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Litigavamo Ridicoli di MyFluffyCrazyWorld
Categoria: Personaggi Famosi (RPF) - Cantanti Occidentali
Rating: 14+
Personaggi: Altri
Genere: Commedia, Romantico, Introspettivo
Note: Linguaggio colorito
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Capitolo pubblicato il 30-10-2018
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Questa fanfiction non è a scopo di lucro. Non si vuole offendere o essere lesivi nei confronti delle persone reali descritte. E' una storia di pura fantasia e non vuole descrivere atteggiamenti reali.
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Ehmm… non ho scusanti per questo ritardo assurdo.
Quando ho detto ‘il prossimo capitolo non lo voglio scrivere’ mi sono presa alla lettera!
Che poi alla fine non è nemmeno questo il capitolo che avevo in mente, arriverà più avanti… i personaggi fanno come vogliono loro e questo è il risultato.
Un’altra cosa per cui mi scuso è l’eccessiva lunghezza, ma non potevo proprio dividerlo… resisterete fino alla fine?

Grazie a tutte/i , non so se tutte queste visualizzazioni arrivino volutamente o per caso (che ne so, magari sbagliate a cliccare, ahahah ) , ma se siete qui perché siete fan di uno o dell’altro o di entrambi, mi fa un gran piacere <3 , se invece leggete per semplice curiosità, potrebbe essere una buona occasione per andare a scoprire le cose meravigliose che hanno fatto questi due artisti, soprattutto Nesli, di cui vi lascio un link utilissimo per conoscerlo e farlo conoscere (Fabri sta già bello che avviato ahahah, io faccio di tutto per sostenere il Tarducci junior <3 perché merita di avere sempre più successo, è un poeta indiscusso, tutto da scoprire <3)


https://www.youtube.com/channel/UCGlKTK292op_vPvcjYm6PEg


Il titolo del capitolo è anche il titolo di una canzone di Fabri Fibra.


