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La vacanza di Arwen88
Categoria: Anime e Manga - Witch Hunter Robin
Rating: Per tutti
Personaggi: Nuovo Personaggio, Robin Sena
Genere: Generale
Note: Oneshot, Slices of life
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Capitolo pubblicato il 26-05-2010
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Questa fanfiction non è a scopo di lucro. I personaggi appartengono ai rispettivi ideatori e detentori di Copyright.

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La storia è stata betata da Wolvie91.
Partecipa allo Sfiga Fandom Fest, prompt: Witch Hunter Robin, Robin, vacanza.



La vacanza





Con un sussulto Robin si svegliò, la testa a ciondoloni sballottata di qua e di là dal movimento della corriera. Alzò la testa e guardò fuori dal finestrino, ma la vista offuscata dal sonno non le permise in un primo momento di capire esattamente dove fosse.
Si strofinò una mano sugli occhi, ripetendosi mentalmente le istruzioni ricevute qualche ora prima.

Amon, appoggiato alla scrivania con le braccia incrociate al petto, le aveva assegnato quell'incarico: raggiungere la Signora Fujiyama nelle campagne di Okinawa e prendere in consegna un oggetto.
Da principio Robin era rimasta spaesata, guardandosi attorno nell'ufficio, chiedendosi perché proprio a lei venisse data quella missione visto che non sapeva bene nemmeno come uscire dalla città. Ma la dura verità era quella: nei primi giorni di Agosto il capo e Hattori erano partiti per una conferenza, Karasuma era andata a trovare una parente e Sakaki... beh, Sakaki era caduto in moto e ora era all'ospedale con una gamba ingessata e un ventaglio di carta con cui cercava di combattere il caldo. In ufficio rimanevano solo lei, Amon e Michael. E Doujima, quando passava.
In un primo momento aveva accolto l'incarico con una sorta di rassegnazione ma mentre Amon le dava il biglietto per il treno e le scriveva su un foglio le indicazioni per i trasporti le aveva sorriso con complicità, dicendole qualcosa che era riuscita a sorprenderla.
"Lavori sempre duramente, prendila come una vacanza."
Sinceramente Robin non era riuscita a capire come un viaggio di due giorni avanti e indietro per il Giappone potesse essere considerato una vacanza ma non ebbe il coraggio di dirlo a voce alta, non con Michael che, senza lasciare il mini ventilatore, le stava porgendo un foglio con gli orari dei treni e delle corriere con un broncio leggermente depresso.
"Voglio andare al mare..."
Così Robin era andata a casa a preparare una borsa con tutto il necessario e poi si era diretta alla metro, dirigendosi alla stazione centrale dei treni.
Una volta fatto il biglietto aveva preso il proprio treno sempre stringendo il bigliettino con le indicazioni in mano. Il cielo si era ormai annuvolato quando ebbe raggiunto le campagne e dovette ammettere che senza la cappa di smog che aleggiava sulla città sembrava esserci meno caldo, o forse era la sera che si avvicinava. Oppure era il temporale imminente.
La corriera partì puntualissima con gran sorpresa di Robin, ancora abituata ai trasporti italiani.
Col passare delle ore la corriera si svuotava lentamente mentre la gente scendeva alle proprie fermate, disperdendosi per le campagne. D'improvviso, cullata dal ronzio del motore, Robin si era addormentata.

