Stampa il capitolo | Stampa la storia
Capitolo pubblicato il 07-07-2008
Commenti al capitolo - 1
- E' inutile che tu faccia tanto lo spiritoso Berith, non sono mica io a stabilire l'ora di chicchessia! Solo Lui, la Nera Signora ed entourage ne sono a conoscenza! Sei appena diventato Custode di primo livello e già ti dai delle arie! Non ti sopporto! - replicò lei come una furia.
L'altro rideva, era uno col sorriso perenne il caro Berith - Oh, certo che ti arrabbi per un niente tu. Non ti sarai offesa sul serio? -
Non ricevette altro che uno sguardo inceneritore in risposta.
- Ma lo sai che il Berry è bravo e buono, oltre che bello! E ci tiene a dirti una cosa... - le prese le mani e la fissò, intenso.
- Tu sai di essere una pazza isterica, vero? Com'è che ti hanno accettata? Eh? C'è sotto qualcosa! Confessa! Me lo dovrai spiegare... – concluse con un velato sottinteso puntandole un dito sulla fronte.
Helihel l'afferrò per la tunica con delicati modi da fanciulla,
- TU! Deficiente! Cosa vorresti insinuare? - quando una voce autoritaria sedò il principio di rissa:
- Non è né il momento né il luogo per questo genere di cagnara. Vi pregherei cortesemente di ricordare chi siete e cosa rappresentate. Ciò detto, tu Berith riprendi all'istante le tue mansioni, tu Helihel (Cosa accidenti fai qui? Si bighellona!?!) torna al quartier generale e attendi che ti siano date nuove istruzioni. Intesi? - ordini imposti con una calma glaciale, ordini che non ammettevano repliche. Helihel strinse le spalle e chinò il capo.
- Signor sì, signore... - bofonchiò abbassando le ali, mentre lentamente iniziava a teletrasportare il suo corpo astrale verso le sfere celesti.
- A presto carissima! - le giunsero come un'eco le parole di Berith, sfocata l'immagine del manrovescio inflitto all'infame dal loro superiore in loco, nell'arco di un solo secondo.
Ancora ignorava quando avrebbe ricevuto l'annuncio del nuovo incarico.
"Tsk, burocrazia..."
Dunque, poiché l'ozio era peccato, s'era affaccendata per il resto del dì unendosi alla preparazione della mensa del Signore, riservando il giusto tempo per l'adorazione e la preghiera secondo gli orari che dalla notte dei tempi scandivano la routine ultraterrena.
Com'era buon uso, ripassò mentalmente gli accadimenti della giornata per l'esame di coscienza.
Chissà cosa le era passato per la testa in mattinata, subito dopo le lodi: tornare di nuovo a sorbirsi i borbottii del capoccia sull'incompetenza e la mancanza di serietà dei novellini, ma soprattutto sopportare l'odiosissima presenza di quel rompiscatole del suo per-fortuna-ora-ex collega! Forse era colpa della nostalgia, forse il dispiacere per la fine dell'incarico... infondo, passo dopo passo, aveva seguito amorevole le sorti di quel micetto fino al passaggio a miglior vita. Poi i pensieri si volsero nuovamente verso l'essere insopportabile.
- Quel cretino del Berry... – sibilò in cagnesco.
Prima o poi avrebbe imparato a portarle il rispetto che le doveva, sentenziò con un moto di stizza. Helihel pregustava quel momento. Già si vedeva, grandiosa e terribile, con le mani e la veste fradicie del sangue nemico, a brandire una Lama Sacra sterminando demoni per l'onore e la gloria del suo Signore. E accanto a lei ci sarebbe stato il comandante Michael, inflessibile e impietoso contro le orde blasfeme, vestito della sua armatura dorata: lui era il migliore, il più grande, il suo idolo. Cosa avrebbe dato per essere sotto il suo comando... nessuno l'avrebbe più derisa come una sciocca!
"Muwahahah"
Nessuno avrebbe osato.
Ahi lei, almeno per il centenario a venire, questo desiderio non poteva restare nient'altro che un sogno. Le mancavano cento anni di apprendistato: come di norma era stata assegnata alla sezione animali-mammiferi, inoltre, prima di depositare la domanda per il corpo armato, un po' di esperienza nel campo custodia umana le avrebbe solo giovato. Conosceva bene l'antifona, c'era poco da fare, purtroppo.
Sospirò sconsolata, rassegnata all'amara realtà.
