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La decisione più importante di Arwen88
Categoria: Anime e Manga - Kobato
Rating: Per tutti
Personaggi: Non indicati
Genere: Generale, Sentimentale
Note: Oneshot, Spoiler!, What if?
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Capitolo pubblicato il 01-04-2010
Commenti al capitolo - 1

Questa fanfiction non è a scopo di lucro. I personaggi appartengono ai rispettivi ideatori e detentori di Copyright.

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Profondamente romantica e forse un po' non sense. Ho fatto tante congetture sulla serie, e questa è una "cosa potrebbe succedere alla fine" basata soprattutto sulla coppia Kobato x Fujimoto. E stavolta niente angst! Metto ooc perché non son sicura dell'ic di Fujimoto né che i caratteri che ho dato a quei personaggi visti tre volte in croce poi abbiano gli stessi riscontri anche nel manga. Nota, il cagnolino di pezza lo chiamo sempre Iorogi, visto che questo è il suo nome, tranne quando è Kobato a riferirsi a lui, visto che lei storpia sempre il nome aggiungendoci una "y".
Spiegazioni di base: non conosco il finale della serie né ho una vaga idea di quali siano i veri rapporti tra i personaggi. Tutta questa storia nasce dalla mia ipotesi su come le cose potrebbero andare, conoscendo le Clamp e ipotizzando alcuni collegamenti per la mia mente abbastanza probabili.
Grazie mille a Odusia che mi ha betato la storia!



La decisione più importante





L'edificio che ospitava l'asilo infantile Yomogi aveva sempre messo una grande allegria a Kobato, così come a buona parte degli abitanti della zona. Ora però l'asilo stava chiudendo: avevano fatto il possibile per tenere duro ma alla fine si erano dovuti arrendere.
Kobato aveva osservato con tristezza la maestra mettere il lucchetto per l'ultima volta al cancello dell'asilo. Stringeva forte la tracolla della propria borsa, il capo basso.
Una mano si posò sul suo cappellino, distraendola dai suoi pensieri.
La ragazza sollevò lo sguardo, scoprendo che era stato Fujimoto: non la guardava, continuando a fissare le azioni della donna a cui era tanto legato, ma le stava facendo sapere che lui c'era. E ci sarebbe stato anche dopo.
Kobato sorrise, un po' rincuorata: in fondo abitavano nello stesso condominio, anche se non avessero più lavorato insieme all'asilo era improbabile che non riuscissero più ad incontrarsi.
Anche se non ci sarebbe più stato l'organo...

Iorogi assistette alla scena da dentro la borsa, l'espressione corrucciata.
Le cose si stavano mettendo male, proseguendo su quella strada lei si sarebbe ritrovata a soffrire.
Ora che si era innamorata di quell'umano, cosa avrebbe deciso? Avrebbe continuato a riempire la bottiglia, andando così nel luogo dove desiderava andare? O sarebbe rimasta lì, al fianco di Fujimoto?
Lui non si sarebbe dovuto intromettere nelle sue decisioni, doveva essere solo uno spettatore.
Ma se lei non avesse esaudito il desiderio, lui non sarebbe più potuto tornare alla propria forma originaria. E l'avrebbe persa per sempre. D'altra parte se anche lei fosse andata laggiù, se non avesse dimenticato Fujimoto, non avrebbe potuto sperare che lei potesse desiderare di stare ancora con lui.
E tornare da Ginsei... no, non era il caso.

Kobato sorrise, ripensando a quando il ragazzo aveva accompagnato con l'organo la sua canzone, il giorno in cui lei aveva capito di amarlo.
E quando lei era appena arrivata e lui la trattava male, prendendosi gioco di lei.
Quando avevano fatto il bazar e lui le aveva detto di non cadere, e poi lei era caduta, e lui l'aveva afferrata in tempo, ed aveva sentito il calore del suo corpo, seppure per poco.
Poi c'era stato il giorno in cui si era travestito da Babbo Natale, e anche quello in cui lei gli aveva lasciato del cioccolato di San Valentino appeso alla porta dell'appartamento.
Il giorno in cui l'aveva difesa da quell'uomo strano e quando si era preoccupato per lei.
Tutte le volte che l'aveva fermato dal picchiarsi con Okiura.
Quando il suo collega di facoltà l'aveva sorretta perché non cadesse e lui era tornato indietro al suo grido, preoccupato per lei, e, vedendola quasi tra le braccia di Domoto, le aveva rivolto quello strano sguardo prima di darle le spalle e andarsene.
Una piccola lacrima sfuggì dagli occhi della piccola nel pensare a quanti ricordi erano legati a quel posto.


