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L'uomo delle cicatrici di Arwen88
Categoria: Anime e Manga - Witch Hunter Robin
Rating: 14+
Personaggi: Amon, Quasi Tutti
Genere: Giallo, Mistero
Note: Contenuti Forti, Oneshot, What if?
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Capitolo pubblicato il 12-05-2010
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Questa fanfiction non è a scopo di lucro. I personaggi appartengono ai rispettivi ideatori e detentori di Copyright.

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Fandom: Witch Hunter Robin
Personaggi: Amon, un po' tutti.
Rating: Giallo
Genere: Giallo (è un tentativo...), Mistero (speriamo...)
Betata: da quella santa ragazza aka Wolvie91.
Nota: si svolge dopo la fine della serie.
Partecipa allo Sfiga Fandom Fest, prompt: Witch Hunter Robin, Amon, guarire le ferite



L'uomo delle cicatrici





Piccole gocce di sangue caddero dalla lama del coltello. Lo stregone si scostò dall'uomo accasciato contro il muro e sorrise nel buio: un altro passaggio dal sonno alla morte, un altro omicidio perfetto.
Uscì dal palazzo stringendosi nel proprio cappotto, il bavero alzato per nascondere il ghigno che attraversava il viso.
Nelle strade deserte risuonavano i suoi passi mentre si dirigeva lontano dalla dimora della vittima.
Ci vollero più di venti minuti di camminata ma infine raggiunse una via ben più rumorosa e là rallentò, cercando qualcosa, qualcuno.
Si fermò davanti ad un locale a luci rosse, uno di quelli dove tutti sapevano quel che succedeva, tutti a parte forse la polizia; mise una mano in tasca, meditando di accendersi una sigaretta, ma cambiò idea all'improvviso e non fece neppure in tempo a togliere la mano dal cappotto ché la sua attenzione era stata catturata da ben altro.
Gli era passato affianco un ragazzo. Questo indossava un giubbotto celeste e una felpa bianca, non doveva avere più di diciannove anni e parlava al cellulare, la voce allegra e spensierata. L'uomo lo seguì con sguardo affamato, la lingua che guizzava sulle labbra.
Tutta quella vita, quell'energia, sarebbe stata l'ideale per guarire la sua ferita.
Il ragazzo continuava a camminare, ridendo felice. Lui lo seguiva a neppure dieci metri di distanza, le mani nel profondo delle tasche, il bisogno di liberarsi la mente che cresceva insieme al dolore nel corpo.
La chiamata finì quando il ragazzo si fermò ad un semaforo deserto, guardando comunque da entrambe le parti, il telefonino che scivolava in una tasca insieme alle mani.
La luce verde brillò sui capelli biondi del giovane e si rifletté nei suoi occhi quando una mano gli tappò d'improvviso la bocca, impedendogli di urlare.
Si dibatté, scalciò, ma durò poco.
Giusto il tempo per lo stregone di pronunciare alcune parole.
Prese per sotto le ascelle il corpo addormentato e lo trascinò verso un palazzo vicino, in un portone dimenticato aperto, il rumore delle suole che raschiavano per terra coperto dal proprio respiro pesante.
La prima cosa che si notava dell'atrio del palazzo era quanto fosse buio e freddo.
Umido, per la precisione.
L'uomo adagiò il ragazzo con la schiena contro il muro intonacato e si sedette lui stesso su uno dei primi gradini della scalinata.
Osservò quella testa dai capelli biondi mentre cercava nella tasca il pacchetto di sigarette prima di portarne una alle labbra.
-Allora, che ne dici se ti parlo di me?- Scoppiò in una breve risata rauca. -Non credo che tu abbia qualcosa di meglio da fare adesso, no?-
La punta della sigaretta bruciò nel buio qualche secondo prima che l'uomo riprendesse a parlare, tenendo ora la sigaretta tra le dita, agitandola appena per aria.
-Ho ucciso un uomo. Uno anche stasera. Non so come si chiamasse, quanti anni avesse, né quale fosse il suo lavoro. Non so nemmeno se avesse famiglia.- si interruppe per aspirare ancora il fumo. -Mi hanno assunto per ucciderlo, mi hanno dato la foto, e io l'ho fatto. Semplice, pulito...- una nuova risata rauca scosse l'uomo. -Beh no, in realtà mica tanto pulito... ma non risaliranno a me, non c'è di che preoccuparsi. L'unico problema...-
L'uomo si mise la sigaretta tra le labbra per avere le mani libere: sbottonò il polsino sinistro della camicia e arrotolò il cappotto e questa insieme, denudando il braccio, mostrando una profonda ferita che partiva da metà avambraccio per terminare vicino al gomito, una ferita profonda che aveva macchiato di sangue il cotone della camicia.
-L'unico problema ora è questa.-
Lo stregone riportò l'attenzione sul ragazzo, studiandolo prima di riprendere in mano la sigaretta.
-Quando uccido, non so perché, mi si apre una ferita sul corpo. Non so mai dove, succede sempre in punti diversi. Ma il punto è: - Prese ancora la sigaretta tra le dita e con questa indicò il ragazzo ancora incosciente -Tu mi aiuterai a guarire!-
Prese ad agitare le mani, spostando i piedi dal gradino fino a quello più in basso.
-Ogni volta che uccido mi ferisco, ma poi, quando ne parlo con qualcuno, mi sento meglio! La ferita si richiude e mi lascia solo una cicatrice, che non fa nemmeno male! E quella ferita se la prende la persona, in questo caso tu.- Toccò la testa del ragazzo con l'indice: -E si prende anche il mio peso nella coscienza, i miei ricordi, lasciando a me solo un po' di immagini confuse. E io sto meglio così, te l'assicuro!-
L'uomo si guardò il braccio, la ferita che si richiudeva, e sorrise.
-Ecco qua! Ci siamo quasi. Eh, sono il migliore.- riportò lo sguardo allegro sul ragazzo mentre risistemava la camicia e il cappotto su quella che ora era solo una lunga cicatrice rosata e con lo sguardo passò in rassegna le mani del ragazzo. Si alzò dal gradino per inginocchiarglisi davanti, prese il suo braccio sinistro e lo sollevò andando ad intercettare un raggio di luce dall'esterno, scostando il giubbotto: una macchia rossa si allargava nel tessuto chiaro della felpa. Sorrise vagamente prima di lasciare andare il braccio, rimettersi in piedi e lasciare il palazzo, riprendendo a camminare per le strade vuote.


