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Karasuma - Tutto sulle mie spalle di Arwen88
Categoria: Anime e Manga - Witch Hunter Robin
Rating: Per tutti
Personaggi: Miho Karasuma
Genere: Introspettivo, Malinconico
Note: Missing Moment, Oneshot
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Capitolo pubblicato il 23-05-2010
Commenti al capitolo - 1

Questa fanfiction non è a scopo di lucro. I personaggi appartengono ai rispettivi ideatori e detentori di Copyright.

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Note: Ambientato nel periodo subito dopo la scomparsa di Amon.
Betata da Wolvie91 <3
Partecipa allo Sfiga Fandom Fest, prompt: Witch Hunter Robin, Karasuma, tutto sulle mie spalle




Karasuma - Tutto sulle mie spalle




-Non sappiamo dove sia Amon, ma il nostro lavoro deve proseguire comunque. In qualità di membro più anziano al momento nella squadra prenderò io il comando delle operazioni.-
Era iniziato tutto così: con una frase autoritaria detta nel momento della necessità. In quell'occasione che altrove sarebbe potuta essere un avanzamento di carriera era iniziato per Karasuma l'incubo.
Bastò una settimana perché la cacciatrice si ritrovasse a chiedersi come facesse Amon a mandare avanti tutto da solo.
Indagini, raccolte d'informazioni, presenze sulle scene del crimine, il dover incitare una squadra che rischiava di disgregarsi lasciando il posto solo al lavoro individuale, pedinare gli stregoni, arrestarli, nascondere sia al pubblico che ai propri sottoposti quelle missioni "delicate" che venivano affidate al comandante in carica e solo a lui.
Senza contare il suo potere che iniziava ad indebolirsi.

Ad appena due settimane e mezza da che aveva assunto lei il comando si ritrovava seduta sul divanetto del quartier generale, una tazza di tè tra le mani e sul tavolino una busta con una brioche ancora intatta.
Aveva gli occhi gonfi ed un cerchio alla testa a tormentarla, come d'altra parte succedeva sempre più spesso. Si sentiva sfinita, per non parlare del dolore alle spalle: aveva scoperto quasi per caso di tenere le spalle sempre rigide e sembrava lo facesse inconsciamente da qualche tempo a quella parte, probabilmente perché tesa per il lavoro.
Sospirò leggermente, tentando di non farsi sentire dai colleghi, e tese il collo di lato alla ricerca di un po' di sollievo.
Aveva passato l'ennesima nottata in giro per la città e si sentiva uno straccio ma era tornata comunque in ufficio per stendere il rapporto; poi, una cosa dopo l'altra, aveva finito per rimanerci tutto il giorno... senza riuscire a ricordare nemmeno quand'era stata l'ultima volta che aveva potuto dormire per almeno sei ore consecutive.
Un ritmico rumore in avvicinamento la fece voltare e con un lieve gemito notò Sakaki che lentamente, appoggiandosi alla stampella, le si accostava. Karasuma capiva che lui era giovane e sentiva il bisogno di fare un po' di attività ma non aveva nessuna intenzione di non applicare più che rigorosamente le istruzioni del medico del ragazzo e ormai le continue richieste del giovane desideroso di tornare sul campo iniziavano a farle perdere la pazienza.
-Senti, Karasuma: forse dovremmo cercare Amon, non pensi?-
La donna si irrigidì, il fiato che le mancava a quella richiesta che per lei in quel momento era come una secchiata d'acqua fredda, un modo per accusarla di non essere all'altezza del suo predecessore. Dallo stupito passò però presto al furioso e senza nemmeno rendersene conto si alzò in piedi, il viso contratto.
-Amon se n'è andato, solo lui sa dove. Ora ci sono io qui, ti riesce così difficile da capire? O pensi forse che non sia all'altezza del compito o di Amon?-
Solo quando notò lo sguardo amareggiato del ragazzo si rese conto di aver alzato la voce e che tutti nell'ufficio avevano smesso di lavorare per guardarla.
E così si era ridotta a quello: ad essere un capo isterico senza più la forza neppure per sostenere una conversazione civile.
Diede le spalle ai colleghi camminando verso la finestra, celando a tutti la sua espressione addolorata, ignorando il riprendere di Michael a battere sui tasti e la voce di Hattori che cercava di spostare l'attenzione del capo.
Ma sapeva bene che quelle parole appena dette erano dettate proprio dalle sue paure, dalla mancanza che sentiva per il vecchio collega. Avrebbe voluto non trovarsi in quella situazione, non aver dovuto incaricarsi del comando.
Inconsciamente passò la mano sulla propria spalla sinistra, massaggiandola delicatamente.
Faceva male come stesse sopportando il peso di tutto il suo mondo, un peso che lei non voleva, che non reggeva più.
Guardò fuori dalla finestra, lo sguardo spento e la mente lontana.
-Amon, dove sei?-
Un mormorio, una richiesta d'aiuto che nessuno sentì.


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