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Tulipano bianco di Arwen88
Categoria: Anime e Manga - Witch Hunter Robin
Rating: Per tutti
Personaggi: Miho Karasuma, Nuovo Personaggio
Genere: Malinconico, Romantico
Note: Missing Moment, Oneshot, What if?
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Capitolo pubblicato il 30-03-2010
Commenti al capitolo - 1

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Partecipa allo SfigaFandomFest, prompt: Witch Hunter Robin, Karasuma, tulipano bianco



Tulipano bianco
Dichiarazione d'amore






Miho Karasuma correva col capo chino, tenendo sollevato il colletto del giaccone
con le dita gelate nel tentativo di non lasciar arrivare ai vestiti la pioggia che impietosamente sferzava la sua figura, unica passante in quella strada di quartiere, poco frequentata a quell'ora tarda, con quel temporale.
Fermò la sua corsa sotto una piccola tettoria, voltandosi verso la strada, osservando senza un vero interesse le due auto parcheggiate, i colori smorzati dalla pioggia. Karasuma si toccò i capelli con le dita, controllando il danno.
Si perse nei suoi pensieri, la mente quasi apatica, mentre continuava a strofinare un piccolo ciuffo.
Lo lasciò andare, il braccio che ritornava al fianco, giusto un attimo prima che una voce alle sue spalle la facesse sobbalzare, facendole quasi estrarre l'arma.
Ma dietro di lei c'era solo un uomo con un girocollo nero ed un paio di jeans coperti da
un grembiule verde: aveva le mani alzate, gli occhi sgranati ed un sorriso rassicurante.
-Mi scusi, non volevo spaventarla. Ho visto che si era fermata davanti al mio negozio e volevo sapere se era tutto ok.-
Solo allora la donna si accorse di essersi fermata davanti al negozio di un fioraio. Rilassò le spalle, sorridendo a mo' di scusa.
-No, mi dispiace, non volevo farla preoccupare, è che non mi ero accorta qui ci fosse un'attività.-
-Sì è fermata per via della pioggia, vero? Ha dimenticato l'ombrello?-
Senza sapere nemmeno perché, Karasuma si sentì in imbarazzo, annuendo, come avesse nuovamente solo tredici o quattordici anni.
Ma prima che potesse schiarirsi la voce per dire qualcosa, l'uomo era tornato dentro al locale, per uscirne poco dopo con un ombrello.
-Prenda, lo tenevo nel caso mi capitasse di dimenticarlo a casa. Oggi però non mi serve.-
Karasuma esitò per un attimo prima di allungare la mano, prendendolo.
Chiuse gli occhi, lasciando che le immagini scorressero nella sua mente.
Sorrise, vedendo l'uomo prendersi cura delle piante, parlandogli, componendo dei mazzi: c'era tanta pace in quel posto.
Riaprì gli occhi, guardando l'uomo che l'osservava ancora col sorriso.
-La ringrazio.-
-Le va un tè?-
Karasuma rimase senza parole, stupita per quell'invito così improvviso.
-Volentieri.-


Miho posò la tazzina sul piattino soddisfatta per il tepore che si stava diffondendo in lei.
Erano in una sala da tè poco distante dal negozio di quell'uomo, Jordan, e parlavano da ormai quasi mezz'ora.
Le sembrava di essere ritornata una ragazzina, come fosse al primo appuntamento, e si ritrovava a ridere per quegli aneddoti che lui le raccontava con sguardo felice.
Si chiese se era una sua impressione o se ci fosse davvero caldo in quel posto, ma il pensiero passò in secondo piano quando lui le chiese di parlare della sua vita.
La donna esitò, il sorriso per un attimo incerto, ma poi prese a parlare: le sue passioni, gli studi.
-E ora cosa fai?-
Karasuma abbassò lo sguardo, sfiorando la ceramica della tazzina.
-Mi occupo di sicurezza pubblica.-
-Davvero?-
Sorrise della sorpresa sul viso di lui, chiedendosi come avrebbe reagito se avesse specificato di farlo per conto della STNJ.
-E tu? Come mai proprio fioraio?-
Così scoprì che per Jordan i fiori erano una passione che aveva deciso di seguire sin da dopo il diploma, aprendo dopo un po' la sua piccola attività. Non aveva molte entrate ma almeno era felice di fare ciò che amava.


