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Il Blu Coniglio e le uova dei Karasu Tengu. di Arwen88
Categoria: Anime e Manga - Tsubasa Reservoir Chronicle/xxxHolic
Rating: Per tutti
Personaggi: Kimihiro Watanuki, Shizuka Doumeki, Yuko Ichihara, Quasi tutti
Genere: Comico, Commedia, Mistero
Note: Missing Moment, Shonen-ai, What if?
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Capitolo pubblicato il 26-03-2010
Commenti al capitolo - 1

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Capitolo 6 - Water and Fragrance





Domenica




Watanuki si immerse lentamente nell'acqua bollente della sorgente e chiuse gli occhi appoggiandosi soddisfatto al bordo mentre un lungo sospiro testimoniava tutta la sua rilassatezza.
-Ohi.-
Il ragazzo si voltò di colpo, improvvisamente arrabbiato, agitando un pugno verso il compagno di stanza.
-Non mi chiamare "ohi"!-
Il ragazzo gli si avvicinò incurante delle urla, guardando la vegetazione circostante mentre slegava il nodo del piccolo asciugamano bianco che aveva dapprima portato mollemente attorno ai fianchi, prima di immergersi al fianco del pupillo della strega che miracolosamente aveva subito smesso di gridare.
-Non è male qui.-
In risposta ricevette solo un grugnito di assenso e allora si voltò sorpreso a controllare a cosa fosse dovuto: Watanuki era seduto un po' rigidamente, il viso rosso e gli occhiali appannati dal vapore; decidendo che forse era dovuto solo ad un problema con l'acqua calda l'arciere poggiò anche lui la schiena contro le pietre calde lambite dall'acqua, chiudendo gli occhi.


La quiete mattutina fu spezzata dall'improvviso arrivo di una comitiva di turisti costituita per lo più da padri di famiglia e figlioletti a carico che dopo un lavaggio veloce si buttarono con grandi risate nella sorgente termale.
Quando ormai fu chiaro che la caciara non sarebbe stata di breve durata Watanuki sospirò, leggermente infastidito.


Quando il ragazzo rientrò nella struttura poco lontana dalla sorgente alla ricerca di una bibita fresca trovò Yuko ad attenderlo ad un tavolino, la solita lunga pipa tra le labbra ed uno sguardo scintillante.
-Allora, che ne pensi di queste terme?-
Watanuki si sedette di fronte a lei con un gran sospiro, un po' abbattuto.
-Un po' affollate...-
Senza smettere di fissarlo la donna rovesciò una piccola quantità di cenere nel posacenere mentre il cameriere portava il tè freddo al suo pupillo; quando l'uomo si fu allontanato infine spostò lo sguardo sulla porta che dava verso l'esterno e da cui lui era appena arrivato.
-Ma lo spettacolo scommetto che ne fa valere la pena, o sbaglio?-
E mentre seguiva lo sguardo della donna vedendo Doumeki entrare nella sala capì le parole della strega e per poco non soffocò col proprio tè sotto lo sguardo ed il sorriso ghignante di Yuko.


La giornata scorse tranquilla, tutti e cinque -i tre ragazzi, Yuko e Mokona- passarono il tempo insieme, giocando a carte e a mahjong, bevendo tè freddo -in almeno un paio di bicchieri pesantemente corretto- e mangiando stuzzichini preparati dalla rifornitissima cucina della pensione. In quella giornata di festa e divertimenti vinsero tutti. A parte Watanuki, ma in fondo già sapeva che sarebbe stato massacrato e così cercò di non prendersela poi tanto.
Almeno finché un'ormai ubriaca Yuko non disse che quando fosse stato sotto di mille punti avrebbe dovuto spogliarsi: quell'uscita fu capace di scatenare l'ilarità di Mokona e Himawari e il pianto dirotto del giovane che era ad appena trenta punti dalla fatidica cifra.


Era notte e Doumeki stava già sistemando i propri vestiti nella valigia per il giorno dopo quando notò Watanuki raccogliere il proprio occorrente per il bagno. Quando il ragazzo fu sulla porta venne fermato dalla voce del compagno di stanza.
-Dove vai?-
Watanuki gli concesse solo un'occhiata seccata prima di rispondergli.
-Alle terme, magari a quest'ora non ci sarà molta gente e si potrà stare più tranquilli.-
Il ragazzo uscì dalla porta, richiudendola alle proprie spalle, lasciando un Doumeki preoccupato a fissare in silenzio l'infisso.

Watanuki uscì nella fresca aria notturna e respirò a pieni polmoni il profumo della vegetazione circostante prima di imboccare con un sorriso il sentiero che portava dalla pensione alla polla d'acqua calda.

Il ragazzo si lavò con cura, sciacquandosi attentamente prima di dirigersi verso l'acqua calda ed entrandoci lentamente, facendo attenzione a non scivolare.
La vasca era vuota: a quell'ora tarda lui era l'unico bagnante e nel silenzio poteva sentire persino il proprio respiro mentre il vapore saliva in morbide spirali.

Watanuki si passò una mano calda sul collo, bagnandolo, piegando il capo sulla spalla, tendendo i muscoli. Si sentiva sempre più insonnolito ma pensò che fosse dovuto all'alta temperatura e cercò di combatterlo muovendo le gambe.
Purtroppo scoprì con una sorta di pigrizia mentale di non riuscirci. Presto il torpore risalì il suo corpo, dalle gambe al busto, dal petto alla testa. Prima che Watanuki potesse gettare anche solo un grido la sua mente già annebbiata non riuscì più a costringere nessuna parte del corpo a muoversi ed una leggera pressione prima passata inosservata iniziò a trascinarlo lentamente, centimetro dopo centimetro, sotto l'acqua calda, sempre più a fondo.
Si sentiva sempre più pesante e insonnolito mentre da qualche parte nel profondo di se stesso realizzava che se non fosse riuscito a liberarsi presto tutto il suo corpo sarebbe stato sommerso e allora sarebbe affogato.