La porta dell'ascensore si aprì ed Amon uscì nel corridoio, camminando con calma fino alla propria scrivania. Rivolse un cenno a Michael alla sua postazione, ignorando la musica che dagli auricolari riusciva ad essere ben udibile per buona parte della stanza e quando il ragazzo si fu voltato rispose con un breve sorriso al saluto di Robin. Percorse l'ufficio con lo sguardo senza notare nessuna traccia del capo. Spostò allora la sedia ma non si sedette, girandosi verso Robin che ormai si era di nuovo immersa nel proprio lavoro al pc; per qualche secondo osservò la sua nuca, ripensando alla sera prima e all'incontro che avevano avuto a casa di lei, ricordando il suo riflesso nello specchio mentre si risistemava le code bionde tenendo i laccetti tra i denti, la nuca scoperta.
-Robin?-
La ragazza si voltò sulla sedia.
-Dimmi, Amon.-
-Il capo è già arrivato?-
-Sì, è nel suo ufficio. Hattori è con lui.-
Il cacciatore notò un fascicolo poggiato davanti a lei.
-Ha già affidato le missioni?-
A rispondere però fu Michael.
-Più o meno... Stiamo controllando alcune morti sospette che ci sono state nelle ultime settimane: il capo vuole essere sicuro che non ci siano di mezzo stregoni. Doujima e Sakaki sono andati a fare domande ai familiari dell'ultima vittima.-
Amon lasciò perdere la propria sedia e si avvicinò all'hacker.
-Di che tipo di morti si tratta?-
Robin si alzò dalla sua postazione e li raggiunse.
-In realtà sono tipi di morte diversi. Alcuni sono decisamente omicidi altri sembrano per lo più incidenti o suicidi.-
-E allora come mai sono stati raggruppati insieme?-
-Perché tutte le persone morte di incidente o di suicidio hanno delle strane ferite. E poi tutti gli incidenti sembrano per lo più ugualmente suicidi...-
-Ferite?-
Fu Robin a rispondergli, consultando il proprio fascicolo.
-Tutti avevano ferite fresche non ancora rimarginate, tutte su parti diverse del corpo, e nelle ore che hanno preceduto i decessi sembra che nessuno li abbia visti.-
-Come mai sono stati connessi con gli omicidi?-
-Perché ognuna di queste morti "con ferita" è accaduta ad appena qualche ora da un omicidio.-
-Amon?-
Il cacciatore si voltò nel sentirsi chiamare da Hattori.
-Il capo ha un fascicolo per lei.-
Il cacciatore annuì e si recò nell'ufficio di Kosaka. Il direttore si stava grattando la testa con un'espressione per niente felice.
-Mi ha fatto chiamare?-
-Sì, abbiamo iniziato delle indagini su omicidi che appaiono intercorrelati. Ma sinceramente spero che non lo siano, almeno ne potremmo restituire alcuni alla sezione omicidi.-
-Chi è stato assegnato al caso?-
-Tutti, sembra essere una cosa grossa, con una ventina di casi; il punto è che ci sono tanti omicidi quanti suicidi e incidenti, o presunti tali. Doujima e Sakaki sono andati a interrogare i parenti dell'ultima vittima, quella che si è suicidata, non l'uccisa. Miho è andata a prendere i video della sorveglianza del centro commerciale dove ha deciso di farla finita, buttandosi da una ringhiera del secondo piano. Pensavo di mandarti con Robin a controllare invece la vittima di omicidio.-
-Bene.-


