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Lucciole per Lanterne di Graffias
Categoria: Originali - Fiabe e favole
Rating: Per tutti
Personaggi: Non indicati
Genere: Fantastico
Note: Oneshot
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Capitolo pubblicato il 15-01-2010
Commenti al capitolo - 2


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Note: piccola e breve favola che avevo scritto qualche mesetto fa e che non avevo messo online perché non mi convinceva e non mi convince tuttora, ma vabbé XD A voi :*

- Lucciole per Lanterne -


In un paesino lontano lontano, c’era una volta un posticino talmente bello da sembrare essere avvolto da un’aurea magica. Dove il fiume incontrava il lago, dei vecchi salici affondavano le loro radici stanche e nodose nell’acqua, offrendo un riparo – e anche dei trampolini – a tutti i bimbi che di giorno andavano a giocare lungo la riva. Ma quando il sole andava a nascondersi dietro le colline, dando con la sua luce delle sfumature arancioni ad ogni cosa, la colonia delle lucciole dei salici usciva alla scoperto e iniziava la sua quotidiana danza serale.
La sera, dal pontile lì vicino, le coppie di innamorati osservavano a lungo la danza delle lucciole sotto i salici, respirando a pieni polmoni l’aria serena di quel piccolo angolo pieno di magia.
Se l’oscurità della notte rendeva incerta ogni cosa, nascondendone la forma, la luna con la sua luce benediceva tutto ciò che i suoi raggi incontravano al suo passaggio, dissipando i dubbi e mostrando come le cose non potevano cambiare ed essere paurose solo perché c’era buio. Per le lucciole la luna era la loro sorella maggiore: tutto ciò che dovevano fare per adorarla era portare anche loro un po’ di luce la notte per aiutarla nella sua benedizione, per questo la sera si affaccendavano così tanto sotto i salici.
Si muovevano in tondo in tanti piccoli cerchi che si aprivano e chiudevano di continuo, mentre volavano accarezzando ogni cosa trovassero lungo le grosse radici nodose. Era una danza lenta al ritmo del fruscio delle fronde degli alberi, e a guardarla sembrava esprimere tutta la giocosità e la curiosità con cui le lucciole si muovevano cercando sempre cose nuove da illuminare. Gli innamorati amavano guardare quella danza, si diceva che portasse fortuna e che le lucciole avrebbero illuminato il cammino di tutte le coppie che le avrebbero guardate, il giorno in cui l’oscurità avrebbe loro fatto visita.
Tuttavia, c’era un mondo oltre i salici che la colonia di lucciole non visitava mai. Le piccole lucciole erano curiose riguardo quel luogo, ma le mamme dicevano loro che lì non c’era niente da vedere, che non c’erano altri alberi e che dal confine in poi c’erano altri tipi di luci che gli umani, purtroppo, accettavano più volentieri delle lucciole.
La piccola lucciola Lulù, però, non era della stessa opinione.
La sera anche le cicale venivano sotto i salici e lei amava intrattenersi spesso con una delle cicale più piccole, Cricrì.
«Io voglio andare oltre il confine, Cricrì!» si lamentò una sera Lulù con la sua amichetta. «Secondo me, la mamma mi dice sempre di non andarci perché pensa che possa piacermi così tanto da spingermi a non tornare mai più indietro!»
«Non saprei, Lulù, però puoi basarti sulle certezze: qui, sotto ai salici, tu servi, hai un posto dove stare, perché vuoi andar via?»
«Ma io voglio vedere altre cose! Magari oltre il confine ci sono altre colonie di lucciole, io voglio conoscerle!»
«Fai come vuoi, Lulù, ma non dire che non ti avevo avvertito».
«E cosa mai potrebbe succedermi di brutto?» sbuffò, risentita. «Perché non vieni anche tu con me?»
«Non ho voglia» ribatté imbronciata.
«Non è vero, è perché sei una fifona!»
«Non è così!»
«Fifona! Fifona! Fifona!» cantilenò Lulù volando in tondo sulla testa di Cricrì.
«Smettila subito e ritira quello che hai detto!» borbottò innervosita.
«Lo farò solo se tu verrai con me!»
«E va bene» si arrese, per nulla convinta che quella fosse una buona idea.