Capitolo XIII: Bugiardo
Francesco sapeva che doveva ancora fare una cosa: calmarsi.
Appena rientrato si era preparato per andare a dormire, preferendo rimandare la doccia al mattino successivo per tenersi addosso il profumo di Francesca un altro po’.
Tuttavia, per quante posizioni avesse assunto e per quanto si fosse imposto di rilassarsi, ogni volta che chiudeva gli occhi lo assalivano le immagini del posto di blocco, sulla via del ritorno, ma la sua mente deviava l’intera vicenda verso un finale ben più catastrofico.
- C’è mancato davvero poco! – sussultò, mettendosi a sedere, prima di decidersi a scendere dal letto. - Uno sguardo più mirato, una ricerca più approfondita, una domanda di troppo… e con Francy sarei stato bello che sputtanato! – continuò, torturandosi l’unghia dell’indice con i denti, fino a mangiarsi la pellicina.
Sarebbe sceso in cucina a bersi una tazza di latte tiepido per conciliarsi il sonno, se non fosse che forse avrebbe fatto troppo casino, svegliando sua madre e sua sorella; ma più che altro se non fosse che con i latticini non ci andava molto d’accordo, soprattutto di notte.
Fortunatamente per lui, esistevano altri modi per ritrovare un po’ di tranquillità; gli bastava solo uscire sul balcone.
Fu sufficiente che si sedesse, lasciandosi solleticare il viso dall’aria un po’ frizzantina di quell’ora, con lo sguardo fisso verso le stelle, perché cominciasse sul serio a calmarsi.
Scrutare quel cielo intriso di sfumature che andavano dal blu al nero gli dava un senso di pace.
Ma glielo dava anche il tabacco, per questo non esitò a mettersi una sigaretta fra le labbra e accendersela, senza mai distogliere i suoi occhi da quel cielo che forse conteneva le risposte a quelle domande che, seppur con qualche esitazione, il ragazzo cominciava a farsi.
- Ho irrimediabilmente rovinato tutto quanto? No, semmai si sarebbe rovinato se uno di quegli sbirri avesse cominciato a farmi domande su domande, per poi scoprire che ho una fedina pulita quanto il mare dopo che ci si è riversata dentro una petroliera! – diede inizio al suo sfogo interiore, facendo un tiro profondo e buttando fuori il fumo in vari cerchi concentrici.
- E’ vero che ormai sono passati tanti anni da quel giorno, ma mi ha marchiato a fuoco, peggio di un tatuaggio, che non credo mi farò mai. L’inchiostro serve solo a sporcare il corpo, è quello che ho nella mia anima nera che non si può lavare via. – continuava le sue considerazioni, inalando il tabacco con gesti lenti e meditati.
- Però se io stesso sono stato capace di perdonare quello che sono, anzi, che ero, perché ormai sono un altro me, sono andato oltre. Pure se io stesso ci sono passato sopra… non potrebbe farlo anche lei se mi decidessi a dirglielo, se capisse quello che ho passato, se poi fosse in grado di rimettermi a fuoco nuovamente in modo nitido, nonostante la nebbia? –
Mentre continuava ad arrovellarsi il cervello con tutte quelle supposizioni e paturnie mentali, le sigarette si succedevano l’una dopo l’altra e fu a metà della terza che, avvistando dei fari in lontananza entrare nel cortile, elaborò un pensiero di tipo meno esistenziale.
- E’ l’auto di mamma quella? – si domandò, attendendo di mettere sufficientemente a fuoco la sua conferma.
Non si sbagliava, ma questo stava anche a significare che chi l’aveva guidata stava per raggiungerlo e molto probabilmente era intenzionato ad avere da lui quanti più dettagli possibili sulla serata trascorsa.
- Non vorrei dirgli niente, ma non posso nemmeno continuare ad evitarlo sempre. Okay, mi fermo a parlare un po’, ma sarò il più vago possibile. - rimuginò Francesco, spegnendo il mozzicone e rientrando per portarsi sulle scale.
Fabrizio entrò in casa e si avviò di sopra, ma era così assorto nei suoi pensieri da non accorgersi nemmeno del fratello appoggiato alla ringhiera, né del suo tentativo di salutarlo.
- Boh, avrà le palle girate. Tanto meglio così! – fece un’alzata di spalle Francesco, non potendo non notare la sua fretta di chiudersi nel bagno.
- Cos’è? Se la stava facendo sotto al punto di non potersi nemmeno fermare a salutare? Che gli avranno fatto bere o fumare Lato e Rudy? – ponderò, prima che nella sua mente cominciasse a farsi strada un debole dubbio.
- Ma sarà davvero uscito con quei due? - si accarezzò il mento, pensieroso, estraendo dalla tasca il cellulare.
Era l’una e ventidue. Tutto sommato, ancora un orario più che ragionevole.
Tornò sul balcone, scorse fra la rubrica, alla ricerca del primo indagato e attese qualche squillo.
Al decimo stava per rinunciarci, ma finalmente dall’altra parte accettarono la chiamata.
“Ciao, Rudy, sono Ne…”
“Non me ne frega un cazzo di chi sei!” lo stroncò sul nascere una voce roca e raffreddata, a cui seguì un abbondante mezzo minuto di tosse cavernosa.
“Rudy, non stai bene?” si interessò il più giovane.
“Secondo te? Sono due cazzo di giorni che ho la febbre a 39! Finalmente, dopo due giorni che non chiudevo occhio, mi ero addormentato…e mi svegli tu, vedi di andartene a fanculo!” sbottò il più grande.