Kobato camminava per strada, diretta verso il quartiere commerciale.
-Potrei chiedere di essere assunta da Tyrol! Che ne pensi, Ioryogi?-
Iorogi era pensieroso, dentro la sacca.
-Il tempo sta per finire. Forse sarebbe il caso che invece di stare fermi in un posto ci muovessimo.-
Kobato si fermò, gli occhi bassi, ed il pupazzetto celeste si voltò per fissarla.
-Non hai dimenticato il tuo desiderio, vero?-
Kobato strinse le labbra e scosse forte la testa, i capelli che frustavano l'aria.
-No! Lo ricordo ancora!-
Soddisfatto, il cane incrociò le braccia.
-Bene, sarebbe un guaio altrimenti!-
Ma le sue parole vennero interrotte dalla ragazza.
-Quanto tempo mi rimane?-
Iorogi la fissò, inarcando le sopracciglia.
-Due giorni.-
Kobato alzò il viso, uno sguardo più determinato del solito nei suoi occhi.
-Posso farcela. E... posso decidere.-
Iorogi chinò il capo.
-Non hai ancora deciso, dunque?-
La ragazza abbassò gli occhi, stringendo i pugni.
-Non ancora: un desiderio esclude l'altro... E sono entrambi troppo importanti.-
-Kobato-chan?-
Sorpresa, la ragazza si voltò, trovandosi davanti la signora Chitose la quale teneva per mano Chise e Chiho che la guardavano sorridenti.
-Sei in giro a fare spese?-
-No. Volevo vedere una cosa ma ora penso che tornerò a casa.-
-Anche noi stiamo tornando, ti va di fare la strada insieme?-
La piccola sorrise, annuendo.

Tornarono al condominio tutte insieme, parlando dell'asilo e di ciò che sarebbe successo di lì in poi.
Le bambine rientrarono nell'appartamento, l'aria un po' abbattuta, e Kobato approfittò di quel momento di solitudine con la padrona di casa per farle una domanda a cui pensava da un po'.
-Signora Chitose, suo marito... Le manca?-
La donna rimase stupita, le sopracciglia inarcate, ma poi inclinò il capo sulla spalla e le sorrise.
-Sì, è normale che mi manchi. Ma per quanto passi molto tempo a lavoro, io so che nel suo cuore ci siamo io e le bambine, e questo mi dà la forza di continuare ad aspettarlo.-
Kobato sgranò gli occhi, le labbra che si schiudevano appena.
-Nel suo cuore...-
La Signora Chitose, preoccupata, fece un passo verso di lei, la mano tesa.
-Kobato, va tutto bene?-
La piccola chinò il capo, la frangetta a coprire gli occhi chiusi.
-Io... tra un po' forse dovrò partire. E... potrei non rivedere più le persone importanti per me.-
La donna si chinò verso di lei, cercando di vedere la sua espressione, abbassando la voce, conscia che doveva essere un brutto momento per la ragazzina.
-Andrai molto lontano?-
Kobato annuì in silenzio, senza voler dire quale fosse la propria destinazione.
-Mi dispiace.-
Rialzò il capo, guardando la donna.
-Non ho ancora deciso. Ma non so... non so cosa scegliere.-
Chitose l'abbracciò all'improvviso, colpita dalla fragilità che aveva intravisto nei suoi occhi.
-Bambina mia, forse non capisco quale sia la decisione davanti alla quale stai, ma posso darti un solo consiglio: fai sì che il tuo cuore non soffra fino a spezzarsi.-


Kobato camminava nuovamente per strada, era rientrata nell'appartamento giusto il tempo di lasciarvi Ioryogi, poi aveva detto di aver bisogno di un po' d'aria e si era allontanata, da sola. Nonostante avesse sentito chiaramente lo sguardo corrucciato del pupazzo dritto fra le proprie spalle non si era voltata, lasciandolo in silenzio.
Quando improvvisamente alzò lo sguardo dal marciapiede scoprì che i piedi l'avevano portata da soli a quel cancello tanto familiare.
La ragazza strinse i pugni, chiedendosi se fosse il caso di disturbare l'amico.
La voce dell'angelo interruppe però i suoi pensieri.
-Kobato?-
-Kohaku...-
L'angelo si avvicinò a lei, preoccupato.
-Va tutto bene? Hai un'aria terribilmente abbattuta.-

Così, per la seconda volta nella stessa giornata, Kobato si ritrovò a seguire una persona amica.
Sotto il porticato della tenuta Kudo, Kohaku la osservò chiedendosi se le sue preoccupazioni si stessero materializzando.
-Ti va di dirmi cosa c'è che non va? O sono invadente?-
Kobato strusciò le scarpe sull'erbetta sottile, fissandone le punte.
-Devo partire.-
-Devi?-
Kobato sollevò lo sguardo, fissandolo.
-Non lo so più... Fino a qualche mese fa ero sicura di doverlo fare, anzi: di volerlo fare. Ora però... mi sembra che sia cambiato tutto. E credo di voler rimanere qui. Ma non so come questa mia decisione possa ricadere sugli altri, se potrebbe crear loro problemi.-
Kohaku sorrise un po' tristemente, guardando gli alberi del giardino.
-Posso capirti. Anch'io ho avuto questo tipo di problemi, tanto tempo fa.-
La ragazzina sollevò di scatto la testa, guardandolo stupita.
-Davvero?-