«Non pensi che sorella luna si arrabbierà con te, una volta che sarai lontana dalla colonia?» le chiese Cricrì mentre si allontanavano di soppiatto dai salici.
«Ma io vado via perché voglio illuminare anche altre cose!» replicò Lulù, volando sull’erba alta mentre Cricrì la seguiva saltellando.
«Sarà» sospirò incerta la cicala.
Volarono e saltellarono fino a raggiungere i margini di un sentiero; si fermarono per decidere adesso dove andare. Ad un tratto videro passare un carretto trainato da un cavallo, con un umano a bordo. Era sera e l’umano aveva accanto a sé uno strano barattolo grande con tanta luce dentro.
«Guarda, Cricrì!» si entusiasmò Lulù. «C’è una colonia di lucciole con l’umano! Lo sapevo io che c’erano altre colonie fuori dal confine! Vado a trovarle!» esclamò raggiante, correndo subito via.
«Fermati, Lulù!» provò ad avvisarla l’amica. «C’è un umano, la cosa non mi convince!» ma la lucciola non l’ascoltò e andò ad osservare il barattolo da vicino, accorgendosi troppo tardi che non c’era nessuna lucciola dentro: c’era del fuoco, era una lanterna.
Prima ancora che potesse tornare indietro, vide improvvisamente il mondo intorno a sé come attraverso un vetro, e poi sentì un lieve rumore sordo, come di un tappo: l’umano l’aveva catturata chiudendola in un barattolo vero.
«Che bello!» disse l’umano. «Ho preso una lucciola! La farò vedere al mio bambino!»
Lulù batté le manine contro il vetro.
«Cricrì, Cricrì!» urlò disperata. «Aiutami, l’umano mi ha catturata!» ma il carretto riparti, e della sua amichetta cicala non c’era più traccia.
L’umano la portò a casa sua, la fece vedere al suo bambino che, vedendola, disse che grazie alla luccioletta dentro al barattolo adesso aveva finalmente una sua lanterna personale, che avrebbe potuto tenere accesa tutta la notte senza che la madre lo rimproverasse impaurita dal fatto che potesse scoppiare un incendio. E così lei era diventata una lucciola per una lanterna.
Pianse a lungo, disperata e inconsolabile, prigioniera in quel barattolo posato sul davanzale della finestra del bambino, costretta a danzare ed illuminare il buio solo per lui. Sorella luna doveva essere davvero arrabbiata, ma fortunatamente ricevette una visita inaspettata.
«Cricrì!» esultò, quando vide l’amichetta balzare sul davanzale.
«Ssst!» l’ammonì. «Non strillare, o l’umano ci sentirà! Ho faticato così tanto per ritrovarti, ma cosa ti ha fatto l’umano?»
«Aiutami, ti prego! L’umano non è contento della sua luce e vuole usarmi come lanterna! Mi ha chiusa dentro a questo barattolo di vetro e adesso devo danzare solo per lui!»
«E tu che volevi andare oltre il confine per sentirti più libera! Dovevi stare più attenta e non seguire false luci, adesso ti ritrovi a dover brillare per gli altri!»
«Mamma aveva ragione, non dovevo oltrepassare il confine» brontolò corrucciata.
«Non dovevi passare il confine adesso che sei ancora così piccola e ingenua, e io che ti ho pure seguito! Adesso l’hai imparata la lezione?»
«Sì, ma ti prego, liberami!»
La cicala prese la rincorsa e zompò più volte contro il barattolo, fino a farlo cadere e frantumare giù a terra: la lucciola fu finalmente libera.
«Presto, scappiamo!» gridò Cricrì saltellando, subito ricorsa al volo da Lulù.
La piccola lucciola tornò fra le braccia della sua mamma piangendo, ma lei la perdonò subito.
Lulù tornò a danzare per tutti sotto le fronde dei salici, spargendo ancora per molto tempo la sua magia luminosa in quell’angolo.
Aveva imparato che non si può andare in un posto nuovo senza prima aver saputo abbastanza di quello vecchio, che la propria luce non si può nascondere ed è triste quando gli altri la usano per sé, ma soprattutto, aveva imparato che nei momenti bui, anche quando sorella luna non arrivava ad illuminare il suo cammino, poteva contare anche su altri suoi amici non lucciole, poteva contare sulla sua Cricrì. Perché tutti in fondo possono essere lucciole.


- Fine -


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