Francesco aveva di meglio da fare che restare lì in ascolto ad essere insultato.
“Oh, ma cazzo vuoi da me? Che ne potevo sapere io? Se sei lì morente evita di tenerlo acceso il cellulare, no? E se non riesci a dormire, sedati con la tachipirina e non rompere i coglioni!” riattaccò, inasprito dal trattamento ricevuto, che però era stato prezioso per avvalorare la sua tesi.
- Bene, Fabri, con Rudy di certo stasera non potevi essere, a meno che non ti abbia preso la sindrome dell’infermierina e non è da te! – trasse le sue conclusioni, prima di effettuare la seconda chiamata.
- Vediamo se c’è in giro un’epidemia o almeno lui non è ridotto a uno zombie scontroso! –
“Pronto?” esclamò una voce squillante e con tono cordiale, rispondendo nel giro di pochi secondi.
“Bella, Lato, sono Nesli…”
“Come butta, bello?”
“Non c’è male, grazie. Dai rumori che sento direi che se a una festa, vero? Volevo sapere se Fabri è ancora lì con te o se sta già tornando.” lanciò la sua esca Francesco, col massimo della naturalezza.
“Che? Non so che ti sei fumato, Nesli, ma cambia spacciatore! Fabri non lo vedo da aprile!” ribatté Lato.
Tutto quello che serviva sapere al suo interlocutore.
“Ah, boh, scusa, avrò capito male io, in effetti sto un po’ fatto. Ciao!” finse di assecondarlo, riattaccando.
- Bene, bene, caro il mio contaballe, ti ho smascherato. E forse so anche con chi eri, ma la verifica la faccio domani, ho già rotto le palle a troppe persone per stasera! – decise Francesco, rientrando in camera sua, sicuro che stavolta sarebbe riuscito a prendere sonno.
Chi era ancora più sveglio che mai era Fabrizio, mentre cercava un po’ di conforto in quella doccia gelata tanto agognata quando stava ancora in spiaggia.
Tuttavia, l’acqua non era fredda abbastanza da congelargli il cervello e impedirgli di pensare.
- Io e le mie idee del cazzo! Cosa chiedo a Gabriella di ballare per me se poi devo martellarmi sulle palle per non saltarle addosso? Tutta colpa del Reggaeton, con qualunque altra ragazza mi avrebbe fatto lo stesso effetto. – cercò di autoconvincersi.
Peccato che nella mente del ragazzo riaffiorassero i flashback della prima volta che l’aveva vista, alla notte bianca di Fano, intenta a ballare sulle note della sua canzone.
C’era qualcosa nelle sue movenze che gli mandava il sangue in ebollizione e non era così convinto che quella qualità fosse insita anche in Francesca.
Aumentò il getto d’acqua, come se in qualche modo potesse scacciargli quelle immagini dalla testa.
- Che poi fosse solo che Gabry è sexy il problema! No. E’ un peperino, è sveglia, intelligente, simpatica… ascolta pure rap! – proseguì nelle sue considerazioni, chiudendo il rubinetto e uscendo dalla doccia.
- No, no, no, Fabri, non ci siamo. Tu ora ti levi dalla testa Gabriella e rientri in carreggiata; perché ti sei dimenticato che fra i tanti pregi ha un difetto enorme: è la migliore amica di Francesca! – si ammonì, frizionandosi all’interno dell’accappatoio, quasi con violenza, come se volesse farne un atto punitivo.
- Non puoi fare questo a Gabriella, è palese che lei ci tenga la sua amica, ci rimarrebbe troppo male. E visto quanto poco è in sintonia con Francesco, è più probabile che voglia vedere sistemata la sua amica con il sottoscritto. Per questo mi dà tutte quelle dritte e mi coglie in fallo quando sbaglio. Si comporta col massimo della lealtà verso la sua amica e questo la porta ad essere ben disposta nei miei confronti e trattare da amico anche me, è solo questo. – trasse le sue conclusioni continuando ad asciugarsi.
- Quindi domani si pensa a riguadagnare i punti che ho perso con Francesca, mi concentrerò su di lei e la smetterò una volta per tutta con questi pensieri pericolosi verso quella biondina, che non mi porterebbero a nulla di buono. – decise una volta per tutte, andando verso camera sua, senza nemmeno accertarsi se la luce fosse accesa o meno in camera di suo fratello.
- A lui darò l’assillo domattina, prima di andare da Francy e inventarmi qualcosa. Tanto sarà sola, Gabry mi ha detto che il turno lei lo inizia alle tre. – pianificò come il più scaltro degli stratega, prima di concedersi il giusto riposo.
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Prima ancora di svegliarsi, Francesco aveva l’antipatica sensazione di sentirsi osservato e anche da un po’.
Con un po’ di fatica si decise a riaprire gli occhi, ma di fronte a lui non c’era nessuno. Provò anche a girare la testa da un lato e dall’altro, ma l’esito fu il medesimo.
Fu solo quando tirò sul collo, in procinto di stiracchiarsi che, sussultando, trovò la causa della sensazione che avvertiva con la testa che si sporgeva in giù, dal letto di sopra.
“Ah, Principino, ci siamo decisi a destarci, finalmente! E’ da venti minuti che ti osservo!”
“Fabri, cazzo! Però mi fai venire un coccolone così!” sbottò il più giovane, guardandolo storto.