Robin guardò l'orologio che portava al polso constatando che doveva mancare solo una mezz'ora circa alla sua fermata. Riportò nuovamente l'attenzione sul paesaggio all'esterno. Fuori era quasi diventato buio e aveva iniziato a scendere una pioggia fitta e sottile che bagnava tutto, dando ai fiori e ai prati un aspetto tetro che raramente aveva visto in Italia e ancor più raramente in estate.
La corriera rallentò in prossimità della sua fermata e Robin raccolse il proprio bagaglio, apprestandosi a scendere. Saltò a terra sotto la pioggia riuscendo a non cadere in una pozzanghera proprio sotto l'ultimo scalino. Alzando la testa si stupì nel trovare davanti a sé una signora sulla settantina coi capelli bianchi e un kimono intenta a sorriderle tenendo alto un ombrello di carta per coprire entrambe trattenendo la manica del kimono con la destra.
Per un attimo, Robin esitò: sollevò il bigliettino dove aveva scritte le indicazioni e tornò a guardarla al di sopra di esso.
-Ehm, la Signora Fujiyama?-
La donna sorrise se possibile ancora di più: -Sono io, cara. Andiamo a casa?-
La cacciatrice la guardò per un attimo perplessa.
-Sono della STNJ, mi hanno mandata qui per prendere una cosa...-
-Lo so, cara, lo so. Ma non vorrai stare qui sotto la pioggia, vero? È meglio andare a casa e metterci comode, tanto più che la prossima corriera passerà solo domani mattina.-
Robin sbatté le palpebre a quel particolare di cui non era a conoscenza e per un po' continuò a fissare quasi in trance il bigliettino dove in effetti per il ritorno c'era scritto solo "fai la strada al contrario".
-Non sapevo non ci fossero altri trasporti per stanotte.-
La donna inclinò il capo: -Non preoccuparti, ne ho parlato di persona col tuo superiore e lui ha detto che non c'era problema se rimanevi a dormire da me.-
-È... Sicura che non sia un disturbo per lei?-
Con una leggera risata quella negò col capo.
-Non preoccuparti, suvvia ora: andiamo a casa, almeno avrai il tempo di darti una rinfrescata prima di cena.-
Le due donne si misero in cammino lungo la stradina di campagna che si apriva sulla strada principale, tagliando i campi.
La casa della signora sorgeva a venti minuti di camminata e le sue luci comparvero nella sera come un'ancora di salvezza nel buio di quel luogo sconosciuto per Robin.
La donna la fece accomodare all'interno e la condusse nella stanza degli ospiti dove
, prima di scendere a mangiare, ebbe la possibilità di rinfrescarsi e cambiarsi, cosa che Robin cercò di fare nel minor tempo possibile per non rischiare di offendere in qualche modo la sua gentile ospite.
La proprietaria la accolse col suo sorriso e con una tavola apparecchiata.
-La cosa positiva della campagna è che ti da la possibilità di mangiare cose sane, sai? Prego, non è molto, ma sarò felice se sarà di tuo gradimento.-
Robin non disse che a suo parere c'era da mangiare per almeno quattro persone e per sicurezza cercò di deviare il discorso mentre si sedeva di fronte alla signora.
-Vive solo lei qui?-
-Sì, cara. Mio marito mi ha lasciato tempo fa e purtroppo non abbiamo avuto figli.-

Il cibo si rivelò buonissimo, al contrario dalle "premesse" fatte dall'ospite, e più tardi Robin si avviò alla sua stanza con un certo intorpidimento che non aveva più provato da parecchio ma che certamente non le dispiaceva. Fu solo quando si ritrovò sotto le coperte che si ricordò della propria missione.
Così, mentre si voltava su un fianco tirandosi sopra le coperte leggere, prima di sprofondare in un sonno pacifico si ripromise di parlarne con la donna appena si fossero svegliate la mattina dopo.

Fu il canto delle cicale a svegliare Robin, la mattina presto. Si rigirò lentamente nel letto portando una mano a sfregarsi gli occhi, socchiudendoli alla luce che pioveva vicino a lei dalla finestra socchiusa.
Con calma si sedette trattenendo le lenzuola al petto e si guardò attorno: con un sorriso ricordò dove si trovava e si apprestò a vestirsi e scendere al piano inferiore da dove già poteva sentire un tintinnante rumore di tazze.
Scese le scale tenendosi al corrimano, guardando incuriosita verso la cucina da cui proveniva un sottile profumo dolce.
-Buongiorno.-
La signora si voltò verso la cacciatrice con un sorriso, ammiccandole da sopra la padella che teneva in mano.
-Per colazione abbiamo le frittelle, ti piacciono?-
Robin non poté fare a meno di ricambiare il sorriso, sporgendosi verso la padella per annusare.
-Sta scherzando? Certo.-
-Bene... allora, fagli onore!-
Le due donne si sedettero a tavola e la padrona di casa le mise nel piatto parecchie frittelle asserendo che la colazione era importante, visto soprattutto il viaggio che la aspettava in giornata.

