Iniziative
FW.it nel Mondo
Rules, Help & Co
Fratellastri di Arwen88
Categoria: Anime e Manga - Witch Hunter Robin
Rating: 14+
Personaggi: Amon, Nagira
Genere: Drammatico, Malinconico
Note: Missing Moment, Oneshot, What if?
Aggiungi la storia ai preferiti | Segui la storia
Stampa il capitolo | Stampa la storia
Capitolo pubblicato il 13-04-2010
Commenti al capitolo - 1

Questa fanfiction non è a scopo di lucro. I personaggi appartengono ai rispettivi ideatori e detentori di Copyright.

Testo su Tutta la Pagina Testo sull'80% della Pagina Testo sul 60% della Pagina # Aumenta Interlinea Interlinea Normale Riduci Interlinea # Ingrandisci il Font Reimposta il Font Rimpicciolisci il Font

Mi sono chiesta cosa fosse successo quando Amon e Nagira erano giovani, magari nel periodo in cui avevano vissuto insieme. Sono alcuni sprazzi di vita, diciamo. Ho preso spunto dall'anime, quando Nagisa parla ad Amon del passato e ci sono alcune frasi su loro padre e sulla mamma di Amon. Spero di aver fatto qualcosa di decente. Ah, l'ultima frase può essere considerata, a scelta, o un pensiero o una frase della lettera.
Partecipa allo SfigaFandomFest, prompt: Witch Hunter Robin, Amon/Nagira, fratellastri
Ku-miao.


Fratellastri





-Mamma! Mamma!-
Una donna dai lunghi capelli castani si voltò verso il bambino che correva verso di lei, sorrise dolcemente al figlioletto che ancora non aveva neppure sei anni. Il piccolo la raggiunse mentre lei si spostava una ciocca di capelli dietro l'orecchio, il viso in ombra per via del sole alle spalle, poco prima che si chinasse per prenderlo in braccio. Felice, il bimbo posò la testa nell'incavo tra la spalla ed il collo, chiudendo gli occhi per sentire il profumo della mamma, il viso accarezzato dai suoi capelli, strusciando un po' le scarpette contro il cotone del suo vestito bianco.
La donna strinse in un abbraccio il piccolo prima di posargli un leggero bacio sulla fronte ascoltando il suo respiro rallentare. Con calma portò lo sguardo verso l'altro bambino presente nel giardino della tenuta. Non aveva neppure otto anni ma in virtù di quei quattro anni in più di Amon si comportava proprio come fosse il suo fratello maggiore, controllando che non si facesse male. Gli sorrise: non era veramente un suo bambino, ma il figlio del suo amato, nonostante questo però gli si era affezionata come avesse anche lui il suo sangue ed era felice che sembrasse ricambiare quell'affetto.
-Nagira...-

***



Amon richiuse la porta alle proprie spalle entrando in casa al ritorno da scuola. Si tolse le scarpe con un vago disappunto. Quegli uomini non se ne andavano proprio mai, non volevano decidersi a lasciare soli lui e la sua mamma. Quando ne aveva incrociato uno nel cortile davanti alla casa stavolta gliel'aveva detto.
-Perché non ve ne andate?-
Ma quello si era limitato a guardarlo sorridendo, divertito.
"Sei solo un ragazzino di undici anni, cosa vuoi capirne?"
Amon lasciò cadere lo zaino sul pavimento della propria stanza prima di avvicinarsi al letto e buttarcisi sopra. Non ne poteva più di sentirsi osservato, ne aveva abbastanza di sapersi in prigione.
Scese lentamente le scale di legno, diretto nel salotto. Ma invece di entrare si fermò sulla soglia, osservando in silenzio la donna che per anni era stata l'anima della sua vita.

Sua madre sedeva in silenzio sul sofà, la posizione composta, le mani allacciate in grembo, eppure le spalle incurvate e gli occhi tristi. Il ragazzino strinse la mano attorno allo stipite della porta, una leggera furia che montava in lui. Era tutta colpa di suo padre se lei appariva così, sciupata, come un fiore senz'acqua.
Se solo quell'uomo fosse andato a trovarli, qualche volta. Forse anche Nagira sarebbe andato lì con lui...



Nagira camminava per i corridoi del centro di recupero per giovani stregoni e prescelti, non gli pesava stare lì, c'erano tanti ragazzini della sua età e anche tante ragazzine carine. Era socievole, faceva in fretta a fare amicizia con gli altri. Si fermò davanti ad una finestra aperta e guardò il cielo azzurro all'esterno. Sovrappensiero si avvicinò, muovendo con due dita la stoffa della maglietta ormai madida di sudore.
In estate faceva troppo caldo da quelle parti. Ma suo padre lavorava lì, perciò anche lui si era dovuto trasferire in quel centro per vivere. Si appoggiò al davanzale, i pensieri che correvano.
Forse era stato l'influsso della donna che per qualche mese gli aveva fatto da madre, a far sì che sentisse più affinità con quelle persone dai poteri particolari, piuttosto che col proprio genitore. Ma forse stava bene anche lì, lontano da loro, perché la speranza di poter essere felice sopravviveva ancora.
Scostandosi dalla finestra, Nagira si chiese con un sorriso come se la passasse il suo "fratellino", Amon. Magari prima o poi l'avrebbe raggiunto in quel centro e avrebbero potuto vivere nuovamente insieme.


