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Telefonate Indesiderate di Arwen88
Categoria: Anime e Manga - Witch Hunter Robin
Rating: Per tutti
Personaggi: Amon
Genere: Introspettivo, Malinconico, Sentimentale
Note: Missing Moment, Oneshot, Slices of life
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Capitolo pubblicato il 18-04-2010
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Questa fanfiction non è a scopo di lucro. I personaggi appartengono ai rispettivi ideatori e detentori di Copyright.

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One shot su Amon, un pezzettino della sua vita quotidiana come non ci viene mostrato nell'anime. Alla fin fine è un ragazzo di venticinque anni con i suoi problemi... tipo il frigo vuoto! Ok, spero di essere rimasta ic. Rileggendo mi sono accorta che le frasi finali possono essere interpretate in due modi, non era il mio intento ma va bene così. ^^ Spero che possa piacere!
Partecipa allo SfigaFandom Fest, prompt: Witch Hunter Robin, Amon, telefonata indesiderata




Telefonate Indesiderate





Quando Amon tornò a casa
si ritrovò per un attimo ad ascoltare il furioso rumore della pioggia sui vetri del suo appartamento. L'acqua lasciava trapelare solo una lieve luce dall'esterno ma in fondo non gli dispiaceva poi tanto quella penombra. Accese le luci e si tolse il giaccone completamente bagnato; fermandosi davanti allo specchio dell'andito si guardò in faccia per poi passarsi una mano tra i capelli.
-E ora una doccia calda.-

L'acqua bollente scorreva rumorosamente dentro il bagno ed il vapore si alzava attorno al corpo del cacciatore.
Amon lasciava che il liquido caldo gli scivolasse addosso, sulla pelle fredda e coperta di cicatrici, sulla testa dove il mal di testa minacciava di scoppiare da un minuto all'altro. Sperava che in qualche modo i muscoli si rilassassero, non ne poteva più di essere sempre teso, sempre all'erta. Voleva solo rilassarsi un po'.

Immerse il viso nell'asciugamano di spugna bianca chiedendosi quanto tempo fosse che non rideva più.
Sicuramente da prima della morte di Keito. O forse da prima di entrare nella STNJ...
Sembrava un'eternità, forse lo era.
Sospirò, guardando stancamente i vestiti fradici che aveva lasciato cadere in terra nella propria stanza.
Con un piccolo gemito si inchinò per raccoglierli e buttarli nella cesta della biancheria.
Indossò i pantaloni di una tuta che indossava per dormire ed una maglietta larga e sportiva.
Almeno in casa non doveva per forza tenere quella maschera di perfezione che gli veniva richiesta a lavoro.
E poi così stava comodo.
Camminò a piedi scalzi verso la cucina, aprì il frigo e prese una bottiglia di latte, scrutando poi i vari ripiani. Vuoti.
Con un grugnito si tirò su, richiudendo lo sportello con un piede, svitando il tappo della bottiglia e bevendo direttamente da questa.
Si guardò attorno: il telefono non c'era, doveva averlo dimenticato nella giacca.
Lasciò il latte sul tavolo per andare a prendere il cellulare. Inarcò le sopracciglia quando vide un messaggio recitare sul display che c'erano due messaggi vocali nella segreteria in attesa di essere ascoltati. Sapeva bene di chi potevano essere e così schiacciò il tasto rifiuta per lasciarli da parte, facendo prima di tutto una telefonata.
Un numero che conosceva molto bene, ormai a memoria.