-Signora, a proposito del motivo per cui sono venuta: dovevo recuperare un orologio.-
La donna le sorrise annuendo, facendole segno di seguirla nel salotto.
-Lo so, lo so: ne ho parlato al telefono con Amon... eccolo qua.-
La padrona di casa aprì con una piccola chiave una scatoletta di legno dal cui interno prese un orologio da tasca, un piccolo oggetto il cui aspetto curato contrastava con l'età che sicuramente doveva avere. Lo porse alla cacciatrice che delicatamente lo prese in mano, facendo scorrere le dita sul coperchio dal disegno rifinito e sulla catenella sottile, guardandolo attentamente un po' da tutti i lati.
-Se posso chiedere, come mai lo sta mandando alla STNJ?-
L'interpellata inclinò la testa, osservando con una punta di malinconia l'orologio.
-Apparteneva al mio caro marito, che era uno stregone.-
Robin sollevò lo sguardo su di lei, sorpresa. La signora sembrò cogliere i suoi pensieri perché sorrise nuovamente, scuotendo la testa con calma.
-Non era un uomo cattivo, anzi. Ma non si poteva dire la stessa cosa di suo fratello, purtroppo: morì davanti agli occhi del mio caro marito. E adesso Amon vuole fare esaminare quest'oggetto, credo per una nuova indagine.-
Robin annuì mentre la signora si voltava pensierosa: -Se vuoi ti posso dare anche la scatola per portarlo, così non si graffia...-
-Mm, sì, va bene.-

La signora la guardò infilare la scatoletta nel proprio bagaglio, sorridendo. Robin si voltò verso la sua ospite: -A che ora è la prossima corriera per tornare in città?-
La donna osservò l'orologio alla parete, riflettendo.
-Fra... otto ore.-
-Come "Fra otto ore", non ce n'è uno prima?-
L'anziana negò col capo: -No, cara: temo che ne passi solo una al giorno in ogni direzione.-
Robin si guardò attorno un po' persa: -E nel frattempo che faccio?-
La padrona di casa unì le mani, il sorriso che tornava sul suo viso.
-Sarei lieta se ti andasse di farmi compagnia fino ad allora, ti va?-
Robin sorrise a quella signora che le sembrava così felice di avere finalmente qualcuno attorno e annuì.
-Solo se mi permette di poterla aiutare in qualche modo: dovrò pur sdebitarmi dell'ospitalità.-

In piedi su una sedia davanti ad una libreria nel salotto Robin prendeva a gruppi di tre o quattro i libri impolverati e li passava alla sua ospite che poi li poggiava sul tavolo. Lentamente i due ripiani più alti si svuotarono e Robin, le maniche arrotolate, le spolverò accuratamente. Quando abbassò lo sguardo si accorse che la sua ospite ancora aveva spolverato solo un terzo dei testi e così scese per aiutarla. La ragazza osservava stupita le copertine dei libri che le venivano in mano: da molto tempo non le capitava di vedere edizioni così vecchie eppure tanto in ottimo stato, senza contare la significativa presenza di libri in lingua straniera.
-Conosce tutte queste lingue?-
La signora prese dalla pila un libro scritto in russo e accarezzò brevemente la copertina, lo sguardo un po' triste.
-Non io, mio marito. Studiava molte lingue straniere e amava comprare una gran quantità di libri...-
Robin abbassò la testa sentendosi in colpa per aver fatto tornare quei ricordi forse un po' tristi in mente alla donna ma quella attirò la sua attenzione con una mezza risata. Sorpresa, Robin scoprì che la fonte di quel cambiamento d'umore era un libro dalla copertina verde; la sua ospite glielo porse con quella che appariva quasi complicità.
-Mi ero dimenticata di avere qui anche questo.-
La cacciatrice prese il libro, osservando la copertina ed i caratteri dorati che componevano il titolo.
-Ma questo...-
-È italiano, sì. Tu sei in parte italiana, o sbaglio? Amon mi aveva accennato qualcosa al telefono, sul motivo per cui non sei pratica del Giappone ma forse non ho capito bene...-
Robin sorrise all'ospite: -Sono giapponese, ma ho passato tutta l'infanzia in Italia.-
La donna osservò brevemente il libro tra le mani della ragazza prima di sollevare lo sguardo su di lei.
-Sarei felice se quello lo tenessi tu... sarebbe un modo per ridargli in qualche modo un po' di vita.-
-È sicura?-
La signora sorrise un po' malinconica, lo sguardo che vagava sulle librerie straripanti di testi impolverati.
-Sì, questa stanza tanti anni fa era così piena di vita... ma ora che nessuno più legge questi, sembra che tutto sia ricoperto da un velo di tristezza.- scosse la testa con una punta di amarezza -Io di sicuro non mi metterò a leggere questo libro, l'italiano non l'ho mai imparato. Ma se lo prendessi tu, lo potresti leggere, farlo respirare ancora... sono sicura che anche mio marito sarebbe d'accordo.-