La compieta era passata da un pezzo e non avendo altre occupazioni Helihel pettinò i capelli bruni, dopodiché si coricò immobile a fissare in aria, intenzionata a cadere in profonda meditazione, senza tuttavia riuscirci. Se quella temporanea incapacità la alterava non poco, ancor più fastidioso era stare ad aspettare così con le mani in mano, girandosi i pollici. La stavano mettendo alla prova? Non lo sapeva, ma senz'altro tortura peggiore per lei non esisteva.
Silenzio, solitudine ed il bianco, ovunque.
Nessun benedetto rumore...
Ma, in teoria, quelle prime donne sfaticate dei Serafini non dovevano starnazzare gli inni del Signore vita natural durante?! E, in ogni caso, non potevano farsi dare il cambio dai Cherubini?
La prese il panico.
D'improvviso, nella desolazione, lo spazio ed il tempo assunsero una dimensione ed un peso. D'improvviso il bianco niveo e abbacinate della sua angusta celletta ultraterrena le parve intollerabile. Poi venne il turno della mortificazione più disperata: sapeva quanto poco fosse cosa buona e giusta provare determinate sensazioni, per una nella sua posizione.
Stava perdendo il controllo.
In quel suo spazio monacale, in quell'esatto istante di debolezza, il sentore d'una presenza estranea la salvò, proprio un attimo prima che la retta via fosse smarrita.
Strinse gli occhi ed esaminò l'area circostante, punto per punto; infine lo mise a fuoco: un minuscolo insetto dal corpicino nero, tutto compresso in un angolo. *L'osservò, tremulo nel suo colore così contrastante con il candore che la circondava* e, inspiegabilmente, quella strana visione sollevò il suo spirito sconvolto.
Incuriosita, s'alzo di scatto dalla sua posizione supina e raggiunse l'intruso. Il movimento inatteso doveva averlo allarmato poiché il coleottero sembrò irrigidirsi; Helihel avvertì vibrazioni d'incertezza e paura nell'aria.
- L-l-la p-p-prego eminenza, n-n-non m-mi faccia d-d-del male - una vocina flebile e balbettante giunse fino alla sua mente.
- Non temere, piccolo amico, non lo farei mai. Sai, sono un angelo, è contrario alla mia etica... - esibì tutto lo charme rassicurante che le avevano perfezionato durante un recente corso di aggiornamento.
La bestiola parve sollevata.
- C-che m-m-maleducato... n-n-non m-mi s-s-sono introdotto. I-i-il m-m-mio n-nome è Bob Bagrozzo, a-al v-v-vostro s-s-servizio m-mia s-s-signora – concluse con un inchino solenne.
- Quanta educazione e cavalleria Bob, ne sono compiaciuta. Ad ogni modo, il mio nome è Helihel -
- Potrei osare chiamarvi Lady Hell? - domandò reverente l'esserino.
- Non troppo paradisiaco, ma te lo concedo in virtù della tua chiara nobiltà d'animo - Bob fece di nuovo una leggera reverenza. - Ma ora dimmi, come sei arrivato qui eludendo i sensori dello scudo celeste? -
La creaturina si schiarì la voce e trasse un respiro profondo – In verità, lo ignoro mia Lady. - per incanto la balbuzie era scomparsa. - Vi vidi stamane discutere col vostro amico, pensai che non fosse una galanteria trattarvi come quel troglodita ha osato fare... una damigella come voi –
Helihel ricordò imbarazzata la propria reazione inopportuna e tutt'altro da gentil donna
– ...ad ogni modo, colpito da tanta beltade e fiducioso nella vostra bontà mi attaccai alla vostra veste quando saliste al cielo. -
- Non ne capisco il motivo – a parte l'infatuazione, si trovò a considerare lusingata l'angelo femmina.
- Semplice, mia signora. A causa della mia sofferenza. Ora, quale angelo, mi pare non possiate arrecar danno a creatura alcuna, dunque forse non saprete uccidere nemmeno il dolore che alberga in me, ma io credo che la vostra misericordiosa essenza saprà guarirlo. Ne sareste capace Lady Hell? Lo fareste per il vostro umile servo? -
Ci fu una pausa.
Helihel sorrise tenera in direzione di Bob.
- Senza saperlo mi hai appena salvato dal pericolo della perdizione, certo che potrei farlo. Innanzitutto raccontami, se non è troppo penoso per te, i motivi per cui la tua anima non può riposare, per favore -
La voce impostata, Bob cominciò a raccontarle, enfatizzando con ampi gesti, una storia strappalacrime sulle sue tragedie famigliari e le ignobili nonché deprimenti circostanze della sua morte, le quali gli avevano impedito di sfondare e diventare una leggenda del teatro, emergendo dalla massa degli squallidi attori della sua specie, come si meritava un talento della sua caratura.