***




Successe tutto un giorno in cui lui era stato lì, Amon lo sentiva nell'aria, nel vago odore di fumo che il suo sigaro si lasciava dietro, lo intuiva dall'apatia della madre. Perché era quando suo "padre", se così poteva essere chiamato, andava a trovare sua mamma -quand'era notte fonda, di modo che lui non lo
incontrasse vedesse- che lei poi passava ore e ore seduta nel salotto con gli occhi bassi, lucidi, quasi stesse per piangere.

Amon tese la mano per toccarle la spalla, voleva provare a consolarla. Ma la donna, forse reagendo a quel tentativo di avvicinarsi, o forse arrivata al limite, ruppe il bicchiere d'acqua che teneva in mano, solo stringendolo.
Per molto tempo Amon rivide quella scena nella sua mente, nonostante nel momento, quando fu sbalzato all'indietro sul tappeto morbido, non fosse riuscito propriamente a capire cosa stesse accadendo. Come in un incubo vide una gran luce circondare la donna che si alzò dal divano, gridando. La luce la avvolse completamente e sembrava quasi sfrigolare, diventando sempre più forte. D'improvviso cessò tutto ed il ragazzino si ritrovò a carponi nella stanza improvvisamente silenziosa, la madre inginocchio sul pavimento, lo sguardo vacuo.
Amon si rese conto di aver urlato solo dal dolore alla gola.
Fu il giorno in cui la donna gentile che si era presa cura di lui nei primi anni scomparve, lasciando al suo posto una prescelta il cui potere si era risvegliato, isolata dal mondo, rinchiusa nel proprio dolore e pazzia.

Amon strinse con rabbia i pugni: era appoggiato al muro fuori dalla camera della madre, intento a cercare di capire cosa all'interno il medico stesse dicendo sulla salute della donna.
In silenzio si allontanò, chiudendosi nella propria stanza.
-Devo riuscire a stare calmo, a qualsiasi costo: deve riuscire a non diventare preda dell'odio. Sennò... potrei finire come lei.-
Tutto l'amore che aveva provato per quell'angelo bianco scomparve dal cuore del giovane: si sentiva tradito, perché per via del sangue che lei gli aveva tramandato ora anche lui era in pericolo. Non voleva finire anche lui "sorvegliato", in gabbia. Amon iniziò ad odiare quella donna per quei poteri che possedeva.




Nagira correva per i corridoi del centro dove viveva ormai da anni, era disgustato: si chiedeva come avesse potuto arrivare fino alla soglia dei vent'anni prima di scoprire quel che succedeva tra quelle mura, quel che gli uomini in camice bianco facevano per ordine di suo padre, convinti di fare la cosa più giusta.

L'aveva scoperto per caso, cercando una stanza abbastanza "intima" dove poter portare una ragazzina conosciuta qualche giorno prima. Ma aprendo una porta si era ritrovato in una stanza buia dove solo uno specchio rettangolare troneggiava solitario. Dall'altra parte del vetro si poteva chiaramente vedere quel che i "medici" stavano facendo.
Stavano usando quelle persone come cavie.
A quella vista aveva quasi rimesso ma si era tappato la bocca ed era fuggito via.

Si sbatté la porta alle spalle, furioso, ringhiando quasi.
-Così è questo quel che fanno, eh? È per questo che molti spariscono di tanto in tanto?-
Di colpo il ragazzo si fermò, lo sguardo fisso, colpito da un pensiero.
-E se anche la mamma...-
Lentamente si voltò, guardando la porta con gli occhi sgranati, colto da una gran paura.
-Amon...-
Il giovane Nagira corse alla scrivania, prendendo un foglio ed una penna, cercando di ricordarsi l'indirizzo del fratellastro.




Amon guardava le stanze vuote di quella che era stata per lungo tempo la sua casa. Si erano portati via i mobili, avevano aspettato giusto che portassero via anche il cadavere per iniziare il trasloco.
"Proprietà della Casa Madre."
Amon storse la bocca per poi richiudere la porta del salotto alle proprie spalle.
Erano successe tante cose in quella casa, aveva amato e odiato sua madre, l'aveva vista consumarsi, impazzire e suicidarsi infine in un ultimo sprazzo di lucidità, prima che gli uomini della Solomon potessero portarla in un loro "centro". Decisamente certi ricordi era meglio non averli.
Si sistemò lo zaino scuro sopra alla sua magra spalla di sedicenne, voltando le spalle a quell'abitazione silenziosa.
Uscendo dalla casa con passo calmo alzò lo sguardo giusto in tempo per vedere il postino allontanarsi dalla loro cassetta delle lettere e un po' sorpreso andò a controllare.
Sollevò il coperchio di latta, afferrando la busta di carta pesante.
Confuso, lesse quell'indirizzo sconosciuto. La sua attenzione si fermò però sul nome del mittente.
Nagira.




In fondo... siamo fratelli.







Nota: all'inizio Amon pensa che la madre sia triste perché il padre non va mai a trovarli ma in realtà quello ci va, solo che lo fa quando lui è a letto. Capirà solo qualche anno dopo. Mi sono presa libertà d'inventiva sulla madre e sul loro passato, così come sulla differenza d'età.



↑ Torna in Cima ↑





#libriattesi
Il ritorno
Jennifer L. Armentrout
Genere
Paranormal Romance
Data di uscita
12-04-2018
Fragile è la notte
Angelo Petrella
Genere
Noir
Data di uscita
12-04-2018
L'altra moglie
Kerry Fisher
Genere
Thriller Psicologico
Data di uscita
12-04-2018