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Lost but won di alo
Categoria: Personaggi Famosi (RPF) - Sportivi
Rating: Per tutti
Personaggi: Non indicati
Genere: Non indicato
Note: Non indicate
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Capitolo pubblicato il 15-11-2018
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Questa fanfiction non è a scopo di lucro. Non si vuole offendere o essere lesivi nei confronti delle persone reali descritte. E' una storia di pura fantasia e non vuole descrivere atteggiamenti reali.

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-“Ogni volta che salgo in macchina accetto il 20% di possibilità di morire, e mi sta bene. Ma neanche un punto di più.” Te lo ricordi quando l’hai detto? -
- Vero. -
- E lo pensi ancora? -
- Tu che dici? -
- Già. Per te non vale la pena rischiare la vita per l’orgoglio di essere il più veloce. -
- Hai sempre tempo per dimostrare di essere il più veloce. Se muori il tempo l’hai finito. -
- Ma il 20% è sempre lì. -
- Vero. -
- Allora come la metti? -
- Il 20%. Non un punto di più. -
James ride. Non mi stupisco. -C’è sempre un punto di più.-
- In che senso? -
- O un punto di meno. Andiamo, Niki. Davvero te pensi di poter calcolare come un computer la tua probabilità di morire? – Sembra che mi stia prendendo in giro.
- Sono i numeri. -
- Santo Dio. – Eccolo, che si mette le mani nei capelli biondi.
Non mi metto certo io a parlare per primo.
- Sai che cosa è buffo? Che tu stia qui. -
- Qui a parlare con uno stronzo? -
- Ma vaffanculo. – Ride. – Qui. Su una pista a guidare auto che corrono a trecento chilometri all’ora. Che ci stai a fare? -
- Guido. -
- Ma ogni pilota va lì per sfidare la morte, Niki! È per questo che lo facciamo, è per questo che sentiamo così tanto la vita. Noi la sentiamo più di tutti gli altri, Niki. Perché la rischiamo sempre. Arrivare in fondo al circuito e salutare la morte perché anche stavolta non ti ha preso. Chi altro può dire di essere come noi? -
- Non io. -
- E’ per questo che ti odiano tutti. Perché togli la passione da quello che fai. -
- Non è vero. -
- Che ti odiano tutti? -
- No. Che tolgo la passione. Quella che dici tu non è passione, è arroganza. Non comandi tu la morte. È lei che ti permette di farlo. Siete tutti arroganti. È per questo che siete anche più lenti di me. -
- Io non sono più lento di te. Sono campione del mondo. -
- Una volta. Io lo sono tre volte. -
- Ho scelto io di ritirarmi. -
- E la tua sfida della morte che fine ha fatto? -
- L’ho vinta. -
- Perché te ne sei andato prima di morire? Non mi sembra “vincere”. -
- Ho dimostrato quello che volevo dimostrare. -
- Cosa? -
- Che posso essere il più veloce di tutti. -
- Non te l’ha chiesto nessuno. Eri tu che dovevi vedere di essere in grado. -
Un attimo di silenzio.
Quando James sta zitto dopo qualcosa che hai detto, probabilmente ti sta dando ragione.
- Sapevo di essere in grado. Dovevo vedere se ci riuscivo per davvero. Forse anche tutti quelli che sono arrivati dietro di noi ne erano in grado. Ma solo noi ci siamo riusciti. Poi quelli che non riescono non se li ricorda nessuno. -
- Allora è la fama. Ti sei sempre divertito con i giornalisti. -
- Non sempre. -
- No? -
- Quello stronzo prima di Monza. Devo averlo preso un po’ a botte. -
- Non lo sapevo. – All’inizio mi stupisco, non perché ha picchiato qualcuno, ma perché l’ha fatto per me. Poi ci penso bene, e non mi stupisco più.
Annuisce. Un altro attimo di silenzio.
- Perché non vuoi rischiare? Come fai a guidare senza rischiare, Niki? Come fai a respirare così? -
- Io rischio. Te pensi di no perché non vado a dire a tutti quanto è bello oltrepassare la morte. Ogni tanto dimentichi che l’ho vista molto più da vicino io di tutti voi. – Abbassa lo sguardo: si sente ancora responsabile. E lo è. – Non è divertente, James, farsi infilare un tubo in gola per pulirsi i polmoni, non è divertente un cazzo. Io corro rischi, ma per quel che valgono: il venti percento. Il venti percento vale ancora la pena. Ma il ventuno non vale più perché non sono più sicuro di poterlo tenere, la pioggia, la pendenza e le curve cieche. Questa non si chiama debolezza, si chiama consapevolezza. Mi date dello stronzo quando gli stronzi siete voi: voi vi credete migliori di quello che siete, e quindi mandate me a bruciare al rogo. -
Sta di nuovo zitto dopo quello che ho detto.
- Io non mi credevo migliore di ciò che ero. Io mi credevo esattamente ciò che ero. -
- Vero. E con la tua brillante credenza mi hai fatto bruciare la faccia. -
- Non credevo che potesse- –
- Avresti dovuto. Ve l’ho spiegato, con precisione. -
Un altro attimo di silenzio.
- Ma sei tornato. -
- Non grazie a te. -
- E sei tornato in fretta. – Parla lento e mi guarda fisso.
Annuisco io adesso, mentre ci ripenso.
- Non hai proprio intenzione di ripeterlo, eh? -
- No. -
- “Sei anche responsabile del mio ritorno in quella macchina”, hai detto. Me lo ricordo. -
Guardo in alto. Vero.
- Perché in fondo, Niki, - dice, e si alza. – non solo mi rispettavi. A volte mi invidiavi. E tu non invidiavi nessuno. -
E va via.
- Vero. -



nda: ho adorato questo film dalla prima volta: non seguo la Formula 1, ma è girato talmente bene, con delle riprese, una musica talmente belle, che mi ha conquistata. Ma soprattutto la storia di Lauda e Hunt, è una delle storie più belle che io abbia mai sentito. Ed è vera.
Mi sono immaginata un dialogo, un dialogo in cui ho cercato di non dare l'ultima parola a nessuno dei due, come se fossero ancora in sfida, in cui ho cercato di rendere le differenze anche dal loro modo di parlare. Bisogna conoscere la storia per capire molti riferimenti; spero di essere riuscita a cogliere entrambi come si deve. Ci tengo molto a sapere cosa ne pensate, sia della mia scrittura, sia di loro due: avete un preferito? e se sì, perchè? e se no, perchè? Questi due sono simbolo di qualcosa di veramente forte.
alo
P.S. "Lost but won" è il titolo della colonna sonora di Hans Zimmer. Ascoltatela, anche mentre leggete. E' epica.




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