“Dai, mezzasega, poche storie, che ti ho lasciato in pace pure troppo. Voglio sapere tutto di ieri sera!” ribatté il più grande, scendendo.
“Onesto. Andiamo giù a far colazione e ti racconto tutto… anche se, sono forse finito in una dimensione parallela? Tu che vieni a svegliare me? Di solito è il contrario e con te ci vogliono le cannonate!” lo scrutò confuso l’altro, per poi adocchiare l’orologio. “Un momento. Sono le nove e quarantadue e tu sei già tutto pronto e vestito in modo meno disperato del solito… “ si accigliò.
“Beh, sì, è che devo andare a sentire un tizio in un locale qui vicino se ci fa fare serata…” raccontò Fabrizio.
“Buono a sapersi. Ci metto un attimo a prepararmi, così vengo con te.” lo mise alla prova Francesco, che non se la stava minimamente bevendo.
- Che altra cazzata mi stai raccontando? Mi ci gioco la pensione che non avrò mai che tu vuoi andare da Francesca! –
“No, non serve, poi è un tizio un po’ ruvido, meglio se me lo lavoro da solo.” credette di risultare altamente convincente l’altro, con le sue motivazioni.
“Capisco. Meglio così, ho più tempo per far colazione come si deve!” fece buon viso a cattivo gioco Francesco, uscendo dalla stanza.
E davanti a una ciotola di latte ricolma di cereali iniziò il resoconto della serata.
“All’inizio siamo rimasti a casa sua, mi ha fatto suonare il piano con lei…”
- Magari saltiamo la parte dove ero sopra di lei, non serve che gli dica proprio tutto, tutto… - si ripromise, fra una cucchiaiata e l’altra.
“Poi mi ha proposto di uscire, anche per fare qualcosa di diverso e allora mi ha portato in un localino verso il centro e la gente ci guardava mentre passeggiavamo vicini, perché, insomma, facevamo la nostra porca figura; di certo avranno pensato ‘Ma che bella coppia quei due ragazzi!’.”
“Sì, sì, raccontatela!” alzò gli occhi Fabrizio, con le mani incrociate al petto, in attesa che proseguisse.
“Finché eravamo al locale tutto alla grande, i problemi sono cominciati al ritorno…” arrivò al nocciolo della questione Francesco.
“Cos’è? Le hai fatto un’avance un po’ troppo pesante e lei non ha gradito?” tirò a indovinare l’altro.
“Niente di tutto questo; anzi, ti informo che nulla che le fa il sottoscritto risulta sgradito a Francesca!” puntualizzò il più piccolo, pavoneggiandosi.
“Ma smettila, latin-lover di stocazzo!” lo canzonò il più grande, lanciandogli scherzosamente contro una manciata di cereali.
“Dai, Fabri, torniamo seri, ti stavo raccontando una cosa importante. Il problema è che ieri, mentre lei mi stava riportando a casa, abbiamo trovato un posto di blocco, puoi immaginare…”
“Oh, cazzo, avrai sbroccato!” intuì Fabrizio.
“Sbroccato è un eufemismo, ho dato di matto; a un certo punto volevo pure provare a lanciarmi dall’auto in corsa, manco fossi in un film d’azione!” raccontò disperato Francesco, interrotto dalle risate del suo interlocutore.
“Cazzo ridi? Guarda che stavo malissimo, stavo avendo una dannatissima crisi di panico coi controcazzi!” sbottò, offeso.
“Lo so, scusa, è che proprio non ti ci vedo come lo Starsky o l’Hutch della situazione!” ridacchiò nuovamente il fratello, cercando di calmarsi.
“Idiota, il punto è che avrò spaventato a morte Francesca, anche se ho finto che andasse tutto bene…” si incupì Francesco.
“Non le hai detto il motivo del tuo comportamento?” tornò serio anche Fabrizio.
“E come faccio? Credi sia una cosa facile? Come ci vado sull’argomento? ‘Senti, Francesca, ora ti parlo un po’ meglio di me: mi piace il rap, osservare le stelle, le moto, l’alta velocità, una volta ho accidentalmente sparato al mio migliore amico riducendolo in fin di vita… mi piace il mare, guardare il cielo, ho già detto l’alta velocità?’” finse di intavolare il discorso, come se nulla fosse.
“Sì, okay, hai reso l’idea. Lo so che non è facile, ma non puoi andare avanti così.” borbottò l’altro.
“Credi che non lo sappia? Devo decidermi a dirglielo, prima lo faccio, meglio sarà.” mugugnò il più piccolo. “Ora però basta parlare di me, com’è andata la tua serata? Ti sei divertito?”
“Io? Beh, sì… poi era una vita che non li vedevo. Rudy ci ha portato in un locale e abbiamo bevuto un po’, un po’ tanto. E Lato aveva con sé della roba buona. Poi gli ho fatto sentire le tracce e, faccio solo da portavoce eh, ma Lato dice che ‘Non crollo ’, ‘L’uomo nel mirino’ e ‘Tienila su ’ andrebbero ritoccate un attimino.” fece il finto tonto Fabrizio.
“Apprezzo l’interesse di Lato, ma le basi restano così come sono. Mercoledì le portiamo a Verona, quindi scordati che ci metta ancora mano!” mise in chiaro Francesco, che aveva mangiato la foglia da un pezzo. “Ora però sarà bene che tu vada, non fare attendere il tizio del locale!” finse di spronarlo.
“Sì, hai ragione, scappo e poi ti faccio sapere.” si dileguò l’interpellato.
Appena ebbe la certezza che Fabrizio fu uscito, Francesco prese il suo telefono, entrò nella rubrica e senza scorrere troppo premette su ‘Acidella’, attendendo.
“Questa cosa sta diventando un po’ troppo frequente fra di noi!” rispose Gabriella, un po’ frastornata.

