Il Blu Coniglio e le uova dei Karasu Tengu. di Arwen88
Capitolo 1 - Vacanze e lavori
Capitolo 2 - Il prato dei Narcisi
Capitolo 3 - Nella tana del Blu Coniglio
Capitolo 4 - L'uovo di Karasu Tengu
Capitolo 5 - Cuscinate e incubi notturni
Capitolo 6 - Water and Fragrance
Capitolo 7 - Ritorno alla normalità
Prima long fic su xxxHolic! Dovrebbe essere comica, voi annuite. Sarà in sette capitoli, per ogni capitolo un prompt della Caccia alle Uova.
Grazie a chiunque leggerà e deciderà di commentare.
Nota: la storia è stata betata da wolvie91.




Il Blu Coniglio e le uova dei Karasu Tengu.









Capitolo 1 - Vacanze e lavori




Giovedì


Quando Watanuki aveva trovato, affisso al cancello della scuola, un cartello che spiegava che per motivi di disinfestazione l'istituto sarebbe rimasto chiuso per ben quattro giorni -quattro giorni che coincidevano con le vacanze occidentali per la Pasqua- in un primo momento era stato felice. Poi era subentrata la tristezza.
Perché, come aveva spiegato ad una poco interessata Yuko immersa nella vasca da bagno dall'altra parte dello shoji, per ben quattro giorni non avrebbe potuto vedere la sua dolce Himawari.
Fu così che, ignorando la domanda della strega sul "chissà cosa ne pensa Himawari" si diede a spargere lacrime amare sul tatami.
Sospinta dalla propria grande benevolenza, o forse perché era un po' stanca di quelle lamentele, la strega delle dimensioni uscì dalla vasca e, dopo essersi avvolta in un asciugamano, fece scorrere di lato il pannello, scrutando con sguardo malizioso il ragazzo seduto per terra davanti a lei.
-Sai cosa si può fare con ben quattro giorni liberi da passare soli soletti?-
E per quanto lui cercasse di dare ad intendere il contrario, da buon maschietto qual'era Watanuki iniziò a fare pensieri sconci, arretrando sulle ginocchia, lo sguardo terrorizzato.
-No! Non voglio sap-
Ma le sue parole furono interrotte dalle urla allegre di Yuko e Mokona e dai loro pugni alzati al cielo.
-Si va alle terme!-
Fu così che, perso nella sua confusione, Watanuki si ritrovò con Maru e Moro a correre attorno al punto dove lui era rimasto seduto, gli occhiali leggermente di traverso.
-Si va alle terme!-
-Alle terme! Alle terme!-
Yuko si chinò elegantemente sul ragazzo, i capelli scuri che scivolavano sensualmente fuori dall'asciugamano che aveva avvolto in testa, un sorriso divertito sulle labbra.
-Assicurati di portare la birra e una bottiglia di buon saké per il viaggio, e naturalmente invita Doumeki e Himawari!-
Watanuki si riprese abbastanza da sistemarsi gli occhiali e rimettersi in piedi, pronto a riprendere a sbraitare.
-E perché dovrei invitare anche Doumeki?-
La strega lo guardò da sopra alla spalla, senza voltarsi, già diretta verso la propria stanza.
-Beh, se ci tieni a non essere assillato dagli spiriti per tutta la vacanza e a non svenire davanti alla dolce Himawari, facendo una figura poco virile...-
-Ho capito, ho capito, basta!-



-E così Yuko mi ha chiesto di invitarti a venire con noi.-
Watanuki aveva le braccia incrociate al petto, lo sguardo truce puntato sul ragazzo che gli stava davanti.
Doumeki, il kimono scuro e la scopa in mano, osservava attentamente il ragazzo che era venuto a proporgli una vacanza alle terme, a nome di Yuko, e che ora lo fronteggiava nel vialetto del suo tempio. Con l'espressione di chi chiedesse ad un topo di entrare in casa.
Ma, come pensò il ragazzo, forse era semplicemente irritato perché durante la vacanza non si sarebbe potuto divertire ai fornelli.
-Di quanti giorni hai detto che è la vacanza?-
Watanuki riportò le braccia lungo i fianchi, cambiando posizione, leggermente infastidito.
-Tutti e quattro i giorni in cui la scuola rimarrà chiusa, torneremo la sera dell'ultimo giorno libero.-
Il custode del tempio rimase un attimo a pensare grattandosi la testa, lo sguardo lontano.
-Sì, per me va bene. Verrà anche Kunogi?-
Il primo raggio di sole della giornata sembrò colpire in quel momento il dipendente di Yuko; il ragazzo chiuse gli occhi e sorrise felice: -Certo che la dolce Himawari verrà! Sennò ti pare che la cosa si farebbe? L'unico motivo per cui lo sto chiedendo anche a te è che...- ma il ragazzo riaprì gli occhi, sotto lo sguardo ora interessato di Doumeki, e assunse un'espressione rabbiosa -Hei, non ti azzardare nemmeno a fare quello a cui stai pensando!-
Le sopraciglia del suo interlocutore si inarcarono, marcando il suo stupore.
-A cosa credi che stia pensando?-
Ma Watanuki non lo ascoltò neppure, lo indicò con un dito accusatore, sconvolto, il braccio teso che quasi tremava per l'orrore del ragazzo.
-Tu-tu-tu... Tu vuoi...!-
Doumeki non scoprì mai cosa nella testa del giovane lui volesse fare perché una voce femminile interruppe bruscamente il semimonologo dell'altro.
-Siete sempre pieni di energia, eh?-
I due ragazzi si voltarono, scoprendo davanti a loro la Ame Warashi in tutto il suo splendore di nobile spirito della pioggia, armata di ombrello nonostante il bel tempo e col solito cipiglio irritato.
Sorpreso, Watanuki si voltò completamente verso di lei.
-Come mai qui? C'è anche la Zashiki Warashi? È successo qualcosa?-
Lo spirito lo fissò seriamente, una punta di preoccupazione nello sguardo.
-Lei è occupata con altri affari, portami dalla tua padrona.-



