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Amore non corrisposto di Arwen88
Categoria: Anime e Manga - Witch Hunter Robin
Rating: Per tutti
Personaggi: Michael Lee, Robin Sena
Genere: Malinconico, Sentimentale
Note: Missing Moment
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Capitolo pubblicato il 25-03-2010
Commenti al capitolo - 1

Questa fanfiction non è a scopo di lucro. I personaggi appartengono ai rispettivi ideatori e detentori di Copyright.

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Michael x Robin. Non so se è molto usato o familiare come pairing, soprattutto perché non ci sono molte storie sulla serie, ma mi è venuto in mente guardando alcune puntate finali.
Partecipa allo SfigaFandom Fest, prompt: Witch Hunter Robin, Michael/Robin, amore non corrisposto


Amore non corrisposto





Michael camminava per i corridoi della sede della STNJ, aveva bisogno di sgranchirsi le gambe, tanto valeva approfittarne per mangiare anche qualcosa.
Teneva in una mano il sacchetto di carta portatogli da Karasuma mentre con l'altra reggeva il mini portatile, scendendo lentamente le scale di pietra, snobbando l'ascensore, pensieroso.
Arrivato al piano terra si diresse con sicurezza verso il pozzo.
Per anni l'aveva considerato solo un abbellimento, finché non aveva scoperto che era un collegamento col mondo esterno. Si sedette sul gradino di marmo, i pensieri che correvano a lei, la cacciatrice che ormai occupava completamente la sua mente.
Aprì meccanicamente il sacchetto, addentando poi una ciambella.

Sembrava un'eternità che lei gli si era presentata davanti a sera tardi, un piccolo sorriso sulle labbra, proponendogli ciambelle e caffè, cercando un dialogo.
Ora invece neppure si potevano incontrare: Robin era in fuga e lui non poteva nemmeno uscire a cercarla.
A ben ripensarci forse però non sarebbe stata una buona idea, non si poteva essere certi che la Solomon non seguisse lui per arrivare a lei.
Quella era gente pericolosa.

Per questo era rimasto sorpreso la prima volta che aveva sentito la sua voce distorta dall'eco provenire dal pozzo alle sue spalle.
In quel momento si era sentito come allargare il cuore, riempito da sentimenti contrastanti: era felice che lei fosse sana e salva, preoccupato che si fosse avvicinata così tanto a loro, loro che avrebbero potuto ricevere da un momento all'altro l'ordine di ucciderla.
Ma aveva deciso immediatamente, nel momento in cui controllando le telecamere con la coda dell'occhio si era riseduto con la schiena contro il marmo, che mai l'avrebbe denunciata agli altri, anzi l'avrebbe persino aiutata, a qualsiasi costo, se solo lei gliel'avesse chiesto.
Così avevano iniziato a parlare, comunicando di nascosto da tutto e da tutti, passandosi a vicenda informazioni.

L'aveva fatto ridacchiando, a chiederle se fosse lì solo per parlare con lui.
Si era accorto solo nel sentire la sua voce chiara e così femminile di aver passato le ultime settimane teso come una corda di violino; e forse, in fondo, un po' ci sperava davvero che la risposta fosse affermativa, che lei fosse lì per lui.
Solo per lui.
Che le fosse mancato a quel punto.

Ma il motivo per cui Robin era lì era emerso subito.
Amon.
Era preoccupata per lui.
Sempre e solo per lui.
Michael avrebbe dovuto immaginarlo.
Ma ciò non aveva impedito al suo sguardo di indurirsi per qualche secondo.

E la consapevolezza di essere rimasto ormai definitivamente fregato lo raggiunse come una pallottola.
Era riuscito a farsi intrappolare da un amore non corrisposto senza nemmeno uscire da quelle quattro mura.

Aveva fatto finta di niente, seguendo il discorso che ormai si era spostato inevitabilmente sul superiore della squadra.
Le probabilità che fosse ancora vivo non erano molto alte, nonostante Robin continuasse ad insistere su quel punto, imperterrita. Testarda.
E, per quanto già avesse capito di non avere speranze, qualcosa si era lacerato ancora una volta dentro di lui nel sentire la voce sottile della ragazzina incrinarsi nella preoccupazione, dicendo che quell'altro non poteva essere morto. A quel tono, tanto inusuale sulle labbra di Robin, si era stupito, voltando quasi anche la testa, col rischio di essere scoperto dalle telecamere.
Aveva esitato solo un attimo, controllando la voce.
-Come fai ad esserne così sicura?-
La risposta non si era fatta attendere neppure tanto, seppure ovattata.
-Questo non te lo so dire, ma lo sento nel profondo del cuore.-

Michael non aveva potuto fare altro che sussurrare il suo nome, il nome di quella ragazza così vicina a lui, ad appena due passi, eppure irraggiungibile, intoccabile.
E aveva inspirato forte, voltando la testa.
Le aveva dato ragione con voce sicura, cercando persino di sorridere, mettendo da parte quei suoi sentimenti cresciuti troppo in fretta. Aveva capito che mai, mai avrebbe potuto competere con Amon.
Non nel cuore di Robin.



L'hacker sfregò la testa contro la fredda pietra, guardando il soffitto, chiedendosi come sarebbe stato se finalmente qualcuno si fosse interessato a lui tanto da andare a cercarlo.
Quando gli uomini di Zaizen l'avevano prelevato da casa sua e portato alla STNJ aveva avuto paura.
Ma quell'emozione non aveva avuto tanta ripercussione su di lui quanto lo scoprire che nessuno lo cercava.
Nessuno si era accorto o interessato della sua scomparsa, nonostante lui fosse lì isolato.
Nessuno aveva sentito la sua mancanza, sporto denuncia o messo annunci.
Quello era stato veramente deprimente.
Forse era per quello che aveva tanto sperato di instaurare un rapporto con Robin, forse perché lì dentro era l'unica persino più giovane di lui. O forse perché l'aveva cercato per parlare prima che per chiedere una qualche ricerca.
Non l'aveva fatto sentire un mero strumento dell'Agenzia.

Ma chi può dirlo, magari in futuro, i sentimenti in fondo col tempo possono persino cambiare.
-Michael?-
Il ragazzo sorrise amaramente, quasi di se stesso.
-Dimmi, Robin.-
-Ci sono novità?-



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