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Tornare di Arwen88
Categoria: Anime e Manga - Witch Hunter Robin
Rating: Per tutti
Personaggi: Amon
Genere: Introspettivo, Malinconico
Note: Missing Moment, Oneshot
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Capitolo pubblicato il 04-05-2010
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Partecipa allo Sfiga Fandom Fest, promp: Witch Hunter Robin, Amon, -Devo tornare da lei.-




Tornare




Quando Amon riprese conoscenza si trovò disteso su un letto dalle lenzuola bianche, in una stanza dalle pareti di un verde stinto, pregna dell'odore del disinfettante.
Mosse la testa, guardandosi attorno, e quel che ne ricavò fu di attirare l'attenzione di un uomo vestito con un camicie bianco che prima era intento a leggere una cartella medica.
L'uomo si sistemò la montatura degli occhiali sul naso, nascondendo la bocca con la mano prima di posare i documenti e avvicinarsi a lui con passi lenti, piegandosi sul letto.
Il cacciatore tentò di parlare nonostante la bocca impastata.
-Dove sono?-
Cercò di sollevare un braccio ma il suo tentativo andò a vuoto e così si guardò meglio: aveva i polsi legati al letto con delle stringhe di cuoio.
Diede uno strattone ai legacci, la voce che si alzava minacciosa: -Cosa significa questo?-
L'uomo si limitò a guardarlo per un attimo prima di abbassarsi per prendere la sua cartella ed infine parlare con voce pacata ed una vena di indifferenza.
-È in un ospedale della Solomon. Le truppe l'hanno portata qui dopo averla raccolta sanguinante dal pavimento del suo quartier generale. E dopo essersi accertati della sua identità.- Finalmente mise via la cartella tornando a guardarlo, sporgendosi nuovamente su di lui. -Non si preoccupi: le stringhe erano solo una precauzione, presto le verranno tolte. Ad ogni modo, come sta?-
Amon aveva fin troppi pensieri nella testa, tanti da non sapere cosa dire prima di tutto.
-Mi sento come uno a cui hanno sparato.-
L'uomo ridacchiò, ritornando dritto, il sorriso senza allegria che sembrava allargarsi persino agli occhi nascosti dalle lenti.
-Meglio così che morto, no?-
Quelle parole ebbero se non altro il potere di far dimenticare al cacciatore le preoccupazioni sulla sorte dei compagni nell'ufficio e di Robin, probabilmente in fuga, e fargli riportare l'attenzione al presente, sull'uomo che ora si infilava le mani in tasca, lo sguardo che vagava sulle pareti verdi.
-Dicono che abbia tentato di aiutare la sua collega.- Lo guardò dall'alto in basso con un'espressione leggermente disgustata. -La strega.-
Amon strinse le lenzuola tra le dita: stava per rispondere quanto udì il sibilo della telecamera. Bastò uno sguardo per notare l'obbiettivo spostarsi verso di lui, registrando le sue reazioni.
Con un piccolo sbuffo, il medico sorrise, portando le mani dietro la schiena e riprendendo a parlare.
-Evidentemente essere un bravo cacciatore deve portare a dei privilegi, altrimenti sarebbe già in cella.- Lo sguardo si fece d'improvviso tagliente. -Ad ogni modo, la aspettano un bel po' di domande.-
Così dicendo, il medico si allontanò, uscendo dalla stanza.
Amon rimase in silenzio, sdraiato nel letto.

Quando finalmente fu in grado di camminare almeno con l'uso di una stampella, due giorni dopo, lasciò la stanza accompagnato da una suora. Camminarono per i corridoi bui di quello che sarebbe sembrato quasi un ospedale abbandonato, non fosse stato per i gemiti che si sentivano provenire dalle stanze, oltre le porte chiuse. Fuori dalla struttura, la donna gli fece strada per un sentiero del giardino spoglio, nessun cespuglio, nessuna panchina, solo l'erba piegata dal vento freddo della mattina, finché non giunsero al monastero. Amon si sentiva stanco, probabilmente a causa degli anestetici e della convalescenza, ma la suora non accennò a rallentare il passo, conducendolo attraverso corridoi e su per scalinate, fino ad una grossa porta di legno lucido.
La donna bussò con due colpi secchi ed una voce concesse di entrare. Ma lei si limitò ad aprire la porta e a farsi di lato, osservando il cacciatore.

Per un attimo Amon rimase quasi a bocca aperta nel riconoscere l'uomo che aveva di fronte.
Padre Luciano, una delle personalità di spicco della Casa Madre, sedeva alla scrivania presente nella stanza, i gomiti poggiati sui braccioli della sedia, le punte delle dita unite sotto al mento. L'uomo a cui Robin sembrava tanto legata e che le aveva scritto una lettera neppure una settimana prima per metterla in guardia era ora davanti a lui e lo osservava con freddezza, calcolandolo.
Una volta entrato, per rispetto alla sua salute, gli fu concesso di sedersi, e Amon ringraziò con un cenno della testa, giacché non era sicuro della propria voce. Si chiedeva se anche lì ci fossero telecamere che lo osservassero, se fosse sotto controllo. Si chiese se l'uomo volesse parlargli di Robin, forse ringraziarlo di averla protetta, o se fosse lì per dirgli quel che lo attendeva. Poteva veramente aspettarselo da quell'uomo che aveva scritto la lettera di avviso per Robin, mettendola in guardia, dicendole di tenere veramente a lei.
Nonostante tutto però sentiva che qualcosa non quadrava.
L'uomo prese a parlare e, parola dopo parola, il cacciatore si sentiva sempre più frastornato: contro tutte le sue previsioni il Padre gli espose con voce gelida le motivazioni per cui la sua giovane partner andava uccisa, e come questo doveva essere portato avanti di modo che non ci fosse scampo per la ragazza. Nella sua voce non c'era traccia di esitazione né di pena. Padre Giuliano distolse gli occhi dal viso del cacciatore solo per prendere dei documenti e cercare delle indicazioni. Come se Robin non avesse significato mai niente per lui, per loro. Come fosse stata solo l'ennesima strega condannata.

Amon non ci poteva credere: non era possibile che l'uomo che aveva vergato quelle righe piene di sentimenti nei confronti di Robin ora fosse lì davanti a lui intento a spiegargli nei minimi dettagli come dovesse ucciderla, come dovesse far sparire non solo le prove del suo coinvolgimento ma anche il corpo della ragazza. E naturalmente riportare il cadavere da loro.
Quando gli vennero messi in mano i documenti e con un cenno del capo venne congedato si rialzò con fatica, guardando ancora stupito l'uomo che ora lo fissava con severità. Mentre apriva la porta e ritrovava nel corridoio la suora incaricata di sorvegliarlo si chiese se veramente l'uomo con cui aveva parlato fosse la stessa persona ad aver scritto quella lettera.

Il cacciatore seguì la suora giù per le scalinate di pietra e per i corridoi, percorrendo al contrario la strada fatta in precedenza.

Il vento fece rabbrividire l'uomo con indosso solo il pigiama dalla stoffa sottile. Guardò per un attimo la donna che si allontanava per il sentiero davanti a lui e rallentò, portando lo sguardo sul cielo grigio, i pensieri che correvano veloci verso il futuro, pianificando le prossime azioni. Ora più che mai, doveva mantenere le proprie promesse.
-Devo tornare da lei.-






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