Davanti agli occhi c'era l'acqua, le piccole onde create dal suo stesso corpo, i riflessi della luna sulla superficie trasparente.
Watanuki cercava di impedirsi di respirare perché farlo avrebbe significato lasciar entrare il caldo liquido nei suoi polmoni. Gli sembrava di essere immerso, con quella mano leggera a stringere la sua gamba, conducendolo verso il fondo, verso la morte, da ore e ore. Ma probabilmente non erano passati che una manciata di secondi.
Stava quasi per perdere i sensi quando un profumo si fece strada nella sua mente e allora qualcosa si sbloccò nei suoi pensieri: com'era possibile che riuscisse a sentire un profumo se non stava respirando?
Ma la domanda venne presto soppiantata quando si rese conto che quella fragranza gli era familiare e sembrava capace non solo di svegliarlo ma anche di rilassarlo.
Watanuki tese tutta la sua mente verso quel profumo, come volesse andarci incontro, e la presa sul suo corpo sembrò affievolirsi, scostarsi, lasciandolo andare. Il ragazzo sbatté le palpebre, rendendosi improvvisamente conto che la mano che teneva la sua gamba era sparita, sostituita da una dalla presa ben più salda che lo teneva per l'avambraccio, tirandolo fuori dall'acqua.
La pesantezza che aveva attanagliato fino a poco prima le sue membra scomparve ed il ragazzo ricambiò la stretta mentre la sua testa rompeva la superficie dell'acqua.
Watanuki inspirò quanto più ossigeno possibile, iniziando a tossire forte, lo sguardo che non riusciva a separarsi da Doumeki, inginocchiato sul bordo della polla, la manica dello yukata zuppa e la presa serrata sul suo braccio, l'espressione imperturbabile pervasa da quella che sembrava una mistura di rabbia e paura.
Il ragazzo strinse anche la mano libera su di lui, prendendolo per la spalla, tirandolo con sé all'asciutto.


Rientrarono nell'edificio l'uno a fianco all'altro, Watanuki con un asciugamano sulla testa e Doumeki che sembrava tenerlo d'occhio perché l'altro non tornasse da solo in acqua.
Attraversarono la sala principale in silenzio, diretti alle scale per il piano superiore, andando probabilmente nella loro stanza, senza notare la figura che seduta elegantemente su una poltrona fumava una lunga pipa, osservandoli.

Yuko aveva accavallato le gambe, poggiando la schiena contro il morbido schienale.
La sua mano sosteneva la pipa mentre le sue labbra si stringevano per soffiare uno sbuffo di fumo azzurrognolo; i capelli scuri erano legati in un gran nodo elegante sopra il capo, di modo che solo pochi ciuffi rimanessero liberi di scendere morbidamente sulle sue spalle e le sue braccia candide.
La donna aveva osservato molto attentamente il passaggio dei due ragazzi e ora stava riflettendo seriamente sul futuro, quella massa informe di avvenimenti che generalmente si preferisce non conoscere completamente, quell'insieme di fatti già segnati eppure tanto mutabili.
Fu Mokona, in piedi sul bracciolo della sua poltrona, l'espressione un po' corrucciata, a rompere il loro silenzio.
-Watanuki ora starà bene?-
La strega chiuse gli occhi.
-Si sistemerà tutto, dopotutto quel ragazzo ha acconsentito a venire qui. Watanuki non correrà veri pericoli finché lui sarà al suo fianco.-
Mokona annuì.
-Qualcuno potrebbe dire che l'incontro tra Watanuki, perseguitato dagli spiriti, e Doumeki, colui che li spiriti li respinge senza esserne neppure consapevole, è una fortuna. Ma come dici sempre tu... Il caso non esiste.-
Yuko rimase in silenzio per un attimo, rovesciando con un colpo secco la cenere nel posacenere.
-Spero che lo capisca presto.-


Nella camera che gli era stata assegnata Watanuki e Doumeki si stavano cambiando in silenzio per mettersi a dormire.
Il pupillo della strega lanciò uno sguardo al compagno, notando come il silenzio di questo fosse se possibile molto più freddo del solito e capendo d'istinto che doveva dire qualcosa.
E c'era una cosa da dire che ormai stava aspettando forse da un po' troppo.
Il ragazzo strinse entrambe le mani attorno all'asciugamano candido, il capo chino, raccogliendo le forze per quel passo immane.
-G-grazie.-
Stupito, Doumeki si voltò, scrutandolo con uno sguardo di sincero stupore che si trasformò in un sorriso di scherno nel notare il rossore sul viso dell'altro.
Così, per vederne meglio l'espressione, si abbassò davanti a lui e Watanuki quasi fece un salto indietro, pronto ad urlargli contro. Si bloccò con la bocca già aperta nel riconoscere il profumo familiare che l'aveva colto mentre stava perdendo la coscienza immerso nell'acqua calda delle terme: era il profumo dell'arciere ora piegato davanti a lui.
Rimase fermo a guardarlo, richiudendo la bocca, tutto lo spirito combattivo andato perso, e Doumeki capendo questo si tirò su, annuendo appena per accettare il ringraziamento.

-Scemo.-



continua...



Un grande grazie a Galadwen che ha commentato la storia e mi ha fatto notare quell'errore, ho sistemato, grazie mille!


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