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Intermezzi di Galadwen
Categoria: Harry Potter - One-shot
Rating: 14+
Personaggi: Blaise Zabini, Neville Paciock
Genere: Commedia, Romantico
Note: Oneshot, Slash
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Capitolo pubblicato il 06-07-2009
Commenti al capitolo - 3

Questa fanfiction non è a scopo di lucro. I personaggi appartengono ai rispettivi ideatori e detentori di Copyright.

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Intermezzi

Il caldo d'agosto era soffocante perfino nel piccolo giardino, in cui le piante afflitte offrivano un misero refrigerio.
Blaise sbuffò - Ancora non capisco perché non siamo andati al mare. Potresti ricordarmelo?
Neville alzò lo sguardo verso di lui e sorrise - Perché non vedo mia nonna da Natale, e non potevo non passare a trovarla per le vacanze estive.
- Ah, giusto. - Blaise si riavviò i capelli, tentando invano di evitare che una goccia di sudore gli cadesse negli occhi. - E perché mai non ti ho impedito una simile follia? O meglio: perché ti ho accompagnato?
Neville alzò di nuovo gli occhi dal libro che stava leggendo, e il suo sorriso si allargò, divertito dall'aria corrucciata e infastidita di Blaise.
- Mmm ... mi pare di ricordare … sì, ecco. Perché sei il mio ragazzo. Perché non mi lasceresti mai andare da solo. Perché sei geloso. Perché dovevi portare le arance di tua madre a mia nonna e perché mia nonna ti piace.- concluse infine tornando a leggere e scrollando le spalle.
L'altro alzò entrambe le sopracciglia con aria incredula, come se Neville gli avesse appena fatto la descrizione di un pazzo totale. Cosa non molto lontana dal vero se pensava a tutto ciò che era successo nell'ultimo anno. Ma tant'è, bisogna riconoscere la sconfitta.
-Touché.- rispose, riprendendo a far vagare lo sguardo inquieto sul piccolo giardino della signora Paciock. Palesemente non aveva nessuna voglia di studiare. Dopo un po' i suoi occhi si fermarono sull'ombrellone che li riparava dal sole.
- Certo che tua nonna poteva scegliere un colore un po' più refrigerante.
- Uh? - fece Neville, senza nemmeno alzare gli occhi. Ormai si era rassegnato al fatto che Blaise lo avrebbe interrotto ogni due minuti, tanto valeva cercare di cogliere qua e là una frase del libro.
-Ma sì! Un colore un po' meno...caldo!
A questo punto Neville fu costretto ad alzare gli occhi sull'ombrellone: un vecchio arnese dagli enormi spicchi gialli e arancioni.
- Che ha che non va? - chiese, senza capire realmente di che cosa parlasse l'altro.
Blaise roteò gli occhi in segno di esasperazione - Lascia stare, è meglio.
Neville fece spallucce: non che gli importasse molto del colore dell'ombrellone, l'importante era che ci fosse. Blaise rimase stranamente silenzioso per più di due minuti, e Neville aveva quasi sperato di poter concludere il paragrafo che stava leggendo da circa dieci minuti, quando il libro scivolò via dalle sue mani, ad opera di Blaise che gli si mise di fronte con aria sorniona.
- Sai, fa troppo caldo per studiare.- gli disse accucciandosi di fronte a lui, in modo da essere allo stesso livello della sedia, e mettendogli una mano sotto la maglietta. Neville avvampò
- Blaise! Sei impazzito? Siamo nel giardino di mia nonna!
Il sorriso con cui l'altro gli rispose non lo rassicurò per niente. Era quel sorriso così Serpeverde che Neville conosceva bene, e che appariva sul volto di Blaise tutte le volte che faceva qualcosa che lo metteva in imbarazzo. - Suvvia Nev, tua nonna starà facendo il pisolino del pomeriggio. Dov'è finito il tuo coraggio da Grifondoro? - lo sfidò avvicinando le labbra al suo collo.
Neville stava cominciando a pensare che dopotutto studiare non era così importante, e che sua nonna sicuramente stava facendo la siesta, quando, come evocata dalle loro parole, una voce familiare li raggiunse.
- Ragazzi! - la voce di Augusta Paciock era orribilmente vicina. Neville e Blaise scattarono come se fossero stati punti da qualcosa, e in meno di due secondi erano entrambi immersi nei libri.
- Eccovi qua - disse la donna apparendo sulla soglia di casa con in mano un vassoio su cui troneggiavano due bicchieri e una caraffa piena di un liquido di un arancione brillante.
Neville e Blaise la guardarono stupefatti.
- Vi ho portato della spremuta! L'ho fatta con le arance che mi ha mandato tua madre, Blaise – fece mentre posava il vassoio sul tavolo dove i due ragazzi stavano studiando. O almeno avrebbero dovuto. - E' rinfrescante e vi farà bene! - concluse tutta allegra.
Neville la guardava perplesso. - Grazie nonna, sei stata molto gentile.
- Oh, figurati tesoro! - rispose lei dandogli un buffetto sui capelli, e li guardò con aria affettuosa, proprio come farebbe una dolce nonnina. Proprio ciò che Augusta Paciock non era.
- Beh, allora io torno in casa, vi lascio studiare – disse poi dopo qualche secondo di silenzio, e sparì oltre la soglia.
Blaise e Neville si guardarono increduli.
- Neville, cos'è successo a tua nonna?
- Io ... non lo so. Forse il caldo ...
Blaise sogghignò - Ma quale caldo. Neville, io credo che tu manchi tremendamente a tua nonna, e che la lontananza l'abbia in qualche modo raddolcita.
Il volto di Neville si rabbuiò per un istante, poi sospirò - Lo so.
Non aggiunse altro, lasciando che lo sguardo gli ricadesse sui propri piedi, mentre molti pensieri gli frullavano in testa. Senso di colpa, in parte. Ma non avrebbe scambiato la sua nuova vita con niente al mondo, nemmeno con sua nonna.
Blaise si accorse della momentanea malinconia del suo ragazzo, così gli circondò le spalle con un braccio e lo attirò a sé - Non preoccuparti, sono sicuro che se la cava benissimo, e per quanto mi riguarda, sono deciso a godermi questa versione “dolce vecchietta” della cara Augusta! E dovresti fare altrettanto, non capita tutti i giorni.- concluse facendogli l'occhiolino.
Neville rise -Sei un maledetto opportunista!- lo accusò.
- Lo so - rispose Blaise.