Karasuma inserì la videocassetta della sorveglianza nell'apparecchio e lentamente il nastro prese a girare, proiettando le immagini riprese nel centro commerciale.
Tre ragazzine passarono davanti alla telecamera parlando animatamente, delle buste in mano. Trascorsero un paio di minuti senza che nessuno passasse davanti all'obbiettivo finché all'improvviso fece il suo ingresso il ragazzo. Indossava un paio di jeans, un giubbotto e una felpa chiari, camminava trascinando i piedi, quasi barcollando, e aveva un'espressione stravolta. D'improvviso si mise le mani nei capelli e spalancò la bocca, probabilmente urlando. Sembrò accasciarsi al suolo ma invece prese lo slancio sulle ginocchia e corse fino alla ringhiera, lanciandosi al piano di sotto.
Robin distolse lo sguardo, così come Doujima e Sakaki, che abbassarono la testa.
Miho si limitò a fermare la registrazione.
Amon guardava ancora corrucciato lo schermo, pensieroso.
Sakaki deglutì, decidendosi a parlare: -Mi ricorda vagamente Single Eye. E se fosse tornato?-
-A vedere solo il filmato si potrebbe pensare che sia così, per via della paura delle vittime e della loro tendenza a cercare la morte, ma a giudicare dalle foto delle ferite...- Amon prese la cartella contenente le immagini. -Direi che siamo davanti ad un altro stregone. Ci sono collegamenti tra le vittime degli omicidi e quelle di qualche ora dopo?-
Michael guardò il cacciatore da sopra le mani intrecciate: -Niente nelle loro vite. Ma tutti sono morti ad appena trenta minuti di camminata a piedi l'uno dall'altro.-
-Stessa zona per tutti?-
-No, sempre diversa, a parte per un paio di casi a distanza di due mesi.-
-Qualcuno di loro aveva nemici?-
-Insomma, molti sono solo ragazzini o giovani donne, segretarie, una ballerina, un impiegato: non credo possano avere veri e propri nemici.-
-Michael, puoi provare a fare una ricerca separata?-
-Di che tipo?-
Amon si appoggiò allo schienale della sedia incrociando le braccia al petto.
-Controlla prima lo status sociale e gli eventuali nemici delle persone assassinate, lascia perdere per il momento le vittime che vengono qualche ora dopo di loro. Magari troveremo qualcosa in comune, in fondo potrebbero anche non essere collegati con qualche strega.-
-Va bene, mi ci metterò subito a lavoro.-
-Robin, tu e Karasuma potreste provare a guardare vicino al centro commerciale, cercare magari qualcosa di sospetto. O qualcuno che abbia visto qualcosa.-
-D'accordo.-
-Io e Sakaki continueremo a parlare coi parenti delle vittime dei suicidi?-
-Sì, cercate qualcosa in comune nei posti che frequentavano o nelle abitudini.-