Karsuma esitò, la mano sulla maniglia della porta del negozio: all'interno Jordan le dava le spalle, spostando dei grossi vasi.
Inspirò a fondo e abbassò la maniglia, entrando.
Il campanellino sopra alla porta tintinnò attirando l'attenzione del proprietario.
Quando vide chi era la nuova arrivata lo sguardo dell'uomo sembrò illuminarsi mentre lei si fermava a pochi passi, imbarazzata.
Ma non era più una ragazzina.
-Ti ho riportato l'ombrello.-
-Non dovevi...-
-Ero... qui vicino.-
E quelle poche parole sembrarono così finte, la semplice scusa che erano.
Jordan fece finta di non accorgersene, traendola d'impaccio, trascinandola in una conversazione animata su dei libri che piacevano ad entrambi, e Miho si ritrovò a rilassarsi ancora, la risata libera di pochi giorni prima che tornava a farsi sentire mentre senza neppure accorgersene faceva un passo in avanti, allontanandosi dalla porta.

-Ah, questo è per te.-
Rimase sorpresa, prendendo dalle mani del fioraio il vasetto dove stava una pianticella tutta verde con quello che sembrava essere un fiore ancora in attesa di schiudersi.
-È un tulipano.-
-Di che colore è?-
-Questa è una sorpresa, vedrai col tempo...-


Jordan stava sistemando delle ortensie davanti alla vetrina del negozio, approfittando del momento di quiete dalla pioggia.
Dei ragazzini correvano per strada, giocando con un pallone, le urla che si alzavano nella via.
Improvvisamente una pallonata arrivò a pochi centimetri dall'uomo, abbattendosi sulle piantine appena sistemate, facendole rovinare a terra, strappandole dai loro vasetti e spezzandole.
Uno dei ragazzini corse fino al suo fianco mentre lui si alzava, prese il pallone e corse via senza dire niente, senza una parola di scusa.
Jordan smise di guardare le piantine, voltandosi verso i ragazzi che ormai erano corsi via, non sapendo neppure lui cosa dire o fare.
Aveva voglia di urlare, ma non sarebbe cambiato nulla, così tornò a voltarsi verso le piantine e si inchinò per raccoglierle, lo sguardo carico di dolore e rabbia.
Prese i vasetti tra le braccia, portandoli dentro: non fece però neanche due passi all'interno del negozio che le piantine all'improvviso si scurirono, appassendo rapidamente, morendo.
Jordan rimase a fissarle con gli occhi sbarrati mentre il tintinnio del campanello cessava rapidamente.


Karasuma sedeva sul divanetto dell'ufficio della STNJ con una tazza di tè tra le mani, pensosa, quando Robin le si avvicinò.
-Tutto ok?-
La donna alzò lo sguardo, sorridendole.
-Sì, Robin: tutto ok. Stavo solo pensando.-
La ragazzina annuì appena mentre alle sue spalle arrivava Yurika con in viso un sorriso sardonico.
La giovane sollevò un dito, come volesse rimproverarla.
-Io lo so che cos'hai!-
Karasuma sgranò gli occhi, improvvisamente in imbarazzo.
-Sei... innamorata!-
Robin si voltò verso Doujima, stupita.
-Innamorata?-
Dall'altra parte dell'ufficio Sakaki cadde dalla sedia, imprecando a bassa voce.
Yurika lo guardò seccata.
-Poi dice che sono io quella che si impiccia...-
Karasuma strinse la tazza di tè fissando il liquido ambrato, notando in esso il riflesso della giovane che si sporgeva verso di lei.
-Allora? Che tipo è?-
La donna sorrise appena prima di sollevare lo sguardo su di loro.
-Un uomo per bene.-
Robin le sorrise allegra.
-Sono contenta per te!-
Ma Yurika le guardò entrambe con una specie di shock in viso.
-Come sarebbe a dire, non hai intenzione di dirci altro? E tu ti accontenti pure!-
La ragazzina la guardò confusa.
-Perché? Cos'altro c'è?-
-Ma come "cos'altro c'è?"!-

