata da Wolvie91.
Partecipa allo Sfiga Fandom Fest, prompt: Witch Hunter Robin, Yurika Dojima, troppo giovane per morire.



Troppo giovane per morire



Affamata, stringendosi nella propria felpa, Yurika camminava per le strade trafficate della metropoli.
Alzava gli occhi dal marciapiede solo per spiare
di tanto in tanto la gente; nella folla notturna nessuno le faceva caso.
Per quegli adulti lei non era che un fantasma, una delle tante ragazzine abbandonate a se stesse che vagabondavano per la città.
Yurika sapeva bene che da loro non avrebbe ricevuto nessun aiuto ma, come diceva sempre a se stessa, lei non aveva bisogno di loro.
Aveva conosciuto molti di quei ragazzi che come lei si aggiravano per le strade ma se c'era una cosa che continuava a ripetersi era che non sarebbe mai diventata come loro, distrutta e consumata dalla vita.
Si infilò in uno stretto vicolo e lo percorse velocemente, scansando i bidoni della spazzatura. Si fermò poco prima di voltare l'angolo e si appoggiò al muro con la spalla, le braccia strette attorno al petto, lo sguardo fisso su quello che era l'oggetto del suo interesse da almeno una settimana.
All'interno del negozio la proprietaria stava ridendo al telefono quando entrò un cliente.

Yurika strinse i fazzoletti attorno ai capelli per poi buttare la carta nel cestino, controllò velocemente che nel bagno pubblico non entrasse nessuno e sfruttò l'asciugatore per le mani per asciugare meglio i capelli di un biondo naturale. Si guardò allo specchio dandosi una sistemata. Si era lavata alla bell'e meglio e ora si sentiva pronta per ciò che doveva fare.
Uscì dalla porta dei bagni e camminò frettolosamente per la stazione dove la folla iniziava a diminuire rispetto all'ora di punta. Si ripeté a mente tutto quello che aveva imparato negli ultimi giorni mentre si avvicinava al solito negozio, percorrendo l'ormai familiare vicolo.
Aspettò il momento propizio per almeno un'ora e mezza.
Alla solita ora la padrona del negozio si tolse il grembiule e uscì da dietro il bancone prima di lasciare il locale, richiudendo la porta alle proprie spalle.
Yurika la osservò camminare con calma fino all'incrocio e voltare a destra.
Aveva studiato abbastanza le sue abitudini da poter essere certa che avrebbe passato i quotidiani quindici minuti a fumare sigarette e mangiare polpette di riso dalla signora che gestiva la pescheria nella strada affianco. Ma lo faceva sempre in orari diversi.
Svelta, la ragazzina lasciò il proprio nascondiglio arrivando subito alla porta del locale. Con un fedele pezzo di fil di ferro riuscì ad aprire la serratura prima che la gente potesse iniziare a sospettare e si infilò nel negozio.
Sorrise a tutta la merce a sua disposizione ed iniziò a guardarsi attorno, pensando a cosa prendere per sfamarsi.
Quasi saltò quando la campanella suonò alle sue spalle: era entrata un'anziana cliente che ora stava ferma sulla soglia, la mano ancora sulla maniglia, guardandola spaesata.
Yurika fece appello a tutto il suo sangue freddo e sorrise allegramente: -Buongiorno, signora! Cosa posso fare per lei?-
Esitante, la donna fece un passo in avanti seguendola con gli occhi mentre faceva velocemente il giro del bancone.
-Non c'è la signora Okada?-
Yurika scosse la testa, il sorriso sempre al suo posto.
-La zia sta facendo una pausa, tengo il negozio finché non torna!-
Un po' rincuorata la signora le sorrise, entrando definitivamente dentro al locale.


-Ecco a lei!-
Con un gran sorriso Yurika porse alla signora il pacchetto con la merce. Con calma, ciarlando allegramente, la donna pagò il conto ed uscì dal negozio. La ragazzina continuò a seguirla con lo sguardo, sorridendo, i soldi stretti nel pugno. Appena la cliente fu uscita dalla visuale si voltò, sbrigandosi ad uscire da dietro il bancone, correndo verso la porta a vetri.
Non sapendo quanto tempo fosse passato Yurika si affrettò a richiudersi la porta alle spalle, lasciando il negozio così come l'aveva trovato, sparendo velocemente tra i vicoli.


