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Primo incarico di Arwen88
Categoria: Anime e Manga - Witch Hunter Robin
Rating: Per tutti
Personaggi: Nuovo Personaggio, Robin Sena
Genere: Malinconico
Note: Missing Moment, Oneshot
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Capitolo pubblicato il 28-03-2010
Commenti al capitolo - 1

Questa fanfiction non è a scopo di lucro. I personaggi appartengono ai rispettivi ideatori e detentori di Copyright.

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Ho provato ad immaginare come può essere iniziato tutto, quando Robin era ancora in Italia. Padre Marco è una mia invenzione, naturalmente.
Partecipa allo SfigaFandomFest, prompt: Witch Hunter Robin, Robin, -Il tuo vero incarico sarà...-



Primo incarico





La luce del sole cadeva a cascata dalle vetrate colorate, sul pavimento consumato dal tempo, consumato dai passi di centinaia di monaci che nel tempo vi erano passati sopra. Niente però riusciva a scaldare quelle pareti gelide, quell'aria fredda, né riusciva a interrompere il silenzio che avvolgeva quelle sale, nonostante i mormorii degli uomini in saio, nonostante il frusciare delle vesti.
Tutti i rumori sembravano troppo flebili. Tutto il monastero sembrava sospeso in un pomeriggio cupo, quando le nuvole offuscano la luce e sembra stia per piovere. Alcuni dicevano dipendesse dalla decadenza dei poteri della Casa Madre, altri dicevano che era colpa degli elementi corrotti che come un cancro si impadronivano della loro società perfetta, pezzo per pezzo. Ma erano solo lievi mormorii: fare simili discorsi era proibito, se ci tenevi alla tua salute. Persino in un luogo di pace come quello.


I passi veloci di Robin risuonarono sul pavimento del porticato, rimbombando appena nel giardino italiano del monastero.
La ragazza camminava veloce, un leggero sorriso sulle labbra, uno scintillio particolare negli occhi: stava per rivedere Padre Giuliano, l'uomo che l'aveva cresciuta, il prete che si era preso cura di lei sin da quand'era bambina, affidandola poi a quei frati.
Quando li incrociò, due monaci si voltarono per seguirla con lo sguardo, reprimendo i loro sorrisi, soddisfatti per quel piccolo gioiello che avevano lavorato.
Sarebbe stato il loro tesoro più grande, capace addirittura di sradicare il male di quel mondo: presto sarebbe diventata una nuova cacciatrice.

La ragazzina si fermò di colpo, proprio davanti alla porta del Padre Superiore, incerta per un attimo. Alzò la mano pallida e bussò con due colpi secchi.
Una voce familiare aldilà del legno scuro la invitò ad entrare e lei abbassò la maniglia, facendo il suo ingresso nella stanza. Perse la cognizione del buon costume per un momento, precipitandosi con un sorriso dal suo tutore e inchinandoglisi davanti, baciando la mano che lui le aveva teso.
-Robin... Ti stavamo aspettando.-
-Padre Giuliano, sono felice che sia venuto qui!-
-Alzati, piccola.-
Ascoltando la sua voce matura, Robin si alzò, allontanandosi di un passo da lui, fede e ammirazione nel suo sguardo.
-Mi hanno detto che mi volevate parlare.-
Il Padre Superiore indicò con un gesto della mano una sedia alla loro pupilla, invitandola a prendervi posto.

-Come tu ben sai, Padre Giuliano ti ha affidato alle nostre cure anni fa perché noi ti crescessimo, aiutandoti ad affinare le tue capacità, in vista del giorno in cui saresti potuta essere d'aiuto alla Solomon in quanto cacciatrice. Ora, finalmente, è arrivato il momento in cui potrai mostrare il frutto dei tuoi sforzi. Per questo Padre Giuliano è venuto qui oggi, per affidarti il tuo primo compito.-
Ma prima che potesse continuare, Giuliano lo interruppe, alzando una mano.
-Forse sarebbe il caso di continuare in altro luogo questa conversazione, magari muovendoci.- Si voltò verso la ragazzina, sorridendo leggermente. -Questa discussione è prettamente privata, penso però che ormai non ci siano molti luoghi al sicuro da orecchie indiscrete. Se invece camminassimo...-

Di lì a poco si ritrovarono tutti e tre a camminare per i corridoi del monastero, i due uomini intenti a spiegarle i fatti che avvenivano attorno a lei, in una conversazione tanto fitta quanto quasi muta, giacché niente si poteva sentire delle loro parole a più di mezzo metro di distanza dalle loro bocche.
-Le varie divisioni sparse per il mondo della STN si occupano di cacciare le streghe e gli stregoni che usano i loro poteri per fare del male alla brava gente, tuttavia, come in ogni cestino, c'è sempre una qualche mela marcia. In questo caso è stato trovato un problema nella sezione giapponese. Ora, la Casa Madre vuole che tu riferisca sul modo di lavorare della STNJ: pare che qualcosa non vada come dovrebbe, probabilmente qualcuno ha le mani impegnate in loschi affari e dobbiamo scoprire di chi si tratta.-
Il Padre Superiore portò le mani avanti, la voce che quasi si abbassava ancor di più.
-Per carità, questo non vuol dire che vi siano coinvolti tutti, di sicuro non è così: alcuni di loro ne sono probabilmente completamente ignari, non devi credere che tutti là siano colpevoli. Tuttavia, è importante scoprire quanto più possibile su questi fatti.- Padre Marco si tolse gli occhiali con un gesto stanco, massaggiandosi il setto nasale con le dita della mano libera. -E sono sicuro che anche tu puoi capire quanto questo sia importante.-
Robin annuì. Padre Giuliano prese la parola, portando l'attenzione su di sé.
-Dovrai lavorare al loro fianco, entrare in confidenza. Per quanto non possa essere piacevole come termine... dovrai spiarli.-
Il Padre Superiore abbassò lo sguardo, l'aria afflitta.
-È una cosa disdicevole, davvero disdicevole, soprattutto per una ragazzina giovane come te. Ma devi capire che questo è molto importante per la Casa Madre.- L'uomo si fermò ancora una volta prima di stringere le labbra con forza, lo sguardo che si spostava verso il resto del corridoio, senza per altro vederlo realmente. -Buona fortuna, piccola mia, spero che tu possa in futuro ritornare qui da noi.-
Così, senza dire altro, il monaco si allontanò da loro, lasciandoli l'uno affianco all'altra. Robin seguì quella figura con uno sguardo carico di affetto, finché non fu distratta dallo schiarirsi della voce del suo tutore. Subito si voltò verso di lui, pendendo dalle sue labbra.
Sperando in un cenno di orgoglio, fremendo nel desiderio di dimostrarsi all'altezza delle aspettative di quell'uomo che tanto aveva fatto per lei.