“Zitta, tanto lo so che ieri sera sei uscita con mio fratello!” la mise con le spalle al muro lui.

“E tu come fai a saperlo?” si sorprese lei.

“Allora è vero che ci sei uscita!”

“Ma se hai detto che lo sapevi già!”

“Non proprio, potevo solo sospettarlo, ma tu me lo hai appena confermato!” affermò lui, con un sorrisetto tronfio che la ragazza non poteva vedere.

“Io pensavo che alla fine te l’avesse detto Fabri…” si giustificò lei.

“No, scherzi? Lui si è inventato un milione di dettagli sulla sua fantomatica serata con Rudy e Lato; peccato che, prima di raccontarmi balle, Fabri non si sia preso anche la briga di avvertire le persone che coinvolge. Mi sono bastate un paio di telefonate e ho confermato i miei sospetti. E non è stato difficile capire con chi abbia passato davvero la serata.” spiegò Francesco.
“I miei complimenti, hai un futuro come detective!” ironizzò Gabriella.
“No, fidati, sono quanto di più lontano possa esserci da un poliziotto!” ribatté il ragazzo, con tono cupo.
“Ti prego, però, non glielo dire a Fabri che te l’ho detto io dove è stato. Ultimamente, appena apro bocca lo caccio nei guai, per stavolta fa’ finta di niente… o se proprio vuoi smascherarlo, non glielo dire che mi hai interpellato!” lo scongiurò lei, temendo di aver combinato l’ennesimo pasticcio.
“E va bene, non glielo dirò, però non è vero che mi hai detto dove è stato, solo con chi. Avanti, racconta.” la spronò e lei non ebbe altra scelta che assecondarlo.
“Mi ha portato a una spiaggia dove eravamo già stati e mi ha fatto fare penitenza, per il casino che gli ho combinato con Francy, chiedendomi di ballare Reggaeton per lui e…”
“E non ha cercato di fare tanta ginnastica orizzontale con te subito dopo?” la interruppe Francesco.
“Ma noo, cosa dici?” replicò Gabriella, imbarazzatissima.
“Strano, quando mio fratello vede ballare Reggaeton dopo si eccita pure con un cane!”
“Hey!” ringhiò la ragazza dall’altra parte.
“Non che voglia darti della cagna.” chiarì prontamente il ragazzo. “Loro almeno le puoi tenere a cuccia!”
“Francesco…” lo richiamò la bionda, ricorrendo al tono più intimidatorio che aveva.
“Ok la smetto.”
“Però, grazie all’informazione che mi hai appena dato, se prima potevo avere un minimo di pallida speranza, ora so che non c’è niente da fare con Fabrizio, non gli faccio nessun effetto… probabilmente mi vede come un compagnone di bevute col quale può vantare le sue conquiste…” si demoralizzò lei.
“Io non credo sia così…”
“Io non mi fido più di quello che credi tu!” sbottò lei. “Comunque, volevi sapere della serata, no? Ecco, dopo mi ha fatto ascoltare in anteprima tutte le tracce del suo album, una più bella dell’altra…”
- Ecco perché voleva che gli mettessi le tracce sul cellulare! – dedusse lui.
“Mi è piaciuta un sacco anche quella dove canti tu, gran bel pezzo. E poi Fabri mi hai detto che quasi tutte le basi gliele hai fatto tu, che bravo che sei!” lo distolse dai suoi pensieri lei.
“Grazie, ma non attacca sviolinarmi, non ti farò ascoltare anche l’anteprima del mio album. Se vorrai abbeverarti alla fonte della mia musica, potrai comprarlo quando esce nei negozi, portandomi il regolare scontrino come prova.” si divertì a punzecchiarla lui, pur gradendo quei complimenti che aveva già giudicato sinceri.
“Sempre gentile tu!” brontolò la sua interlocutrice.
“Devo pur pensare ai miei interessi!” si difese il rapper, con aria innocentina.
“Tieniti pure la tua fonte, piuttosto muoio di sete!” ribatté Gabriella, stizzita
“Sicura? Guarda che ci sono pure ben tre feat dove canta anche mio fratello e se ti mostravi un po’ più flessibile forse te li facevo ascoltare anche…”
“Sul serio? Aspetta, riparliamone…” mormorò lei.
“Troppo tardi, ciao, assetata!” ridacchiò, riattaccando.
De resto, quello che voleva sapere l’aveva saputo, così come era certo di conoscere la reale destinazione del fratello.
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Il treno portò Fabrizio ad arrivare nella via dov’era situata la libreria dove lavorava Francesca per le dieci e mezza passate.
Non dovette attendere molto per vederla sbucare da una via adiacente e le si parò davanti.
“Proprio te cercavo!”
“Fabrizio! Che ci fai qui, hai fatto un corso accelerato di stalker?” lo accusò lei, portandosi le mani ai fianchi.
“L’hai detto tu quando hai chiamato mio fratello che oggi cominciavi alle undici.” si difese il ragazzo.
“Non dovresti origliare le conversazioni altrui!” si innervosì lei, alzando la voce.
“E tu non le dovresti rendere di dominio pubblico allora!” controbatté lui.
Lei stava per dire – o meglio, urlare – qualcosa, ma lui le tappò prontamente la bocca con la mano.
“Riusciamo ad averla una conversazione civile a un tono normale? Stiamo dando spettacolo…” disse lui, liberandola, facendole notare la gente che gettava occhiate sporadiche in loro direzione.