-E così, quando sei arrivato dove dovevi essere...-
-Ho desiderato tornare sulla Terra, sì.-
-E gli altri come hanno reagito?-
Kohaku sospirò appena.
-Ogni volta che si prende una decisione questa porterà dolore a qualcuno, nonostante porti felicità ad altri. Le persone da cui mi ero allontanato sono state tristi ma Shuichiro, dacché che ero con lui, era più felice. O almeno credo!-
Kobato lo guardò attentamente, lo sguardo preoccupato.
-Ma come hai fatto a capire che era la decisione più giusta?-
L'angelo si voltò verso di lei, sorridendole appena.
-Perché quando ero lontano mi faceva troppo male il cuore.-
-Perché ti faceva male?-
Kohaku chiuse gli occhi, ricordando i sentimenti provati tanto tempo prima.
-Perché non lo potevo vedere, per questo piansi, cercando l'opportunità di vederlo anche se lontano. Ma quando ci riuscii, allora il mio cuore fece ancora più male.- Riaprì gli occhi, tornando a guardarla. -Credo sia normale che succeda...-
Lo sguardo di Kobato aveva una nota triste, sottolineata anche dal modo in cui aveva stretto i pugni.
-È così per tutti? E la persona che ami?-
-Beh, se ricambia i tuoi sentimenti... Allora sì, soffrirà anche lui.-
Kohaku non fece quasi in tempo a finire di parlare che la ragazzina afferrò la propria borsa e senza neppure salutarlo corse via dal giardino, oltrepassando presto il cancello. L'angelo non fece in tempo che ad alzarsi in piedi.
-Kobato-chan...-


Kobato correva per strada, il capo basso, le lacrime che iniziavano a scendere dagli occhi, appannandole la vista.
Non voleva passare il resto del tempo a soffrire desiderando di tornare sulla Terra da Fujimoto, e non voleva neppure che lui soffrisse per la lontananza di lei o che continuasse ad aspettarla. All'improvviso però si rese conto di non sapere cosa ne pensasse lui di lei.
Si fermò di botto, il capo nuovamente alzato, colta da quel pensiero. Lentamente si asciugò le lacrime con la manica.
In fondo se lui non la amava non avrebbe avuto senso rimanere lì.

In ogni caso forse era meglio prepararsi comunque alla partenza.
Non voleva che arrivasse l'ultimo momento senza aver salutato tutti coloro che l'avevano aiutata, coloro che le erano stati vicini a modo loro.


Fujimoto rimise velocemente i libri dentro la borsa, per poi sistemarla sulla spalla. Una pacca lo fece voltare, cogliendolo un po' di sorpresa.
Davanti a lui c'era Domoto, l'espressione un po' triste.
-Mi dispiace per Kobato.-
Il ragazzo inarcò un sopracciglio, sistemandosi meglio la borsa prima di voltarsi iniziando ad andare verso la porta.
-Perché?-
-Beh, perché non ci rivedremo più... Mi stava simpatica.-
Fujimoto continuò a camminare, scuotendo appena la testa.
-Insomma, anche se non c'è più l'asilo, se vuoi vederla così tanto basta che passi da me.-
Il ragazzo alle sue spalle esitò, fermandosi.
-Avevo capito che lasciava proprio la città...-
Fujimoto si fermò di colpo, voltandosi sconvolto.
-Cosa?-
Domoto fece un passo in dietro, intimorito.
-Stasera mi ha salutato, ha detto che forse domani parte... E che non tornerà più.-
Fujimoto non perse nemmeno tempo a rispondergli o commentare, correndo via.


