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Memorie di Arwen88
Categoria: Libri - Altri
Rating: Per tutti
Personaggi: Non indicati
Genere: Introspettivo, Romantico
Note: Slices of life
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Capitolo pubblicato il 30-03-2010
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Questa fanfiction non è a scopo di lucro. I personaggi appartengono ai rispettivi ideatori e detentori di Copyright.

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Fandom: L'abito di piume, di Banana Yoshimoto
Genere: Introspettivo, Romantico
Avvertimenti: Slices of Life
Rating: Verde
Partecipa alla Caccia alle Uova, le parole ci sono, ben nascoste nel testo ma ci sono.



Ho amato questo libro, e questa storia la dedico a Stefano, perché è nata dal suo parlare di foto e album fotografici e perché continua a sopportarmi nonostante odi lo yaoi.




Memorie






Le dita afferrarono delicatamente la grossa pagina, voltandola, scoprendo altre sei o sette foto che avevano immortalato momenti ormai quasi scomparsi dalla sua memoria. Guardando quei visi sorridenti, quegli abiti ora vecchi, passando piano la mano su quella carta liscia, a Hotaru parve di togliere il velo bianco che aveva coperto quei ricordi, come una spessa patina.
Ed ecco, erano lì: si trovavano nella cucina di Mitsuru, laddove lui preparava ancora il ramen per gli affezionati alla sua attività, lei sorrideva, felice e un po' imbarazzata con il braccio sinistro del ragazzo sulle spalle. Anche lui sorrideva, il suo più bel sorriso immortalato in quella foto, gli occhi che brillavano, le guance un po' rosse.
Era stata Rumi a scattare quella foto.

Quella era la seconda volta che Hotaru la portava al locale. In effetti la prima volta le aveva fatto conoscere Mitsuru per poterle chiedere un consiglio e Rumi si era dimostrata subito entusiasta, chiamandolo, quando erano sole, il "suo futuro quasi cognato".
Non erano valse le proteste sul fatto che lui non le avesse chiesto niente: la ragazza si limitava a sorridere e guardarla con quello sguardo che acquisiva a volte, come guardasse qualcosa su un piano della realtà totalmente differente.
Quella seconda volta Rumi le aveva telefonato al locale della nonna, chiedendole se potessero andare dal maestro di sci anche quella sera.
Da principio doveva ammettere di essersi stupita, ma poi si era accorta che sì, aveva voglia di ramen, o forse solo di quel tipo di tepore caldo e rilassante che il cibo preparato dal giovane era capace di donarle, e così aveva acconsentito con un lieve sorriso.
Inutile dire che si era sorpresa ancora di più quando Rumi l'aveva raggiunta in strada con una macchina fotografica tra le mani; la ragazza non aveva voluto spiegarle niente, portando invece il discorso sul pacco che Hotaru teneva tra le braccia, la torta allo yogurt, la nuova specialità ormai perfezionata della nonna.

