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Perché mi sono esposto di Arwen88
Categoria: Anime e Manga - Witch Hunter Robin
Rating: Per tutti
Personaggi: Amon
Genere: Introspettivo, Malinconico
Note: Oneshot
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Capitolo pubblicato il 29-03-2010
Commenti al capitolo - 1

Questa fanfiction non è a scopo di lucro. I personaggi appartengono ai rispettivi ideatori e detentori di Copyright.

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Perché Amon si è esposto, dando gli occhiali a Robin? Ecco il mio tentativo di dare una domanda a questo quesito. Si tratta (mi pare che sia) più che altro di un flusso di pensieri. Punto di vista di Amon.
Partecipa allo SfigaFandom Fest, prompt: Witch Hunter Robin, Amon, cane da guardia




Perché mi sono esposto





-Piuttosto, dimmi della faccenda degli occhiali di Robin. Non riesco proprio a capire perché tu abbia deciso di esporti.-
Amon rimase voltato verso il vetro, osservando i colleghi nell'altra stanza.
La sua mente si rifiutava di tacere, senza prestare veramente attenzione alle parole del capo.
Cosa voleva sapere di preciso quell'uomo che con Robin nemmeno aveva parlato per più di dieci minuti in tutto?
Perché l'aveva fatto?
Mah, forse era per essere sicuro di non venir messo al rogo per sbaglio dalla collega, o forse era per rendere migliore la squadra, d'altra parte lui era il comandante.
O forse perché se la ragazza avesse controllato meglio i suoi poteri ci sarebbero state minori possibilità che si facesse del male da sola.
Sì, ma in fondo la domanda non era quella: perché si era esposto?
Mm. Forse non voleva che morisse anche lei.
Nonostante con tutta probabilità fosse stata mandata lì con qualche scopo, non cambiava che fosse troppo giovane per morire, soprattutto per venir uccisa.
Per una volta aveva deciso che era meglio muoversi prima che fosse troppo tardi, prima che ancora una volta una sua partner finisse male.
Finivano sempre male.

-Comunque ormai è cosa fatta, ti considererò personalmente responsabile di tutto quello che fa.-
Amon si voltò finalmente verso di lui.
-Come lei desidera.-

Uscendo dall'ufficio quasi sorrise: in fondo come prezzo non era neppure tanto alto.
Sapeva che sarebbe stato meglio non legarsi a quella ragazzina, naturalmente poteva finire come l'ultima volta.
Ma stavolta si sarebbe impegnato, sarebbe stato più che "responsabile" di lei, più di un cane da guardia, l'avrebbe protetta da quei mostri, quelle persone che si spacciavano per salvatori.

Arrivò nell'ufficio, erano tutti là, parlavano. Robin discuteva di qualcosa con Michael.
-Robin, c'è una missione: dobbiamo andare.-
Lei si era voltata, sorpresa. Subito però aveva sorriso ed era corsa a prendere il soprabito.
La seguì lungo il corridoio, diretti all'ascensore.
Sentiva distintamente lo sguardo di Michael fisso sulla propria schiena.
Quel ragazzino si stava affezionando un po' troppo a Robin. Forse sarebbe stato meglio non si legassero troppo. Nessuno di loro. Erano i suoi uomini, la sua squadra, e per quanto si potesse impegnare non poteva essere certo di proteggerla. Non voleva che loro perdessero un'altra amica, non voleva farli stare male ancora.
Non dopo che aveva provato sulla sua stessa pelle quanto potesse fare male essere l'oggetto della loro diffidenza, dei loro sguardi freddi, sospettosi di lui. Nessuno lo aveva detto ma il gelo che si era formato tra loro diceva chiaramente che sapevano, lo sapevano, che era colpa sua se lei era morta.

Per questo non poteva considerare Robin una partner, non dopo ciò che era costretto a fare l'ultima volta. Ma -c'era sempre un "ma"- lo desiderava davvero, nonostante ogni volta che lei ne facesse cenno le rispondesse in malo modo. Non poteva farci niente, era tutta colpa di quel dolore nel petto che sentiva ogni volta, quel desiderio di avere davvero una partner, qualcuna che si fidasse di lui, di cui potersi fidare, che gli stesse alle spalle assicurandosi che niente andasse male.
Di cose che possono andare male ce ne sono sempre anche troppe.
Sarebbe stato bello avere ancora un po' di fiducia. Da parte di qualcuno. Magari da parte di quella ragazzina che sembrava tanto interessata a lui.
Non era certo nemmeno lui di perché l'avere la sua fiducia stesse diventando così importante, ma c'era una cosa di cui era sicuro: non poteva rischiare di buttare via un altro pezzo del suo cuore insieme ai bossoli che avrebbero provato il suo peccato, l'esecuzione della missione.
E a costo di sembrare una bestia, un senza cuore, a costo di perdere la fiducia della squadra spacciandosi per l'assassino dei loro amici, sarebbe anche scomparso dalla circolazione se fosse servito, avrebbe finto di aver eseguito gli ordini, li avrebbe tenuti all'oscuro di tutto, ma avrebbe fatto in modo che lei non venisse uccisa.

Era l'ultima possibilità di rimanere legato a qualcosa, di non perdersi anche lui in quelle ferite che mutilavano il suo spirito.
Sarebbe stato un cane da guardia, duro e spietato, e di nascosto l'avrebbe protetta, a costo della propria vita.



-Forse è perché, sinceramente, penso che le mie mani siano già abbastanza sporche di sangue.-
In risposta a quel sussurro che si era perso nell'eco del garage, Robin si voltò, gli occhi sgranati per la sorpresa.
-Scusa, hai detto qualcosa?-



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