Erano circa le quattro e mezzo, e non si erano più azzardati a riprendere il discorso per paura che Augusta potesse sbucare da un angolo, o da un cespuglio, magari intenta a raccogliere mirtilli per il nipote. Blaise chiuse il libro con un tonfo - Basta studiare - decretò, e così dicendo chiuse imperiosamente anche quello di Neville.
- Ehi! - protestò quest'ultimo - non avevo ancora fint - ma non poté concludere, perché l'altro lo baciò, impedendogli di replicare.
- Te l'ho già detto Nev – replicò Blaise a due centimetri dalla sua bocca, con quella voce bassa e ammiccante che faceva impazzire Neville - fa troppo caldo per studiare. Perché invece - e così dicendo gli passò le labbra sul collo, facendolo rabbrividire da capo a piedi - non riprendiamo il discorso di prima? - Neville deglutì a fatica, cercando in qualche modo (invano) di frenare l'eccitazione montante.
- E tu non pensi che faccia troppo caldo anche per … quel discorso? -
Blaise sogghignò - Oh, penso sia un inconveniente che si può superare ...
Neville sussultò quando sentì la mano di Blaise posarsi sui suoi pantaloni e cominciare ad accarezzarlo con movimenti lenti e dannatamente frustranti.
- Dai, Blaise … mia nonna ...- riuscì ad articolare fra un gemito sconnesso e l'altro.
- Ssssh - fu la risposta di Blaise. E Neville tacque abbandonandosi alla mano del suo ragazzo.
Blaise aveva appena sganciato il primo bottone dei pantaloni di Neville quando una voce li riportò alla realtà, dal paradiso senza tempo in cui erano appena entrati.
- Ragazzi, siete ancora lì?
Neville gemette, Blaise sbuffò. Impotenza e frustrazione. - Sì, siamo qui nonna.- riuscì a dire Neville con voce roca.
Quello che videro apparire fu a prima vista un cesto su due gambe. Solo dopo l'iniziale attimo di perplessità realizzarono che era la nonna di Neville, che trasportava un cesto ricolmo di quelle che sembravano albicocche: grosse albicocche arancioni e succose. Neville spalancò gli occhi, e subito dopo si precipitò ad aiutare sua nonna.
- Nonna! Cos'è tutto questo ben di dio? - le chiese prendendole il cesto.
- Ho solo pensato di portarvi della buona frutta fresca per merenda. Cosa c'è di meglio in questa stagione delle albicocche? Guarda come sono succose e dorate.
Neville poggiò il cesto sul tavolo, accanto al vassoio con la caraffa, ormai svuotata, e i bicchieri.
- Beh, grazie nonna, ma non dovevi disturbarti per noi, ci arrangiamo.
- Non dire sciocchezze Neville! Anzi, se preferite altra frutta, ho anche del melone in casa. Dell'ottimo melone fresco, perfetto con questo caldo, dev'essere buonissimo: ha una polpa arancione ... Ma magari è meglio dopo cena, non voglio che vi rimpinziate troppo ora. - concluse con una traccia dell'antico tono autoritario che aveva avuto. Blaise la guardava sorridendo sornione, divertito dalla confusione di Neville davanti a quella vecchietta premurosa che era diventata sua nonna. - Grazie mille, signora Paciock – disse al posto del suo ragazzo, che guardava imbambolato le albicocche – Lei è davvero premurosa!
Augusta sorrise a Blaise e si allontanò con un – Si cena verso le sette e mezzo.
- Non mancheremo! - fu la civettuola risposta di Blaise
Neville fulminò il suo ragazzo con lo sguardo – E tu non la assecondare sai!
- Io? Non so di cosa tu stia parlando – rispose l'altro guardandosi ostentatamente le unghie.