Amon si sedette al bancone dell'Harry's, il proprietario lo osservò con un sorriso senza smettere di asciugare i bicchieri.
-Cosa posso portarti?-
-Mm. Un caffè macchiato.-
-Subito.-
L'uomo gli volse le spalle e si diede da fare per l'ordinazione.
Con un leggero ticchettio la tazzina venne posata davanti al cliente e Amon bevve il proprio caffè in silenzio.
-Posso fare altro per te?-
Una veloce occhiata al locale deserto alle proprie spalle e il cacciatore annuì.
-Sai se c'è un nuovo stregone in città?-
Harry smise di asciugare i bicchieri: -Non mi risulta.-
-Non proprio da pochi giorni, qualcuno arrivato qualche mese fa.-
-Uno ci sarebbe: un ragazzo sui quindici anni, mandato qui dalla famiglia. Ma credo sia tra quelli che tenete sotto controllo.-
Amon annuì: -Sì, ho capito di chi parli: è a posto. Sto cercando un assassino.-
L'uomo smise di strofinare il bicchiere, osservando il cacciatore negli occhi.
-Ha a che vedere con l'incremento di suicidi?-
-Probabilmente.-
-Segni particolari?-
-Le vittime riportano ferite profonde, tutti quanti; poi, come impazziti, si suicidano.-
Harry si scurì ancor di più in viso: -Vedrò di chiedere in giro.-
-Grazie.-
-Nel frattempo... potresti provare a parlare con quest'uomo- prese un blocchetto e vi scrisse sopra un nome ed un indirizzo -È uno sempre molto informato.-
Amon tese la mano, prendendo il bigliettino.
-Grazie.-


Il quartiere dove stavano svolgendo le ultime indagini era costituito per lo più da abitazioni, uffici di piccole aziende e qualche locale.
Si incontrarono in un piccolo parco pubblico: Amon si fermò affianco ad un albero ad almeno quindici metri dalla panchina dove sedeva il suo contatto. L'uomo lo notò subito, voltando appena la testa; con un gesto casuale si sistemò sul naso la montatura degli occhiali da sole e accartocciò una bustina di carta che teneva tra le mani in precedenza. Lentamente si alzò e gettò la pallina in un cestino poco lontano, scostò la giacca abbottonata solo con un bottone e sprofondò le mani nelle tasche del completo nero, allontanandosi. Il cacciatore lo seguì a distanza fino a che l'altro non si infilò in un vicolo; quando anche lui ebbe svoltato l'angolo quello era là, la caviglia destra poggiata sopra alla sinistra e le mani ancora in tasca, appoggiato con la schiena al muro.
-Allora, che le serve?-
Amon gli si avvicinò con cautela, lo sguardo fisso sul suo viso.
-Informazioni.-
L'uomo sorrise amaramente sollevando le spalle.
-Dubito si possa rifiutare alla STNJ un qualche tipo di informazione... la pena sarebbe un'accusa di stregoneria, dico bene?-
Il cacciatore lo osservò duramente: -Molto probabile.-
Il sorriso scomparve mentre l'uomo distoglieva lo sguardo, dando con la punta della scarpa un colpo ad una lattina in terra, improvvisamente serio.
-Allora me le faccia in fretta.-
Amon lo osservò ripensando alla conversazione avuta con Michael pochi minuti prima di arrivare al parco.

"-Avevi ragione: tra le vittime di omicidio ci sono dei collegamenti, quasi tutti appartenevano alla stessa fascia di reddito, avevano lavori in cui le loro decisioni erano fondamentali per grossi affari; nella lista ci sono dirigenti, avvocati, persino un direttore di banca. Ci sono solo due persone che non rientrano in questo schema: una donna, una casalinga sulla quarantina, e un pensionato.-
-Vai a fondo su queste due persone.-
-Già fatto! Lei si chiamava Sako Hiuma e stava divorziando dal marito, è scomparsa tre giorni prima di quando le carte sarebbero dovute essere firmate.-
-E l'uomo?-
-Era un pensionato, niente di strano dal punto di vista lavorativo... ma senti qui la vera chicca: era un testimone in un processo per estorsione!-
Amon era rimasto in silenzio per alcuni secondi: -Dunque ognuno di loro aveva un nemico. Diverso per ognuno, ma uccisi dalla stessa persona. Sai cosa vuol dire?-
-Un killer.-
-Un killer... e probabilmente sempre lo stesso, a giudicare da quel che succede solo poche ore dopo. Ma come riceve gli ordini?-
-Amon, sai a cosa sto pensando? A quel ragazzo morto all'Harry's, sbaglio o aveva detto di aver lavorato per un'agenzia?-
-Sì.-
-Forse anche questo...-
-Sì, è una possibilità da non escludere. Ora dobbiamo scoprire prima di tutto però chi è questo stregone: concentriamoci innanzitutto su di lui.-
-Ricevuto!-"