Helihel ascoltava rapita e commossa le tristi vicende del nuovo amico – Come mi dispiace, la vita è proprio crudele a volte... - si soffiò rumorosamente il naso con un kleenex – Quindi tu saresti un artista? -
L'insetto si gonfiò, pieno d'orgoglio – Certamente! E dei migliori, se permettete! Sua signoria vorrebbe assistere a un saggio della mia bravura? -
- Volentieri. Prego, fai pure! - l'angelo decise di assecondarlo.
- Bene, allora canterò improvvisando qualche passo di danza per intrattenere vostra grazia -
Helihel annuì con forza, in un misto di scetticismo e curiosità.
- Un pezzo moderno e ritmato per magnificare codesto memorabile incontro, dunque -
Detto questo Bob Bagarozzo si levò sulle zampe posteriori estraendo da chissà dove un bastone ed un cilindro. Prese posizione con aria solenne ed infine attaccò:
We could be so good together
Ya, so good together
We could be so good together
Ya, we could, I know we could
Chiunque si sarebbe aspettato un ronzio sgraziato, invece il coleottero se ne uscì con un timbro caldo da blues man tanto sensuale da lasciare Helihel interdetta.
Tell you 'bout the world that we'll invent
Wanton world without lament
Enterprise, expedition
Invitation and invention
Parole che configuravano uno scenario d'intesa e amicizia, Helihel non poté non esserne toccata... lei sempre denigrata dai confratelli e dalle consorelle.
Ya, so good together
Ah, so good together
We could be so good together
Ya, we could, know we could
Alright!
Un assolo di tip tap le mostrò quanto fossero fluidi, precisi e curiosamente eleganti i passi dell'insetto. Nuovo sbalordimento s'aggiunse allo stupore.
Do da do do do do do bup bup de day
We could be so good together
Ya, so good together
We could be so good together
Ya, we could, know we could
Mentre cantava, Bob coinvolgeva la sua Lady con moine ammiccanti. Poi la invitò ad unirsi alla danza, per concludere in bellezza.
The time you wait subtracts the joy
Beheads the angels you destroy
Angels fight, angels cry
Angels dance and angels die
Helihel era troppo sorpresa ed estasiata per rifiutare.
Si persuase che danzare goffamente per il resto dello spettacolo improvvisato valesse tutte le punizioni del mondo, se serviva a dimenticare la frustrazione.
Cosa fare di Bob Bagarozzo? Sarebbe stato doloroso privarsi di un tale conversatore, d'un compagno che definire piacevole era riduttivo. Tenerlo con lei a rischio di un castigo, di una nota di demerito, di non poter mai congiungersi all'amato Michael? Domani avrebbe deciso. Domani. Ma Helihel sapeva che il suo Signore era il Dio del Perdono e l'avrebbe graziata, perché stava contravvenendo al protocollo certo, ma lo faceva per salvare quell'insetto dall'animo in pena, lo faceva per aiutare un altro dei Suoi figli.
We could be so good together
Ya, we could, know we could!
La storia ha partecipato ed ha superato il primo girone dell' X-Contest lanciato da Shanny, Morty & Princy. La sfida consisteva nello scrivere una storia che contenesse il maggior numero possibile dei seguenti prompt:
- Personaggio: l’Angelo
- Citazione: “Could you ever kill the pain in my heart, even though they say angels don’t kill?” (Angels don’t kill - Children of Bodom)
- Colore: bianco
-Immagine: img151.imageshack.us/img151/7833/venganzamarisasarimaxy0.jpg
Con mio sommo stupore, sono riuscita a inserirli tutti. <3
Rispetto alle altre classificate, la mia storiella idiota è poca cosa, perciò vi consiglio caldamente di sfogliare il topic del concorso per trovare i link agli altri lavori, non ve ne pentirete^^
Un grazie alle giudicesse, ai gareggianti, a chi leggerà e/o commenterà.
**La frase tra gli asterischi appartiene a Maki-chan. Riprodotta in maniera letterale come omaggio, in quanto ha ispirato la parte finale della storia.
La canzone nella performance di Bob Bagarozzo si intitola “We Could Be So Good Together” e appartiene ai Doors.