La cena era stata abbondante, e i due ragazzi si godevano il fresco della sera seduti in veranda, mentre Augusta rimetteva a posto in cucina. Si erano offerti di farlo loro ma lei li aveva categoricamente diffidati perché “avete studiato tutto il giorno e poi chissà che disastri combinereste!”. Così erano lì, seduti sul divano di vimini, pigramente abbandonati in contemplazione dei loro stomaci satolli.
Neville si chiese se adesso avrebbero potuto riprendere il discorso, magari in camera sua. Blaise doveva essere dello stesso avviso, perché gli sfiorò il collo con un dito e disse - Pensi che potremmo …? - Neville si girò verso di lui, le guance immediatamente in fiamme. - Beh, sì in effetti ...- e lasciò la frase in sospeso, mentre la bocca di Blaise si avvicinava alla sua. Aveva appena chiuso gli occhi quando il campanello suonò e quasi immediatamente successiva arrivò la voce di Augusta – Neville! Apri tu per favore, ora non posso!
I due ragazzi, per l'ennesima volta interrotti prima ancora di aver cominciato, si guardarono increduli – Chi diavolo sarà? - sbuffò Blaise. Neville scrollò le spalle e si alzo – Non lo so, ma andiamo ad aprire prima che consumi il campanello. - L'ospite inatteso, chiunque egli fosse, aveva infatti suonato una seconda volta.
Neville si avviò alla porta di malavoglia, ma quando aprì la porta il fastidio divenne terrore. Sulla soglia c'era Andromeda, la madre di Tonks, che reggeva in braccio il piccolo Teddy. Gli rivolse un sorriso caloroso – Ciao Neville! Come stai? E' tanto che non ti vediamo – e si sporse in avanti per baciarlo su entrambe le guance. Nel frattempo Blaise era apparso silenziosamente alle sue spalle – Oh, c'è anche Blaise! - fece lei scorgendolo. - Buona sera, signora Tonks – fu l'educato saluto di Blaise, che non aveva nulla in particolare contro Andromeda, ma che, come Neville, non si fidava di quel marmocchio tra le braccia della donna. Perché diavolo se l'era portato dietro dopo cena? C'era puzza di bruciato, e non era il pannolino.
Neville aveva appena invitato Andromeda ad accomodarsi in soggiorno, quando Augusta apparve in cima alle scale, tutta in ghingheri e senza l'avvoltoio sul cappello. Vedendola, Neville notò che anche Andromeda era vestita elegantemente.
- Andromeda cara! - esordì la signora Paciock scendendo le scale – Stai benissimo! E' il vestito di cui mi parlavi? - l'altra sorrise e attese che Augusta la baciasse su entrambe le guance – Buonasera, Augusta, sì, è questo. Che te ne pare? - chiese facendo un mezzo giro su se stessa. - Sei davvero incantevole – rispose l'altra – E il piccolo Teddy! Come sta il nostro tesoruccio? - continuò chinandosi verso il bambino e facendogli delle moine di cui Neville non credeva sua nonna fosse capace. Dopo un paio di minuti e qualche gridolino di Teddy, Augusta sembrò tornare padrona di se stessa – Ora andiamo o faremo tardi.- E così dicendo si mise lo scialle e prese la borsa.
Blaise e Neville avevano seguito con sospetto crescente tutta la scena, sospetto che si tramutò in un'orrenda certezza quando Augusta si girò verso di loro – Ragazzi, Andromeda ed io andiamo a teatro, vi spiacerebbe occuparvi di Teddy fino al nostro ritorno?
Domanda retorica visto che non c'erano alternative. Infatti le due donne non attesero nemmeno la risposta, e infilarono la porta di casa. Forse per paura della loro reazione. Vigliacche.
Neville guardò con aria sconsolata prima Blaise, e poi il piccolo Teddy che se ne stava beatamente ignaro di tutto sul divano.
- Per le corna di Salazar! - imprecò Blaise appena la porta si fu chiusa – Porco Godric! - continuò – Altro che nostalgia: era tutta premurosa perché voleva incastrarci! Tua nonna è una vera serpe, altroché! - concluse puntando il dito contro Neville, come se in qualche modo fosse colpa sua. Quest'ultimo si accasciò sul divano, vicino a Teddy, sospirando impotente. Non sapeva che dire. Blaise aveva ragione, sua nonna li aveva incastrati, ma non poteva farci nulla.
Guardò l'altro che misurava a grandi passi la stanza. Poteva capirlo, eccome. Era tutto il giorno che cercavano di stare da soli, e adesso erano inchiodati per chissà quante ore con un bambino di due anni fra i piedi.
- Beh, magari si addormenta, in fondo per lui è tardi. Forse basterà una ninnananna …
Ma un gridolino allegro del bambino, insieme a un tentativo di strappargli una buona ciocca di capelli, lo informarono che no, non era così. Quella sarebbe stata una serata molto lunga.