“In effetti…” concordò lei, in tono dimesso. “Allora, che vuoi?”
“Lo prendi un caffè con me o devo macinare chicco per chicco, anzi… andare direttamente nelle piantagioni di caffè a coltivarmeli, per farti capire che è reale e autentico?” propose spiritosamente lui, riuscendo a strapparle un sorriso.
“Che scemo sei!”
“Autentico, come la serata che abbiamo trascorso insieme. A questo proposito, ti ricordo che mio fratello con te ha avuto un intero secondo appuntamento. A me basterebbero solo dieci minuti del tuo tempo, chiedo forse troppo?” perorò la sua causa.
“E va bene, prendiamoci questo caffè, tanto ho tempo.” si arrese lei.
Una volta seduti al tavolo e serviti, Francesca notò che Fabrizio non faceva altro che rigirare il cucchiaino nella tazzina, fissandola in silenzio, tanto da metterle soggezione.
“La smetti di guardarmi così?”
“Scusa, è che stavo pensando a quella sera. Metti caso che dopo averti cantato quel pezzo di ‘Come te ’ ti avessi rivelato che era una canzone già esistente, poi ti saresti lasciata baciare lo stesso?” la interrogò lui, rompendo quel silenzio che tanto la metteva in difficoltà, così come l’intensità del suo sguardo.
“Non te l’avevo già detto?” si mise sulla difensiva lei, mentre cercava di impartire un solo ordine al proprio cervello, dettato dall’istinto.
- Sbrigati a finire questo dannatissimo caffè, a costo di ustionarti lingua e gola ed esci da qui. Meno tempo passi con lui e meglio è! –
“Me l’hai detto davanti a Gabriella, magari volevi metterti in bella mostra con lei, ma ora siamo soli, puoi anche dirmi la verità.” la spronò il ragazzo.
“L’avevo già detta quella volta la verità. Sì, te l’avrei concesso.” ammise la rossa, riuscendo a finire il suo caffè.
“Quindi è così riprovevole che io abbia provato a fare colpo su di te con una piccola bugia innocente? Ambivo a un esito che poi, a quanto pare, si sarebbe verificato comunque, ho solo cercato un punto di forza in più, ti sembra così imperdonabile?” mormorò lui, finendo il suo caffè e lasciando le monete dovute sul vassoietto.
Francesca era in evidente difficoltà.
“Beh, messa in questi termini no… ma resta comunque il fatto che mi hai mentito!” cercò di rinfacciargli, mentre uscivano dal bar.
“L’avessi fatto per portarti a letto, allora potrei capire, potresti attaccarmi con la tiritera ‘Ah, sei il solito stronzo…’ , ma non siamo andati oltre qualche bacio che mi avresti comunque dato, non ho strumentalizzato la cosa chissà quanto; ti ho rispettata e non ho preteso nulla in più di quello che mi hai voluto dare…” continuò Fabrizio, accompagnandola verso la libreria.
“In effetti è vero, ma… dannazione, ce la fai a essere un po’ meno bravo con le parole?” si indispettì lei.
Odiava dargli ragione.
“Niente da fare, carina, con le parole io ci lavoro!” sfoggiò un sorriso sfrontato lui, avvicinandosi quatto, quatto. “E non sono poi così malaccio nemmeno con i baci, vero?”
“Non oserai…” indietreggiò lei, fino ad appoggiare la schiena al cancello di una via isolata.
“Sì che oserò!” colmò la distanza fra loro Fabrizio, baciandola, a discapito degli schiaffi che si sarebbe preso.
Ma non ci fu nessuno schiaffo. Francesca quel bacio non solo lo accettò, ma cercò anche di approfondirlo.
Per quanto si imponesse di non cedere, c’era qualcosa in Fabrizio che la sconvolgeva e le faceva perdere il lume della ragione.
Quando le mani del ragazzo scesero sui suoi fianchi e la bocca sul suo collo, Francesca si riappropriò dell’autocontrollo sufficiente per ricordarle che quella situazione l’aveva già vissuta, anche se in un contesto un po’ diverso e con un altro ragazzo.
“No, basta!” protestò, riuscendo a separarsi da lui. “Così non è giusto… tu e Fra mi farete impazzire! Io non posso andare avanti così, non sono una sciupamaschi!” blaterò, sopraffatta dai sensi di colpa e stentando a riconoscersi.
- Io non ho mai fatto così! – ricordò a se stessa.
Fabrizio, per tutta risposta, ridacchiò, per nulla infastidito.
“Sciupa-che? Guarda che non mi hai nemmeno lontanamente sgualcito, tesoro!” ammiccò, palesemente divertito.
“Hai capito cosa intendevo dire! E comunque il mio turno sta cominciando, io… devo andare!” trovò una scappatoia, lanciandosi verso l’uscita sul retro della libreria.
A Fabrizio non restò che congratularsi con se stesso.
- Bravo, Fabri, ti sei rimesso in carreggiata. Ora vedi di non pensare più alla scorsa notte in spiaggia e non fare altri danni! –
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Francesco ricontrollò l’SMS di Francesca.
Erano le 18:30 e lei gli aveva dato appuntamento alla spiaggia dove si erano incontrati la prima volta.
Pochi minuti dopo, vide la sua figura profilarsi fra i tavoli del bar e andargli incontro.