-Queste morti, hanno avuto dei testimoni? Gente che abbia assistito ai minuti prima degli avvenimenti?-
L'uomo con gli occhiali scuri spostò i piedi, muovendosi un po' contro il muro.
-Sì, una ragazzina che andava a scuola ha assistito all'incidente di una donna, una che si è lanciata sotto un camion. E uno che conosco ha visto un uomo rompere un vetro con la testa per uccidersi.-
Amon rifletté sull'informazione, su quel che forse avrebbero potuto dire quelle persone che alla polizia non si erano mai presentate. Chiedere di incontrarli era da escludere.
-Per caso sa se c'era nell'aria un odore particolare?-
L'informatore inclinò la testa, vagamente stupito dalla domanda.
-No, perché?-
-Lasci perdere. Che cosa stavano facendo prima di uccidersi?-
L'uomo si limitò a sollevare le spalle, le mani ancora nelle tasche.
-Camminavano per strada, barcollavano un po'... ha presente, come quando si è ricevuta una botta in testa, o si è ubriachi. E parlavano, parlavano da soli.-
-Come avessero paura?-
-Terrorizzati.-
Amon aggrottò le sopracciglia.
-Per caso quei testimoni si sono ricordati anche qualcosa che hanno detto?-
L'uomo si grattò la testa con una mano: -Sì, ripetevano roba come "cos'ho fatto?".-


Amon sedeva al posto del guidatore nella propria auto, controllava sul proprio pc portatile le informazioni che avevano raccolto fino a quel momento. Come già si immaginava molte delle vittime dei suicidi avevano alibi solidissimi per i momenti degli omicidi o per lo meno erano state viste da altre persone in altri luoghi.
Ma mai troppo lontano dai luoghi dove erano stati rinvenuti i cadaveri.
Il cellulare prese a squillare e Amon lo raccolse dal sedile: il nome di Robin lampeggiava sul display.
-Robin?-
-Sì, sono io. Io e Karasuma abbiamo seguito una traccia dal centro commerciale in poi, a ritroso per la strada che ha fatto quel ragazzo.-
-Ha visto qualcosa di interessante?-
-Frammenti di ricordi, dell'omicidio della notte precedente pensiamo. Al momento ci siamo fermate ad un semaforo, per ora qui c'è la traccia più forte.-
Amon spense il pc preparandosi a mettere in moto il motore.
-Cosa è successo?-
-Karasuma ha visto che un uomo lo rapiva.-
D'improvviso tutta l'attenzione del cacciatore si focalizzò sulla chiamata.
-Ha visto anche dove lo portava?-
-Più o meno ma...- la ragazza abbassò la voce, limitandosi a sussurrare. -Karasuma è stanca, ha bisogno di riposare un po'.-
-Arrivo, non muovetevi da lì.-
-Va bene, Amon... fai presto.-
-Sì-
Il cacciatore inserì la freccia prima di uscire dal parcheggio, immettendosi nel traffico.