Yurika era seduta sugli scalini della porta posteriore di una chiesa, nel profondo delle tasche dei jeans erano ben custoditi i soldi che le erano rimasti. Stringeva tra le mani un gran panino ben imbottito e mangiava quasi con ferocia, cercando di sfamarsi quanto più in fretta possibile. Non si accorse fino all'ultimo dei rumori alle sue spalle, finché la porta dietro di lei non si spalancò di colpo e un uomo non le inciampò quasi addosso, facendola cadere per terra, il panino che rotolava sull'asfalto.
-Hei!-
La ragazza si voltò infuriata verso l'uomo ma la sua espressione mutò completamente nel vedere i suoi occhi: erano quelli di una persona che non ragiona, incapace di fermarsi.
Istintivamente, Yurika cercò di ritrarsi ma non fece in tempo: l'uomo, furioso, sollevò una mano e la ragazza, colta dal terrore, si sentì sollevare da terra da una specie di mano invisibile che si stringeva attorno alla sua gola.
Davanti ai suoi occhi il ghigno pazzo dello stregone si allargava, sadico; il respiro se ne stava andando e le energie sparivano: fu in quel momento che Yurika credette di morire.
Per lo meno finché un frastuono non raggiunse le sue orecchie e davanti a lei lo stregone si voltò spaventato verso la porta della chiesa, lasciando andare la presa su di lei che si accasciò a terra.
Il fragore di quattro spari squarciò l'aria e Doujima, le mani attorno alla gola dolorante, ancora tossendo paonazza, si voltò terrorizzata: due uomini e una donna vestiti di corsa erano usciti di corsa dalla chiesa impugnando le pistole, sparando verso lo stregone che fuggiva.
Uno degli uomini si mise a rincorrerlo, seguito dalla collega.
Il più giovane dei tre vestiti di nero si chinò invece al suo fianco, la pistola puntata a terra, una mano tesa verso di lei e l'espressione preoccupata.
-Stai bene, piccola?-
Yurika osservò quel ragazzo che non doveva avere che cinque anni più di lei e annuì lentamente.
La donna tornò lentamente verso di loro, la pistola rinfoderata, osservando attentamente la ragazzina mentre si rivolgeva al proprio collega.
-Matt l'ha preso. Chi è lei?-
Il ragazzo si voltò alla donna, la fronte aggrottata: -Se non arrivavamo presto sarebbe stata l'ennesima vittima.- Gli sguardi dei due si concentrarono su di lei prima che il ragazzo parlasse con schiettezza, esponendo il proprio pensiero. -Sei stata fortunata, sai?-
La donna si sporse verso di lei con uno sguardo gentile: -Dove sono i tuoi?-
Yurika però strinse le labbra abbassando improvvisamente gli occhi a terra: -Non ho nessuno.-
-Hai un posto dove tornare?-
-No.-
D'improvviso entrò nella visuale della ragazza la mano del cacciatore e lei rialzò lo sguardo sul suo viso sorridente.
-Vieni con noi?-



Yurika si guardava attorno nel centro dove era stata condotta da quei suoi improbabili salvatori. Il ragazzo che era stato tanto gentile con lei uscì dalla stanza in cui era entrato dieci minuti prima e le si avvicinò con dei fogli in mano, il sorriso sulle labbra.
-Hanno accettato la richiesta, si prenderanno cura di te e ti daranno un'istruzione...- Il ragazzo esitò, mordendosi un labbro. -A patto che anche tu voglia divenire una cacciatrice.-
La ragazzina lo osservò attentamente, aspettando che continuasse.
-Sei una ragazza forte, è un peccato che questo vada sprecato. La vita come cacciatrice è dura, ti avverto... Ma credo sia sempre meglio che rischiare di finire uccisa inutilmente per strada.-
Yurika spostò lo sguardo per terra, il cervello che funzionava a pieno ritmo, i denti che martoriavano il labbro inferiore.
-Sì, hai ragione: sono troppo giovane per morire.-






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