Era ormai mezzanotte passata quando Teddy finalmente si addormentò, e i due ragazzi si lasciarono andare stanchi morti sul divano. Neville pensò che tutto sommato l'idea di non avere figli non fosse poi male. Blaise ne era certo. Rimasero in silenzio diversi minuti, lo sguardo vacuo rivolto al soffitto, le gambe allungate sul tavolino del salotto.
Neville non poteva evitare di sentirsi un po' in colpa nei confronti di Blaise, anche se non era direttamente colpa sua, non erano riusciti a avere un momento di intimità per colpa di sua nonna.
- Blaise – lo chiamò.
- Mh?- mugolò in risposta l'altro, il viso ancora rivolto al soffitto.
- Teddy dorme, potremmo...- non finì la frase, e per tutta risposta Blaise chiuse gli occhi e scosse la testa, sospirando. - Oh – mormorò Neville – d'accordo.
Poggiò la testa sulla sua spalla e chiuse anche lui gli occhi, pensando di schiacciare un pisolino nell'attesa che sua nonna e Andromeda tornassero.

Si svegliò con un raggio di sole che gli batteva sugli occhi. Gli ci volle qualche momento per realizzare che era ancora sul divano, ancora addosso a Blaise, e che Teddy non c'era più. Dovevano essersi addormentati pesantemente, per non aver sentito le due donne che rientravano.
Facendo attenzione a non svegliare Blaise si tirò a sedere, sfregandosi gli occhi per cercare di scacciare il sonno, e poi si alzò, constatando di avere dolori pressoché ovunque: il divano non è il miglior posto dove dormire, specialmente in due. Non c'erano rumori in casa, sua nonna doveva dormire ancora: l'orologio del salotto segnava le sei del mattino.
Si avviò in cucina per prendersi un bicchiere d'acqua, e sul tavolo notò una torta dal colore arancione e dall'aspetto invitante, e un biglietto:

Cari, buongiorno. Non ho avuto cuore di svegliarvi, dormivate così bene! Grazie per aver tenuto Teddy, anche da parte di Andromeda. La torta è per la colazione, servitevi!
Augusta

Neville sorrise e guardò la torta: la pasta arancione morbida e fragrante, e il sottile strato di glassa bianca che la ricopriva. Torta di carote, la sua preferita. Prese un coltello e se ne tagliò una fetta generosa, uscendo in veranda a godersi il fresco del mattino.
La addentò con gusto, e sorrise. Sua nonna sapeva come farsi perdonare.

Note:
Questa storia è scritta come piccolo spin-off di Twilight of Innocence di Graffias, pertanto prende come presupposti gli ultimi eventi della storia, ovvero che Blaise e Neville, dopo la fine della Guerra, sono andati a studiare in Irlanda, e l'amicizia tra Augusta e Andromeda.
Questa storia partecipa inoltre alla Rainbow Challenge di Fanworld per il colore Arancione, ed è un pagamento per Lori che aveva chiesto Blaise/Neville – Nonna.
Si ringraziano Graffias e Blizar per il betareading.







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