Amon osservò Karasuma seduta su una panchina in prossimità dell'incrocio. La giovane donna si massaggiava gli occhi e aveva un'aria veramente stanca, Robin era in piedi davanti a lei e stava parlando al cellulare con Michael, quando chiuse la chiamata si voltò verso di lui.
-Doujima e Sakaki sono in un ospedale fuori città, stanno parlando con la madre di una vittima che è lì ricoverata, non penso potranno raggiungerci tanto presto.-
Amon annuì lanciando uno sguardo alla collega che ora si stava alzando dalla panchina.
-Bene, allora andiamo noi. va meglio ora?-
-Sì, non preoccuparti.-
-Allora, di preciso cosa hai visto?-
-Frammenti di ricordi dell'omicidio, come se il ragazzo li avesse vissuti in prima persona. Ma sappiamo che al momento del delitto era al telefono con un amico e inoltre una volta arrivati a quest'incrocio la traccia si è fatta più forte, come se ci fosse passato almeno due volte nelle ultime ore. Una all'andata per il centro commerciale, suppongo.-
-Robin ha detto al telefono che l'hai visto rapire.-
Karasuma annuì, gli occhi chiusi: -Sì, la prima volta che è passato di qui: un uomo l'ha aggredito alle spalle e gli ha tappato la bocca, ha detto alcune parole, un incantesimo, e poi lui si è addormentato. E allora l'ha trascinato via in quella direzione.-
Amon seguì lo sguardo della collega lungo la strada trafficata. Non era un buon posto per un sequestro, a meno che non avvenisse di notte. E anche in quel caso sarebbe stato meglio cercare un luogo dove nascondersi il prima possibile.
Annuì con decisione alle due colleghe.
-Andiamo.-
Camminarono per il marciapiede guardandosi attorno con circospezione fino a che non raggiunsero il primo portone sulla loro strada, l'entrata ad una palazzina.
La prima cosa che sentì Amon quando mise piede nell'atrio del condominio fu l'odore freddo dell'umidità, poi venne quello dei detergenti chimici per le scale. Ma c'era anche un altro odore, molto più sottile, quasi scomparso. Fu Robin, entrando alle sue spalle, a riconoscerlo immediatamente.
-Qualcuno qui ha fumato.-
Il cacciatore annuì guardandosi attorno, individuando la cicca di una sigaretta nell'angolo tra il primo scalino ed il muro.
Karasuma si avvicinò lentamente e vi si inginocchiò affianco prima di sollevare lo sguardo verso i due colleghi.
Amon la osservò per un attimo prima di inclinare la testa con un cenno di incoraggiamento.
-Proviamoci.-

Le dita bianche di Karasuma toccarono lievemente la sigaretta ma tanto bastò perché i ricordi legati ad essa esplodessero nella sua mente.
Un coltello insanguinato gocciolava per terra, un uomo con un cappotto camminava per strada, l'estremità di una sigaretta bruciava nel buio, una voce rauca raccontava quel che era successo quella notte.
Poi fu tutto scuro attorno a lei.

-Karasuma! Karasuma!-
-Chiamo i soccorsi.-


Sakaki si inarcò all'indietro, stiracchiandosi. Tanto per distrarsi il ragazzo si voltò verso i colleghi: Robin era seduta affianco a lui, lo sguardo fisso sullo schermo del pc, intenta come tutti ad esaminare i video della sorveglianza disposti nella via dove avevano trovato la cicca di sigaretta. Girò lo sguardo tutto attorno per l'ufficio: Amon era nell'ufficio del capo, Doujima era ancora in ospedale da Karasuma, l'avrebbe riportata da loro quando si fosse sentita meglio. Anche Michael si stava impegnando su quei video ed era evidente quanto fosse preoccupato per la collega, non smetteva di mordicchiare un'unghia. Tutti loro in effetti erano preoccupati. Il potere della donna sembrava portarla sempre più velocemente allo stremo delle forze.
Riportò lo sguardo sullo schermo, facendo ripartire il video; sperava veramente che fosse utile anche se non potevano essere sicuri che lui passasse spesso per quella via.


Amon alzò lo sguardo dal proprio pc passandosi una mano sugli occhi stanchi.
Ormai era sera tarda e tutti loro avevano passato buona parte della giornata incollati ai terminali nella speranza di vedere prima o poi l'uomo tra un fotogramma e l'altro.
-Hei, eccolo!-
L'attenzione di tutti si concentrò su Michael che era stato incaricato di controllare i video che stavano venendo caricati in tempo reale sui server, e presto tutti gli si radunarono attorno.
L'hacker indicò sullo schermo l'immagine dello stregone descritto da Karasuma quando si era risvegliata in ospedale.
-Lo stanno caricando adesso?-
-Sì.-
-Andiamo, presto.- Amon corse alla propria scrivania, prendendo l'auricolare e il giaccone. -Robin, Sakaki, andiamo. Michael, guidaci attraverso i cellulari, non perderlo di vista.-
I cacciatori si precipitarono fuori dall'ufficio mentre Michael batteva furiosamente sui tasti.