-Vorrei ordinare una confezione di pollo e una di insalata. Sì, l'appartamento quattrocentoventi.-
Quando chiuse la chiamata poggiò il telefono sul tavolo, osservando un po' seccato il display. Si poggiò contro lo schienale della sedia ed ascoltò finalmente i messaggi vocali.
Come si aspettava: Tooko.
La voce della donna si sollevò nella cucina silenziosa.
"Amon, ciao, come va? Ti ho mandato un messaggio ma credo tu non l'abbia trovato, non trovo le chiavi, non è che per caso le hai tu?"
L'uomo sbuffò a quel palese tentativo di assicurarsi una risposta. Sapeva bene di non avere lui le sue chiavi.
"Ad ogni modo, se le trovi mi richiami? Ieri sono stata bene... Ciao."
Si grattò un braccio mentre partiva il secondo messaggio. Stavolta la voce suonò un po' tremante, come se Tooko fosse triste.
"Ho trovato le chiavi. Ma mi sarebbe piaciuto sentirti. Amon, perché non mi richiami mai? Credevo che ieri tu fossi stato bene con me. Io..."
Amon si sporse verso il telefono, guardando intensamente il display come potesse vederci il viso della compagna, nonostante in effetti non sapesse cosa dirle.
"Io spero che tu non stia cercando di evitarmi, non stavolta. Insomma, l'abbiamo deciso insieme di riprovarci, no? Non possiamo poi mica buttare via tutto così. Io..."
Ma il bip della fine del nastro stroncò la registrazione e Amon l'accolse con un misto di irritazione e sollievo. Si alzò dalla sedia squadrando male il cellulare innocente.
-"Insieme", certo...-
Si allontanò dal tavolo, camminando per l'appartamento cercando di pensare.
Era vero che quella era la seconda volta che cercavano di portare avanti la loro relazione e stavolta Tooko si stava seriamente impegnando, non che la prima volta lei non l'avesse fatto, era stata colpa sua in effetti se tutto era finito. Dopo la morte di Keito aveva tagliato tutti i ponti. Ora però lei era tornata alla carica e con quel suo charme, con quella sua femminilità poco invadente, l'aveva persuaso a tentare ancora una volta. Quando l'aveva ritrovata sotto le proprie mani aveva capito quanto
veramente gli fosse mancata. Ma ora temeva che fosse solo un illusione, forse in realtà non provava niente per lei, forse era solo la paura di rimanere veramente solo ad averlo spinto a tornare con lei. Ma no, non era tanto meschino.
Ora però stava diventando davvero tutto troppo pesante: succedevano cose che... che gli facevano sentire quei suoi tentativi di parlargli, di stargli vicina, come catene, come soffocanti bavagli. O forse era lui quello che non andava
nella coppia. Forse sarebbe bastato solo provarci seriamente.
Fermò i propri passi quando il cellulare squillò. Rimase qualche secondo a guardarlo ma al terzo squillo si avvicinò: Tooko. Prese la chiamata con un senso di oppressione nel petto.
-Pronto?-
"Amon, ciao."
-Ciao, Tooko. Ho trovato ora i tuoi messaggi.-
La sentì trattenere vagamente il respiro e poi ridacchiare un po' falsamente.
"Credevo stessi quasi cercando di evitarmi!"
Amon chiuse gli occhi.
-No, è solo per via del lavoro, lo sai.-
"Sì... Domani ci vediamo?"
Prima ancora di fermarsi a pensare, le parole uscirono da sole: -Non posso, ho una missione un po' particolare per le mani.- Davanti alla bugia appena detta si sentì in colpa e cercò di mitigare il tiro. -Se vuoi però potremmo cenare insieme nel mio giorno libero.-
La voce di Tooko vibrò di emozioni represse.
"Davvero? Sì, mi va."
-Bene. Ora...- Amon si guardò attorno nella cucina silenziosa. -Devo andare. Ci sentiamo.-
"Sì, buonanotte, Amon."
Chiuse il telefono, posandolo sul tavolo, giusto pochi secondi prima che il fattorino squillasse il campanello, distraendolo dai suoi pensieri.

Amon mangiava lentamente la cena, servendosi direttamente dai contenitori di plastica aperti sul tavolo, immerso nei propri pensieri, chiedendosi chi volesse ingannare.
Lui quella relazione non la voleva e neppure era giusta per Tooko. Prima lei l'avesse capito meglio sarebbe stato. Ora aveva altre priorità e lei... ormai era troppo in secondo piano. Mandando giù il boccone di pollo e prendendo una foglia di lattuga, Amon si riscoprì a pensare di non essere sicuro nemmeno che una volta risolti quei problemi lei sarebbe mai potuta veramente tornare in cima ai suoi pensieri.
Forse lentamente quella posizione stava già venendo occupata da qualcosa o qualcun altro.
Se solo fosse riuscito a farle cogliere quei messaggi che anche inconsciamente continuava a mandarle. Con un sorriso leggermente amaro Amon pensò che si era scelto proprio una partner testarda.







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