Arrivò al condominio col fiatone, fermandosi un attimo nel cortile prima di salire di volata le scale e bussare con forza alla porta di Kobato.
Non ci volle molto perché lei aprisse, affacciandosi stupita, e lui ne approfittasse per spalancare l'uscio, prendendo la ragazza per le spalle, la voce alterata.
-È vero che vai via?-


Sedevano su una panchina del parco, Fujimoto piegato su se stesso, i gomiti poggiati sulle gambe, l'aria corrucciata. Al suo fianco Kobato stringeva la stoffa della gonna tra le dita, intimorita e quasi spaventata da come sarebbero potute andare le cose tra loro.
-Dove andrai?-
Kobato abbassò lo sguardo.
-Tornerò dalle persone con cui stavo prima.-
Il ragazzo rimase in silenzio per un attimo, senza voltarsi.
-È molto lontano?-
La piccola annuì, stringendo la gonna ancora di più.
-Sì... quasi impossibile da raggiungere.-
-Devi proprio?-
Kobato rialzò la testa, stupita.
-Come?-
Infine il giovane si voltò, osservandola.
-Devi proprio andare?-
-Io... no... potrei anche rimanere. Però... Questa sarebbe l'ultima occasione per poterci tornare.-
Fujimoto tornò a guardare davanti a sé.
-E se io ti chiedessi di non farlo?-
-Co-cosa?-
Kobato si sporse verso di lui, convinta di non aver sentito bene.
Il ragazzo si alzò dalla panchina, facendo qualche passo e lei lo imitò, senza tuttavia seguirlo.
-Non andare. Io... non so dove sei diretta, né perché proprio ora, ma ti prego, rimani con me.-
-Con te?-
Fujimoto si voltò, a metà tra il disperato e arrabbiato.
-Lo so che è egoistico, ma te lo chiedo: resta qui!-
Kobato fece un passo, il braccio teso verso di lui, la voce incrinata dalla paura, dal dubbio.
-Con te? Perché lo vuoi?-
Per un attimo parve che il ragazzo volesse urlare, ma poi si calmò, guardandola con tristezza, abbassando le spalle.
-Perché non riesco a non pensare a te. E ormai ho capito che sei importante per me. Che... ti amo.-
Le lacrime ripresero a scendere nuovamente sulle guance della ragazza.
Fujimoto fece un passo verso di lei ma subito quest'ultima si passò la manica del vestito sul viso prima di rialzare il viso con un sorriso. Buttandosi tra le sue braccia.
-Ti amo anch'io!-
Così, dopo molto tempo, Fujimoto sorrise di nuovo, stringendola a sé.


Kobato mise una mano sulla maniglia, esitante, ma poi la strinse con decisione, abbassandola.
La decisione ormai era presa.
All'interno Iorogi sedeva sul tatami, le zampe incrociate e lo sguardo serio, voltato ad osservarla ferma sulla soglia.
-Ioryogi, ho fatto la mia scelta.-
Il cane di peluche si alzò lentamente, gli occhi chiusi, spolverandosi con piccole pacche prima di girarsi verso la finestra aperta.
-Beh, io vado a mangiare qualcosa, addio.-
E saltò sul davanzale, sparendo alla vista della ragazzina.

-Ioryogi, grazie di tutto.-





-E così ha deciso di stare con quello.-
Iorogi abbassò il boccale di birra da cui stava bevendo, pulendosi il muso con la zampa azzurra.
-Già.-
-Secondo te perché quello ha posto limiti temporali sempre più stretti? Non si può dire che questo abbia facilitato il tuo compito.-
Il cane di pezza posò il boccale sul tavolo, lo sguardo serio.
-Ha iniziato a farlo dalla prima volta in cui tra Kobato e Fujimoto c'è stato qualcosa in grado di smuoverle qualcosa nel cuore.- Ginsei lo guardò con attenzione e lui continuò. -Forse sapeva che senza più memoria del passato lei si sarebbe potuta innamorare di lui. Mi chiedo se a modo suo abbia cercato di aiutarmi.-
Rimasero per alcuni secondi in silenzio, prima che la volpe ponesse una nuova domanda.
-Ora cosa farai?-
-Non tenterò di farle cambiare idea o di rapirla di nuovo, ormai ha preso la sua decisione ed è felice. Non ha più memoria di noi, per cui non posso fargliene una colpa.-
-Sei cambiato.-
Iorogi annuì, lo sguardo basso.
-Sono stato al suo fianco per un anno, era inevitabile.-
-Un tempo non ti saresti mai arreso.-
Iorogi si infuriò, preparandosi ad incenerire la volpe argentata con una palla di fuoco, ringhiando.
-Non mi sto arrendendo!-
Poi vide però lo sguardo di Ginsei e, capendo che era solo preoccupato che potesse andarsene di nuovo, lasciò scomparire il fuoco, tornando a sedersi.
-Semplicemente ora riesco a mettere la felicità di chi amo prima della mia.-
Rimasero in silenzio per un po', finché il pupazzo non vide una barretta di cioccolato sul bancone del locale dell'orso e la indicò.
-Quella?-
Ginsei la guardò senza vero interesse.
-Era già qui stamattina, quando sono arrivato.-
Iorogi si alzò, andandola a prendere e scartandola senza tanti complimenti.
La volpe lo fissò.
-Forse troverai qualcun altro...-
Ma il re dell'Altromondo non rispose, limitandosi a spezzare coi denti il cioccolato.



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