Amon parcheggiò in una strada laterale e uscì con Robin in fretta dall'auto mentre Sakaki fermava la moto dietro di loro. Camminarono rapidamente verso la strada principale, Robin inforcò i propri occhiali mentre gli altri due controllavano le pistole.
Con una scarica elettrica l'esperto di computer si mise in comunicazione con loro attraverso gli auricolari.
-Michael, lo stai ancora seguendo?-
-Sì, non ha ancora lasciato l'edificio e... aspettate! Sta uscendo adesso!-
I cacciatori corsero fino all'angolo della strada, appena in tempo per vedere l'uomo svoltare in un'altra strada laterale.
-Michael, dove si arriva da quella via?-
-Un vicolo cieco a sinistra e una stradina a sinistra che svolta e riporta alla parallela della strada dove siete adesso.-
Nella strada laterale però non c'era più nessuno.
-Dov'è? Dov'è?-
-Forse si sta dirigendo verso la strada parallela.-
Amon si voltò verso il collega indicando la strada per cui erano arrivati.
-Sakaki, torna indietro, cerca di intercettarlo nell'altra strada.-
Amon corse in avanti per la via intrapresa dallo stregone mentre Robin d'improvviso veniva colta da un pensiero: -Amon, provo a passare dalla prossima parallela a questa.-
Così dicendo corse via, in direzione opposta a quella di Sakaki.
Solo Amon seguì il tragitto percorso dallo stregone, la pistola stretta in mano, attento a cogliere qualsiasi rumore.
Arrivato in prossimità del bivio si appoggiò al muro, un rapido sguardo dall'altra parte e riprese a camminare, seguendo lo stregone, abbastanza in fretta da vederlo entrare in una porta.
In un sussurro, si mise ancora in contatto con l'hacker.
-Michael, cos'è questo palazzo? Quello a cui sono davanti?-
-Sto controllando... sono... magazzini! Magazzini di una società di ricambi per auto e barche e aerei di piccole dimensioni.-
-È entrato qui. Comunicalo agli altri. Ci sono altre uscite?-
-Secondo la planimetria ci sarebbe uno scarico merci nella strada controllata da Sakaki ma ci sono molte finestre ai piani inferiori, su tutti i lati.-
-Accidenti. Io entro, voi posizionatevi davanti all'uscita per lo scarico merci, Robin, entra dentro.-
Nella cuffia, i colleghi risposero subito all'ordine.
-Sì.-
-Ricevuto.-
Il cacciatore entrò.


Lentamente, un passo alla volta, Amon camminava per i corridoi formati da pacchi e scatoloni di merce imballata impilati gli uni sugli altri, sistemati a formare un luogo perfetto in cui nascondersi.
Strinse appena la pistola, sentendo il grilletto sotto l'indice, lanciando un rapido sguardo all'orubo che non reagiva, segno che lo stregone non stava cercando di ucciderlo o colpirlo.
Ringraziò che l'auricolare fosse ora silenzioso perché poteva così ascoltare meglio quel che succedeva attorno a sé; improvvisamente un rumore lo sorprese mentre stava per uscire allo scoperto da dietro l'ennesima pila, e Amon si scostò, puntando la pistola verso la massa che rapidamente gli arrivava contro.
Lo stregone, il viso distorto dalla rabbia, il cappotto sbottonato e un coltello in mano, si era lanciato su di lui.
Uno sparo e l'uomo si accasciò appena ma con la rincorsa presa riuscì a finire addosso al cacciatore.
Amon fermò la sua mano e ne sbatté il dorso al pavimento più e più volte, finché l'altro non perse la presa sull'arma: si ritrovava ora su di lui e l'uomo, ancor più inferocito mosse il viso verso di lui, tendendo il collo come una tartaruga raggrinzita. Poche parole sibilate uscirono dalle sue labbra, il suo incantesimo.
L'orubo ribollì ma al cacciatore non accadde niente.
Scioccato, lo stregone osservò dapprima Amon incolume, poi la fialetta dell'orubo ed i suoi occhi quasi sgranarono.
-Com'è possibile?-
Lentamente, tenendolo sempre sotto mira, si alzò da lui, lasciando che strisciasse all'indietro sui gomiti, arrivando ad appoggiarsi contro una cassa mentre lui lo osservava attentamente.
-L'ho preso.-
La comunicazione venne colta dai colleghi con sollievo: solo un piccolo sbuffo di Robin ed una mezza risata da Michael. E naturalmente l'inizio delle proteste di Sakaki che ormai aveva preso l'abitudine di dire a fine missione che "non vedeva l'ora di mettere qualcosa sotto i denti" ma, come si mormorava talvolta in ufficio, forse dipendeva dalla collega che poi avrebbe puntualmente invitato all'Harry's per un tè a missione finita.
Ad ogni modo, come si disse Amon, la missione non era ancora conclusa.