Mitsuru le aveva accolte con un sorriso, preparando subito le due porzioni di miso ramen che le ragazze gli avevano ordinato prendendo posto al bancone.
Lui chiacchierava allegramente come sempre e Rumi stava seduta composta, fissandolo come se non lo vedesse, sentendo forse più il suo tono e i sentimenti nascosti dietro ad esso più che le sue parole. Hotaru, dal canto suo, cercò di mantenere il filo del discorso, nonostante cercasse al contempo di registrare i suoi movimenti, forse nel tentativo di capire meglio qual era la piacevole sensazione che sentiva dentro di sé in quei momenti.
Il ragazzo si muoveva velocemente, prendendo i germogli freschi, le uova, il burro, il pepe, cucinando con fare esperto.
Lei e la sua quasi sorella avevano mangiato di gusto anche quella sera, felici di quel cibo che sì, sembrava una stupidaggine comprarlo fuori visto che potevano benissimo farselo da sole, però sembrava avere quel pizzico di sapore in più dato dal mangiare qualcosa preparato con affetto e passione.
Tra un boccone e l'altro avevano continuato la conversazione con Mitsuru.
Hotaru ricordava di aver notato uno strano sguardo quella sera nei suoi occhi ma proprio non era riuscita a capirne il motivo o a cosa potesse essere ricondotto.
Poi nella cucina era arrivata la madre di Mitsuru e lei l'aveva presentata alla sua quasi sorella.
Rumi aveva sorriso alla donna con un grande affetto, come una nipote che vede una zia dopo molto tempo.
A ben ripensarci forse lei riusciva a vedere la presenza del Signor Ōtake ancora al fianco della donna.
Rumi e la signora parlarono della mamma di lei, la veggente, che a tutt'ora lavorava ancora in Danimarca, e della Dea della Stazione degli autobus.
Per un attimo aveva temuto che Rumi, sempre persa in chissà quale mondo, parlasse alla donna delle confidenze sulla loro famiglia che Hotaru le aveva fatto, perché sarebbe stata una gran bella frittata, ma lei anzi si comportò meravigliosamente.
E così, quando Rumi tirò fuori la macchina fotografica, Hotaru era tanto presa dai discorsi da essersene addirittura dimenticata.
Ma prima che potesse chiederle ancora perché l'avesse portata, la madre di Mitsuru fece un annuncio: sarebbe partita per un viaggio programmato.
Rimasero di stucco, Hotaru e Mitsuru, stupiti per la veloce ripresa dello stato fisico e psicologico della donna e soprattutto perché questa aveva scelto proprio un viaggio programmato nonostante i fatti del passato.
Rumi invece rimase semplicemente seduta a sorriderle, come pensasse che quello era un passo che prima o poi sarebbe stato fatto e perciò non ci fosse molto di che sorprendersi.
Mitsuru decise però che bisognava festeggiare e disse che sarebbe andato a prendere due bottiglie di sakè dal piano inferiore, chiedendo a Hotaru di accompagnarlo.
Lasciarono la Signora Ōtake e Rumi al bancone a parlare di viaggi.

Quando furono soli, Hotaru seppe perché lo sguardo del giovane uomo quella sera fosse tanto felice.
Lo scoprì quando si fermò davanti a lei, voltandosi per guardarla negli occhi e prendendole le mani.
Di quel momento riusciva a ricordare solo le labbra del ragazzo, probabilmente aveva fissato quelle per tutti i minuti seguenti, durante tutto il discorso che le fece, senza invece incontrare i suoi occhi.
Quella sera, Mitsuru le aveva chiesto di sposarlo.
Non era stato come nei film, non si era inginocchiato davanti a lei e lei non era scoppiata in lacrime.
Le aveva tenuto le mani tra le proprie e Hotaru era semplicemente rimasta un po' imbambolata.

Quando tornarono da loro, mano nella mano, la sua quasi sorella e la sua futura suocera smisero improvvisamente di parlare, voltandosi e guardandoli con un sorriso.
Allora, ancora una volta, sentì il loro amore, il loro affetto, avvolgerla, tranquillizzandola.
E il leggero timore che l'aveva colta per un irrazionale attimo all'improvvisa richiesta evaporò come la neve che in inverno si accumula vicino al fiume quando poi spunta il sole.



Il rumore del piccolo vassoio appoggiato sul tavolino davanti a lei riscosse Hotaru dai suoi pensieri, facendole alzare lo sguardo sulla teiera e le tazze di tè ora sulla superficie lignea.
Mitsuru le sorrise, sedendosi sul divano al suo fianco, piegandosi sull'album di fotografie, prendendo improvvisamente l'espressione di chi si immerge nei ricordi.
Non era cambiato poi molto, era rimasto il bel giovane che era allora. Ed in fondo non era passato neppure tanto tempo.
Hotaru gli passò l'album, e lui lo tenne sulle ginocchia mentre lei si sporgeva verso il tavolino con prudenza, i movimenti un po' impacciati dal grande pancione che da qualche mese la caratterizzava.
Quando tornò ad appoggiarsi al divano, la tazza di tè caldo tra le mani, Hotaru scoprì il marito intento a scostare la sottile pellicola trasparente che proteggeva le loro foto.
Mitsuru tolse tra tutte proprio quella che aveva rapito lei e la voltò, sogghignando appena per la scrittura a zampa di gallina tracciata sul retro bianco.
La calligrafia di Rumi.
Hotaru e Ōtake, finalmente insieme.





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