Lui provò a sorriderle, ma lei non ricambio, aveva un’aria molto preoccupata.
“Qualcosa non va?” le domandò, preoccupato a sua volta.
- Lo sapevo, è per come mi sono comportato ieri notte… basta, glielo devo dire! –
“Grazie per aver accettato di incontrarmi, ti va se ci facciamo una passeggiata a riva?” gli propose lei.
Lui accettò, ma cominciarono a camminare senza che nessuno si decidesse a parlare. L’unico a rompere il silenzio era il mare, con le sue onde che si scagliavano sugli scogli e sulla costa. Quel giorno il mare era particolarmente mosso, cosa che teneva alla larga i bagnanti. L’ideale per avere un po’ più di privacy.
Finalmente Francesca si decise a parlare.
“Fra, non ce la faccio a tenermi questa cosa dentro… se non te lo dico esplodo. Stamattina tuo fratello è venuto a trovarmi, prima che cominciassi a lavorare.”
“Ci avrei scommesso! E tu l’hai cacciato in malo modo?” domandò lui.
“L’intenzione era quella, ma…” tentennò la ragazza, fermandosi. “Fabrizio è caparbio, poi sa toccare certi tasti e, insomma, ci siamo baciati e nemmeno per poco tempo, sono imperdonabile, lo so!” confessò, guardando in basso per la paura di affrontare il suo sguardo.
“Ah.” fu tutto quello che riuscì a dire Francesco, che doveva ancora digerire quella notizia.
“Sei arrabbiato?” azzardò la rossa, sforandogli un braccio.
“No, perché mai dovrei esserlo? Ho scritto una canzone su una che andava a letto con tre ragazzi diversi e uno era il sottoscritto… a confronto questa situazione è acqua fresca!” cercò di sdrammatizzare il ragazzo, ma era il tono che lo tradiva.
“Sei arrabbiato eccome, ma fai bene ad esserlo. Io stessa ce l’ho con me; non mi sono mai comportata così, questa non sono io!” singhiozzò lei, con le lacrime che cominciavano a scenderle dagli occhi. “E’ che è come stare tra due fuochi, io non vorrei far male a nessuno dei due e invece ottengo l’esatto opposto. Sarebbe meglio se non mi aveste mai conosciuta!” continuò a disperarsi.
Francesco la prese fra le sue braccia, stringendola a sé e disegnando cerchi immaginari sulla sua schiena, per calmarla.
“Shh, basta, certe cose non devi nemmeno dirle. Non baratterei il giorno che ci siamo incontrati e il pallone che ho sbagliato a calciare con niente al mondo, qualunque possano essere le conseguenze!” le sussurrò all’orecchio, attendendo che si calmasse.
“Ma io…” tirò su col naso lei, prima di prendere un fazzoletto per asciugarsi le lacrime.
“Tu dovrai fare una scelta. Guarda, mercoledì io e Fabri portiamo i dischi dai nostri amici a Verona e staremo via qualche giorno, forse questo tempo per conto tuo ti aiuterà a schiarirti meglio le idee.” la informò.
“Forse.” approvò lei.
“Francy, in effetti anch’io ho qualcosa da dirti e non sarà facile. L’avrei notato che ieri notte ho avuto un comportamento un po’ strano…” si fece coraggio lui, pronto a rivelarle una scomodissima verità.
“Sì, non sembravi nemmeno più tu. Non c’entra niente il fatto che avevi sonno, vero?” intuì lei.
“No, appunto. Il fatto è che…”
“Meno male, infatti non ci ho creduto nemmeno un po’.” lo interruppe lei. “Sai, ci sono due categorie di persone che non sopporto: i bugiardi e i violenti. Ti dico solo che ai tempi delle medie stavo con un ragazzo, poi un giorno si è presentato in classe con un coltellino, perché lo facevano anche i suoi amici, e mi ha spaventato a morte, non ne ho voluto sapere più niente di lui!” gli raccontò e in Francesco suonò fortissimo nella testa un campanello d’allarme.
- Se ha reagito così solo per un cazzo di coltellino, manco che fosse stato ferito qualcuno… cosa farà se le dico quel che ho fatto io? No, non esiste che lo faccia! –
“Ma scusami, ti ho interrotto. MI stavi dicendo una cosa importante.” lo spronò lei.
- Pensa, Francesco, pensa alla svelta! – si auto-incitò il rapper, trovando una via di fuga.
“La verità è che non mi piacciono i posti di blocco, a prescindere. Ci sono dei poliziotti che, se gli gira storto, un modo per complicarti la vita te lo trovano, anche se non hai fatto nulla di male, fosse anche solo un bicchierino di troppo nella serata sbagliata. Però sai, fosse stato un periodo qualunque lo avrei anche accettato. Però, come appunto ti dicevo, fra due giorni parto e devo pensare al disco e il solo pensiero che qualcosa potesse impedirmelo mi ha messo un’ansia assurda… ecco perché mi sono agitato così tanto.” spiattellò parlando in fretta, fermandosi giusto per prendere fiato ogni tanto.
“Tutto qui? Potevi dirmelo subito, ti capisco. Anch’io andrei in crisi se avessi un saggio da preparare e si verificasse un imprevisto.” si dimostrò comprensiva e ben disposta lei.
Francesco mostrò un sorriso di circostanza e ripresero la loro passeggiata, anche se un solo pensiero albergava martellante nella sua mente.
- Sono il peggiore dei bugiardi! –
TBC