Robin guardava il cielo di un azzurro brillante schermandosi gli occhi con una mano, si voltò solo nel sentire la proprietaria giungere alle sue spalle.
-Oggi c'è un gran bel sole, non trovi?-
La ragazza annuì, un piccolo sorriso malinconico.
-Mi ricorda l'Italia.-
La signora la guardò da sotto in su sistemandosi sul braccio un cestino di attrezzi da giardinaggio.
-Ti manca?-
Robin abbassò lo sguardo sul cestino senza farci neppure caso, annuì appena.
-Molto. Ma ormai è questa la mia nuova casa, devo riuscire a farmene una ragione.-
La donna sospirò e si incamminò lentamente per un sentiero dietro alla casa, seguita dalla cacciatrice. Con calma, riprese a parlare.
-È sempre importante avere una casa a cui tornare... ma prima di lasciarsi morire di nostalgia bisogna riflettere su quale sia la vera casa. Là dove siamo stati o qua dove siamo ora?- Robin seguì con lo sguardo le dita raggrinzite sfiorare i petali dei fiori del giardino mentre la donna continuava a camminare. -Certo, il passato è importante ma il punto è: dove siamo veramente felici?-
Erano arrivate al muro di cinta della tenuta dove sorgeva un filare di girasoli, quando la signora si voltò, osservandola serena.
-Forse il luogo dove siamo veramente felici non è tanto il nido quanto il cielo in cui voliamo. Tutti prima o poi devono lasciare il nido, è una cosa comune: la cosa straordinaria però è ricominciare una nuova vita, una vita nostra costruita mattone su mattone, in un luogo in cui essere felici.-
Allo sguardo stupito di Robin, la Signora Fujiyama si volse, guardandosi attorno.
-Allora, cara: ti va di darmi una mano con questi fiori?-


La corriera correva verso la città sobbalzando appena, i finestrini abbassati per far entrare un po' d'aria da fuori per contrastare col caldo umido che pervadeva il mezzo.
Robin sedeva accanto al finestrino intenta a guardare fuori: pensava alla Signora Fujiyama che per tutto il tempo era stata gentile con lei, a quei sorrisi da anziana zia che erano riusciti a rilassarla, alle sue parole.
All'esterno i campi che all'andata le erano parsi tanto tetri brillavano ora alla luce del sole, campi di papaveri di un rosso brillante chiazzati da enormi cespugli di piccoli fiori gialli accompagnavano con la loro bellezza il viaggio della cacciatrice.
Seduta affianco al finestrino, la fronte appoggiata al vetro ed un sorriso sulle labbra, lo zaino posato per terra vicino ai piedi e il libro in italiano sul sedile al lato, proprio accanto al piccolo girasole incartato, regalo della sua ospite, Robin stava finalmente tornando a casa.








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