-Padre Marco non era molto d'accordo con questa missione, soprattutto perché è preoccupato per te.-
Ancora una volta, Robin si voltò verso dove il superiore si era diretto, le labbra socchiuse per lo stupore.
-In ogni caso, si è naturalmente piegato al volere della Casa Madre.-
Qualcosa, nel tono di voce del Padre, sorprese Robin, ma fu solo un istante: abbassò il capo, riflettendo, ma poi sorrise. Era grata a tutti coloro che per tanto tempo si erano presi cura di lei, proteggendola e istruendola. Ma ora era arrivato il momento di lasciare il nido, e di imparare a volare con le proprie ali.
-Sono felice di poter essere d'aiuto.-
Padre Giuliano la osservò attentamente da dietro le lenti scure di quegli occhiali moderni che tanto si discostavano col suo modo di vestire.
-Ora che siamo soli, ti devo parlare di un'altra missione affidatati direttamente dalla Casa Madre.-
L'uomo si guardò attorno, assicurandosi che ci fossero solo loro due, e abbassò la voce.
-Non dovrai farne parola neppure col tuo superiore, né qui né in Giappone. Il tuo vero incarico sarà trovare informazioni sul Frammento della Saggezza.-
-Il... Frammento della Saggezza? La Reliquia del Potere?-
Padre Giuliano chiuse un attimo gli occhi.


Robin camminava sul pavimento liscio dell'area check in dell'aeroporto, accompagnata da un monaco che le portava la valigia e dal Padre Superiore del monastero. L'uomo le passò una busta di carta.
-Qui ci sono il biglietto dell'aereo e l'indirizzo della sede della STNJ. Al tuo arrivo qualcuno verrà a prenderti. Sarai sotto la direzione di Zaizen, il capo della divisione. È stato deciso che sarai la partner di Amon, il capitano della squadra di cacciatori.-
Robin si voltò verso l'uomo, un lampo di stupore nello sguardo.
-Amon? Quell'Amon?-
Il Padre annuì severamente.
-Sì, il cacciatore di cui è giunta voce fino a noi, qui in Italia. Si dice che sia il migliore. Ma nessuno ha mai scoperto se abbia un potere o meno. In condizioni normali ti direi che di lui puoi fidarti... Ma la verità è che in questo momento non so proprio su chi all'interno di quella squadra tu possa fare affidamento.-

Il trio si fermò davanti ad una hostess e Robin si congedò dagli uomini prima di passare dal metal detector.
-Fa attenzione, piccola Robin: pregheremo per te, ma tu fa attenzione.-
Il giovane monaco le sorrise, sistemandosi sul naso gli occhiali dalla montatura scura.
-Ti manderemo la Vespa il prima possibile!-
Ma ad un'occhiata seccata del superiore chinò il capo, contrito.
Robin sorrise con affetto a quelle persone che le erano stati vicine per tanto tempo, praticamente crescendola, e che ora si stavano preoccupando per lei.
Rispose lentamente, rassicurandoli.
-Andrà tutto bene, non dovete preoccuparvi... Spero di potervi rivedere presto.-
-Anche noi, Robin.-
-Non affaticarti troppo.-
-Sì, state tranquilli.-
Si strinsero la mano, sorridendosi appena.
E ci fu un attimo di disagio: tutti sapevano che lei forse non sarebbe tornata, che se la missione fosse andata bene forse la Casa Madre l'avrebbe impiegata altrove, che magari avrebbe passato mesi, se non anni, in quella divisione giapponese. E che non c'erano parole per poter dire addio ad una ragazzina che hai visto crescere e che ora -forse un po' troppo presto- stava andando via, per volare con le proprie ali, verso un futuro decisamente pericoloso e privo delle protezioni e sicurezze che fino ad allora si erano sforzati di darle.
Ma in fondo Robin era la pupilla di Padre Giuliano.
Aveva dei poteri incredibili.
Se la sarebbe cavata.
Questo era quel che pensavano i due monaci, guardando la schiena della quindicenne sparire dietro l'angolo, il vestito rigoroso, il passo leggero.
Padre Marco chinò il capo, passandosi la mano nodosa sugli occhi, asciugando quel lieve velo di malinconia che gli stava offuscando lo sguardo.
-Fai attenzione, piccolina.-


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