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La Strada Verso Casa di Roiben
Categoria: Film d'animazione - Altri
Rating: 14+
Personaggi: Non indicati
Genere: Angst, Fantasy, Malinconico, Introspettivo, Sovrannaturale
Note: Movieverse
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Capitolo pubblicato il 12-01-2019
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capitolo 7 – Doni

Spalanca gli occhi all’improvviso. Un tremito violento lo scuote, facendolo gemere piano. Si dev’essere addormentato, a un certo punto. Dopo la comparsa delle stelle ha tentato di rimettersi in marcia, deciso più che mai ad allontanarsi da quell’infausto paesino di provincia, ma non ha fatto i conti con la debolezza dilagante.

Se solo la temperatura non fosse così rigida, probabilmente a quell’ora avrebbe già recuperato parte delle proprie energie. Ma così, il vento gelido lo costringe a spenderle per proteggersi e non gli lascia altra scelta se non attendere un momento migliore.

Chissà, forse dovrebbe sul serio provare a bere qualcosa di caldo, potrebbe servire a ricaricarlo un po’, quel tanto che basta per percorrere ancora qualche chilometro. Essere costretto a rimanere tanto vicino al luogo nel quale è rimasto intrappolato per tutti quegli anni non lo rende per niente sicuro. Se le maledette Ombre decidessero di mettere il naso fuori, non ci metterebbero nulla a ritrovarlo e a riportarlo nelle oscure profondità della loro tana.

Ripiega le ginocchia al petto e serra ostinatamente la mascella. Questa volta ci riuscirà, deve riuscirci, a ogni costo; non può permettersi di perdere tempo in quel modo. Appoggia, il più saldamente possibile, le mani sul terreno e fa forza; le braccia tremano incontrollate, ma non demorde. Sposta appena il peso sulle gambe, solo un poco. La schiena struscia contro la corteccia, le braccia si spostano reggendosi al tronco. Ancora un po’, non manca molto. Ora sono le ginocchia a tremare. Socchiude le palpebre per mantenere la concentrazione. Piano, ora: ce l’ha quasi fatta, solo un piccolo, ultimo sforzo.

«Ehi, sei in piedi!» esulta una vocetta, fin troppo conosciuta, poco distante da lui.

Per un soffio non perde l’equilibrio stramazzando a terra come un sacco di patate. Ringhia seccato, reggendosi a stento al suo albero.

«Sei tornata, vedo» sibila, per nulla lieto della novella.

«Oh, sì!» esclama Katherine raggiante. «Ti sono mancata? Tu tantissimo!».

«Come no. Come un mal di stomaco a Capodanno» bercia Pitch.

Katherine invece, come c’era da aspettarsi, ridacchia divertita e per nulla offesa; si direbbe, anzi, tutto il contrario.

«Ti ho portato una cosa» bisbiglia poi con fare cospiratorio.

Affonda una mano nella tasca del cappotto e ne estrae un piccolo involto che porge a Pitch con visibile ansia.

«Per te» aggiunge nervosa.

Lui fissa sospettoso il pacchetto, poi Katherine e di nuovo il pacchetto. Non fa nulla per avvicinarsi né tantomeno per raccoglierlo dalle mani di lei (non che lei se lo aspettasse realmente).

«Che cos’è?» chiede invece, aggrottando la fronte.

Katherine abbozza un timido sorriso e si avvicina di un passo, dato che lui palesemente non sembra intenzionato a muoversi dalla sua posizione.

«Ho pensato che…» inizia. Ma è indecisa, così riparte da capo. «Sai, quella cosa della cioccolata calda della nonna… Però non te la potevo mica portare, no? Ecco, allora ti ho portato questo. Non è lo stesso, ma… credo che… Uff! Tieni, prendilo e basta!» borbotta infine, piazzando bruscamente il piccolo involto nella mano di Pitch.

Lui la osserva stranito e soppesa il pacchetto nella sua mano, suo malgrado turbato. È un regalo, quello. Ed è già il secondo che riceve da quella bambina, il terzo se si considera anche il bacio. La Paura, inattesa e sgradita, torna ad arrampicarsi al suo interno, scuotendolo leggermente e facendolo boccheggiare. Infine, spazientito da sé stesso, si decide a scoprire che cosa si è inventata questa volta la piccola peste.

Appoggia cautamente la schiena all’albero e afferra l’involto con entrambe le mani. È ricoperto da un fazzoletto bianco che scosta con le lunghe dita, scoprendo una scatola di cartone con all’interno… quadretti di cioccolato. Li fissa, costernato, per un tempo che pare dilatarsi all’infinito.

Katherine ha raggiunto e ampiamente superato il suo limite di pazienza. Deve proprio fare qualcosa e, in mancanza di altre idee, decide che sommergere tutto di chiacchiere debba essere la soluzione giusta.

«Non sapevo quale gusto preferisci. Ne ho portati tanti, così puoi scegliere, eh? Allora, che dici?». Poi, vedendo che lui non sembra minimamente intenzionato a dare risposte, prova a richiamarlo all’attenzione. «Pitch…» tenta incerta. «Forse non ti piace il cioccolato» riflette quasi fra sé, sconsolata.

Finalmente Pitch solleva lo sguardo su di lei, gli occhi ancora un po’ sgranati per l’incredulità.

«No, io… Il cioccolato va bene, mi piace» mormora, confuso.

E di nuovo deve sforzarsi per non schiantarsi al suolo, ora che la piccola peste si è presa la libertà di fiondarglisi addosso, affondando il viso nel suo stomaco e le mani attorno alle sue gambe traballanti.

I piccoli regali conservano le grandi amicizie.” (Proverbio francese)

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L'ostinazione è un male molto forte; si aggrappa al cervello e spezza il cuore.” (Isabel Allende)



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