-Quante persone hai ucciso?-
Dopo un attimo di esitazione lo stregone lasciò che un sorriso stirasse le sue labbra, portò velocemente lo sguardo alla propria gamba dove la pallottola era entrata e vi premette forte la mano prima di riportare l'attenzione sul cacciatore.
Sollevò le spalle, il ghigno che si allargava, prima di parlare con un tono molto simile alla falsa modestia.
-Uhm, cinquanta, sessanta... settanta forse... è così importante?-
Scoppiò in una risata rauca e Amon lo osservò con un leggero disgusto finché questa non calò lentamente, dissolvendosi nel silenzio.
-Per chi lavori?-
Di colpo l'uomo divenne serio, gli occhi freddi puntati in quelli del cacciatore.
-E pensi che verrò a dirlo a te?- inclinò la testa con uno strano scintillio nello sguardo, il sorriso sarcastico che tornava sul viso. -Sappiamo quel che è successo tempo fa col vostro capo: tutti i casini che vi siete passati... beh, ti dirò una cosa: non era niente a confronto di quello che vi farà passare la mia agenzia.- scoppiò a ridere, la testa buttata all'indietro. -Siamo più organizzati di voi, siamo più estesi di voi... e siamo arrabbiati, e abbiamo la possibilità di usare i nostri poteri per uccidere, pensate davvero che non lo faremo? Ora che sappiamo cosa si prova, ora che piano piano lo stiamo facendo scoprire sempre a più streghe, presto sarete voi a venire cacciati, ricordati ciò che ti sto dicendo!-
In silenzio Amon osservava ancora lo stregone, senza abbassare l'arma.
-Come hai fatto a far suicidare tutte quelle persone?-
-Oh beh, è il mio potere, no?-
Il cacciatore inarcò le sopracciglia sempre più irritato: -Spiegati.-
-Ogni volta che uccido qualcuno sul mio corpo si apre una ferita, sempre in un punto diverso del corpo e fa sempre maledettamente male. Allora cerco qualcuno che mi ascolti... e se non lo trovo... beh, lo trovo, lo addormento e lo porto in un posto tranquillo. Lì gli dico tutto. E così la ferita si rimargina, lasciandomi solo una cicatrice.-
-E a quella persona?-
-Beh, qualcuno dovrà pur prendersela la ferita, no?-
-E così li ferisci. Ma perché poi si suicidano?-
L'uomo sorrise sadicamente da sotto in su: -Non gli passo mica solo la ferita! Mentre gli parlo, racconto loro quel che è accaduto, gli passo anche i miei ricordi. A me rimane solo un'ombra, un ricordo sfocato, loro invece se ne prendono la maggior parte, così come le sensazioni che io ho provato: tutto questo diventa loro. E al risveglio, quando riprendono conoscenza, tutto questo invade la loro mente ed il loro corpo.- Si strinse nelle spalle -Poi non è colpa mia se impazziscono e terrorizzati da quel che credono di aver fatto si suicidano. Tutto qui: li uso per guarirmi le ferite.-
Amon si sentiva disgustato: -Sacrificando persone innocenti?-
-E allora? Che male c'è? Per me, l'importante è che io stia bene.-
Il cacciatore strinse maggiormente la pistola: -Sì, tu ti senti meglio. Ma credi davvero sia giusto dare ad altri un simile fardello?-
Nel magazzino rimbombò d'improvviso la risata rauca del killer ma anche questa si spense di botto, stroncata da degli spari in rapida sequenza.



Le dita di Robin scivolavano placidamente sul corpo del suo compagno, accarezzando quel corpo stanco per la lunga giornata. Sentiva il respiro calmo di lui sulla spalla e sorrideva nel notare come al tocco dei propri polpastrelli i muscoli di lui si rilassassero. Inaspettatamente, le punte delle sue dita toccarono una striscia di pelle increspata e rapidamente la ragazza sollevò la testa dal cuscino, osservando sorpresa la schiena di Amon, supino al suo fianco.
-E questa?-
Ma il cacciatore non si mosse, rimanendo sdraiato. Si limitò a socchiudere gli occhi, un leggero sorriso sulle labbra per il tono preoccupato della compagna: -Niente, è solo una cicatrice.-




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