-Robin, andiamo.-
-Sì!-
Robin si voltò verso Amon interrompendo la discussione, facendo per andarsene, ma la voce di Karasuma la fermò.
-State uscendo in missione?-
La piccola rispose infilandosi il soprabito scuro.
-Sì. Abbiamo ricevuto l'ordine di prendere in consegna uno stregone, dicono che abbia un potere pericoloso.-
-Robin!-
-Arrivo!-

La guardarono correre via appresso ad Amon finché Doujima non si voltò verso di lei, incuriosita.
-Ma oggi non era il tuo giorno libero?-
La donna sorrise, alzandosi dal divanetto.
-Sì, ero passata giusto per prendere un paio di cose.-


L'orologio ticchettava piano sopra al mobiletto e, nonostante non lo volesse, di tanto in tanto Karasuma si ritrovava a lanciargli occhiate ansiose, persino ora, mettendosi gli orecchini davanti allo specchio.
Deglutì, un po' nervosa, passando le mani sul vestito chiaro. Sospirò, guardandosi riflessa nello specchio.
-Speriamo bene... Inizio ad essere troppo vecchia per queste cose.-
Ma d'improvviso nello specchio vide il fiore, il vasetto poggiato sul davanzale della finestra, le foglie verdi che lentamente iniziavano ad aprirsi, segnale che presto sarebbe sbocciato, e sorrise.
Lei sapeva ciò che quel fiore era capace di trasmetterle.
La aspettava un appuntamento galante.


Karasuma aspettò seduta al tavolino del ristorante per una mezz'ora buona prima di alzarsi per fare una telefonata. Ma dall'altra parte squillava a vuoto senza che nessuno rispondesse.
Guardò il display con una brutta sensazione alla bocca dello stomaco prima di rivolgere un'occhiata al tavolino prenotato da Jordan.
Tornò a sedersi.
Col passare dei minuti, e poi delle ore, sentiva sempre più gli sguardi di pietà delle altre donne nel locale puntati su di lei: si sentiva stupida, lì ad aspettare.
Nessuno si presentò all'appuntamento e, un'ora e mezza e tre bicchieri d'acqua dopo, Karasuma chiese il conto, lasciando il locale, l'amarezza nello sguardo.






Karasuma sedeva al tavolo di casa sua, una tazza di tè tra le mani, una vestaglia da camera rosa chiusa in vita dal cordoncino, gli occhi un po' rossi.
Erano passate quasi ventiquattro ore da quel disastroso appuntamento.
E le parole di Yurika e Robin, quelle sentite in ufficio quella mattina, continuavano a girarle in testa.

-Allora è questo lo stregone?-
-Sì.-
-Era davvero così pericoloso come dicevano?-
Robin aveva scosso il capo, lo sguardo basso.
-No, figurati che quando siamo arrivati da lui non ha fatto altro che sorridere un po' amaramente e dire che sperava di avere almeno qualche giorno in più, ché aveva un appuntamento.-
-Un appuntamento! E quello per lui era più importante che finire tra le grinfie della Solomon?-
Robin annuì, guardandola: -Pare di sì. Non ci ha nemmeno attaccati, ha solo chiesto che consegnassimo una lettera, ma la Solomon ha portato via anche quella.-
Si era avvicinata a loro, tanto per pensare ad altro che alla sera prima. Ma sullo schermo del pc c'era la foto di lui, e aveva sentito le proprie gambe tremare.
-È... È quello lo stregone che siete andati a prendere ieri?-
Robin l'aveva guardata un po' preoccupata -doveva avere un'espressione terribile-, annuendo.
E Yurika le aveva chiesto se stava bene.

Erano state gentili con lei, l'avevano persino riaccompagnata a casa e Doujima aveva quasi litigato col capo per farle avere un'altra serata libera.
Ma questo non cambiava che lui ora non ci fosse più.
Se non avesse avuto il giorno libero... forse lei stessa avrebbe dovuto compiere quell'arresto. Karasuma si passò una mano sul viso, rifiutandosi di pensarci.
E ora, di quell'amore nato sotto la pioggia, tra due persone tanto simili, non rimaneva altro che un tulipano bianco, finalmente sbocciato.




Nota: il significato del tulipano è "dichiarazione d'amore", il colore bianco è per l'amore puro.


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