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Lacrime di Arwen88
Categoria: Anime e Manga - Tsubasa Reservoir Chronicle/xxxHolic
Rating: Per tutti
Personaggi: Sorpresa
Genere: Introspettivo, Malinconico
Note: Slices of life
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Capitolo pubblicato il 25-03-2010
Commenti al capitolo - 2

Questa fanfiction non è a scopo di lucro. I personaggi appartengono ai rispettivi ideatori e detentori di Copyright.

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Chi è il personaggio non ve lo dico. Nell'ultima parte mi sono ispirata a "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare", dove dice che il cuore dei gabbiani batte più forte sotto la pioggia. Più o meno.
La storia è stata betata da Wolvie91, grazie mille!



Lacrime




Camminava per le strade di quel piccolo paesino dove nessuno la conosceva.
Era l'ora di pranzo, tutti erano nelle loro case, e lei si sentiva libera di ascoltare quello strano silenzio creato dall'assenza di parole ma riempito, come un sibilo di sottofondo, dai motori delle macchine e dal rumore del mare in lontananza.
Camminava prendendosi tutto il tempo per guardare gli uccellini prendere il volo da sopra le inferriate e i cani correre verso i loro luoghi sicuri.
Allontanandosi dal centro del paesino, dirigendosi verso il mare che bagnava la piccola baia ad appena un chilometro dalla stazione, notava il silenzio, il vero silenzio, aumentare mentre per contrapposizione il rumore delle onde si faceva più forte.
La distesa di acqua salata fu presto in vista e lei permise al sorriso che generalmente adornava le sue labbra di cedere un po', incrinandosi. Crollò definitivamente quando mosse il primo passo sulla sabbia umida di quella spiaggia invernale.
Si guardò attorno: era passato veramente molto tempo dall'ultima volta che si era concessa quel breve viaggio, quell'opportunità di sfogarsi lontana dalla sua città, dalla sua vita.

La sabbia scricchiolava appena sotto le sue scarpe; fortunatamente non tirava molto vento.
Si strinse nel cappottino, rabbrividendo: dimenticava sempre come vicino al mare facesse più freddo. O forse faceva finta di dimenticarlo.
In fondo prendersi un raffreddore non era poi la fine del mondo.
Si guardò attorno per un attimo per poi sedersi lì dov'era, incurante dei vestiti e del buon costume.

Guardava il cielo e il mare grigi davanti a lei; erano tanto della stessa sfumatura opaca da sembrare fondersi l'uno nell'altro: poteva intuire dove stessero l'acqua e dove il cielo solo per via di una barca in lontananza che non poteva certamente volare.
Anche se nulla è impossibile.
Alzò lo sguardo al cielo coperto dalle nuvole pensando a se stessa, alla sua vita inverosimile eppure dolorosamente reale.
Si recava sempre lì quando voleva pensare, o piangere. E anche se quand'era partita si era detta "stavolta niente pianti", ora si rendeva conto di come quella fosse una di quelle giornate che ti strappano fuori le lacrime quasi a forza.

Il tempo negli ultimi anni era veramente volato, aveva continuato a vivere come sempre, facendo finta che in fondo la sua condizione non le pesasse, come se quel finale forse già scritto per lei e per le persone a cui teneva -destini di cui poteva essere anche lei una delle chiavi- potessero concludersi solo ed esclusivamente felicemente.
Sempre con quel sorriso.
Talvolta le venivano moti di disgusto quand'era sola, magari se le capitava di vedersi allo specchio per caso, quando vedeva quella falsità sul proprio viso, una finzione d'innocenza per mascherare il dolore.
Quanti anni erano che soffriva, condannata a non poter stare con l'unico uomo che aveva mai amato?

Si passò una mano sulle guance, asciugando quelle lacrime che si era ripromessa di non versare ma che a furia di essere trattenute erano diventate come un veleno nel bicchiere d'acqua dato all'assetato.
Improvvisamente un grido di gioia sopra la sua testa attirò la sua attenzione, facendole notare coppie di gabbiani nel cielo; ed il vedere le loro acrobazie le fece capire che il cielo presto avrebbe pianto per lei quelle lacrime di cui avrebbe voluto non liberarsi e si decise ad alzarsi e lasciare la spiaggia, tornando al treno che l'avrebbe riportata a casa.


Il treno correva spedito, portandola lontano da quella sofferenza che aveva cercato di lasciare alla baia, correva sui binari tra prati verdi smeraldo costellati di margherite gialle e mandorli che iniziavano a vestirsi di bianco, in splendente contrasto col cielo plumbeo.
D'improvviso vide un ciliegio: quel rosa le riportò alla mente lo zucchero filato dello stesso colore, quello che prendeva ogni volta al luna park, e si ritrovò a sorridere veramente per la prima volta in tutta la giornata.
Ripensò ai suoi cari amici, gli unici che non fossero fuggiti e che le erano rimasti affianco nonostante sapessero quanta tristezza potesse portare lo starle vicini.

Quando li avrebbe incontrati il sorriso sarebbe spuntato ancora sul suo viso e finalmente si sarebbe sentita fortunata, fortunata di averli conosciuti.

Il treno rallentò entrando in città e, mentre guardava i marciapiedi affollati della stazione, Himawari starnutì: forse si era presa davvero il raffreddore.
Sorrise.
Watanuki si sarebbe preoccupato per lei.





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