Qualche nota:

- Dei suoi ‘problemi’ coi latticini Nesli lo racconta in un modo simpaticissimo nella sua ‘Fitte da Latte’ (milkjuice version, feat Fabri Fibra) contenuta nell’omonimo demo del ’99.

- Ricapitolando… Gabriella e Fabrizio non ce la possono fare… Francesca è un po’ una banderuola (ma capiamola eh… difficile resistere al fascino Tarducciano XD ) … l’unico che ha le idee chiare è Francesco, anche se dentro ha un segreto più grande di lui.
A proposito, è solo perché Nesli stesso ha già affrontato abbondantemente e per più strade quest’argomento così delicato, che mi azzardo a parlarne nella mia fanfic.

- La canzone a cui accenna Francesco è ‘Dhalia’ contenuta in ‘Piante Grasse’ e davvero molto simpatica e divertente (poi ha il coraggio di dire che non fa ridere mai nelle sue canzoni XD ) … e visto il soggetto non mi stupirebbe se fosse ispirato a fatti realmente accaduti, ahah!
Spero vi sia piaciuto (ammesso che ci siate arrivati a leggere fino a qua), ma ditemi qualsiasi cosa vi passi per la teta! ^^

Alla prossima… cercherò di non metterci più di due mesi e mezzo *si fustiga*



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