Watanuki era inginocchiato a fianco allo shoji socchiuso, intento a spiare le due donne impegnate a prendere il tè nella stanza contigua, discutendo seriamente di qualcosa di cui non riusciva a catturare le parole.
Tutto per colpa di quell'insopportabile "crunch crunch".
Il ragazzo si voltò infuriato, sbraitando a bassa voce per non disturbare le altre due.
-Si può sapere perché sei venuto anche tu qui?-
Doumeki lo guardò con molta calma, finendo di masticare i biscotti alle mandorle prima di rispondere.
-Volevo sapere cosa sta succedendo.-
Lo shoji si aprì completamente con un rumore che catturò l'attenzione dei due giovani seduti per terra: Yuko li osservava dalla soglia, sovrastandoli con un inquietante sorriso sulle labbra.
-Preparatevi: ho un lavoretto per voi due.-


Yuko guardò annoiata il suo dipendente sbraitare a vanvera.
-Perché devo andare sulle montagne con questo qui?-
-Perché ti aiuterà a portare a termine il lavoro!-
-Ma dovevamo partire domani!-
A quelle parole la strega sorrise.
-Oh, non preoccuparti. Io e Himawari partiremo per le terme con Mokona, vi aspetteremo lì, quando tornerete in questa dimensione vi basterà raggiungerci col treno! E ora su, ragazzi, preparatevi!-
La strega agitò la mano, allontanandosi ridendo, lasciandoli seduti sul tatami, Doumeki che allungava una mano verso il vassoio per prendere un nuovo biscotto e Watanuki pronto ad esplodere.
-Yuuukoooo! A me non va bene affatto questa storia!-
Ma in risposta alle sue parole arrivarono solo una risata da un punto imprecisato del negozio e un sonoro "crunch crunch" alle sue spalle.
Doumeki aspettò di aver finito di masticare bene e di aver deglutito prima di togliersi le mani dalle orecchie per iniziare a parlare.
-Credi che questo servirà a farci fare più in fretta?-
Il ragazzo si voltò di scatto verso di lui, il viso paonazzo che recava tracce di lacrime di rabbia e disperazione.
-E tu, non rompermi le uova nel paniere! Si può sapere cosa altro vuoi? Vai via, sciò!-
-Veramente è stata la Ame Warashi a rompertele.-
Watanuki si rotolò a terra, disperato, cercando di ignorare il ragazzo che con assoluta indifferenza si serviva di un altro biscotto.
-Himawariiiiii...-



continua...


shoji: pannello scorrevole, una porta fatta di carta tesa in una cornice di legno.
tatami: stuoie che costituiscono il pavimento in alcune case o in alcune parti (zone) di esse.








Capitolo 2 - Il prato dei Narcisi






Venerdì



Il sole splendeva su quella mattina del venerdì prepasquale ed illuminava coi suoi tiepidi raggi una strega dai capelli corvini seduta su una sdraio nel giardino del proprio negozio, abiti succinti e occhiali da sole, un bicchiere di tè freddo poggiato a fianco al ventaglio del Tengu sul tavolino.
Yuko parlò con un sorriso sulle labbra, rivolta ai due ragazzi in piedi davanti a lei.
-La Ame Warashi mi ha detto che da alcune settimane a questa parte c'è una creatura che sembra infestare la montagna spiritica dove lei vive e le dimensioni adiacenti; la creatura in questione sembra abbia rubato tre oggetti appartenenti alla Zashiki Warashi. La Ame Warashi mi ha fornito questo gioiello.- Così dicendo la donna mostrò ai due giovani un sottile anello di colore scuro con incastonata una pietra simile ad un turchese. -In questo dovrete imprigionare la creatura: basterà che voi lo poniate davanti ai suoi occhi. Inoltre c'è questo fazzoletto da parte della Zashiki Warashi, qui dovrete mettere la refurtiva e restituirla al più presto alla legittima proprietaria.-
La strega delle dimensioni esibì un gran sorriso, le dita sottili che scostavano gli occhiali per poter fissare più liberamente i due.
-Dopodiché potrete anche tornare qui al negozio e raggiungerci alle terme.-
Doumeki non fece una piega, afferrò gli oggetti che Maru e Moro gli porsero e li mise in uno zainetto.
-Ricevuto.-
Tuttavia Watanuki non sembrava intenzionato a partire senza lamentarsi.
-"Ricevuto" un corno! Capisco che sia per la Zashiki Warashi, ma...-
In ogni caso le sue parole furono interrotte dalla strega che, senza farsi molti complimenti, afferrò il ventaglio e sventolandolo li spedì nell'altra dimensione. Non prima però di aver allegramente gridato un "fate i bravi!".



I due ragazzi affiorarono in una sequenza di spruzzi dalle acque di un ruscello ed immediatamente il pupillo della strega riconobbe il luogo dove si trovavano: dentro il vaso del firmamento.
Si issarono a riva accolti da un mormorio che non aveva molto a che vedere con quello del piccolo corso d'acqua. Watanuki guardò i narcisi di cui il prato era costellato e ricordò improvvisamente la loro capacità di ingrandirsi a piacere, ricordo che lo portò ad afferrare il compagno di viaggio per una manica proprio mentre questo si chinava su alcuni dei fiori con l'intento di annusarli.
Il ragazzo si avvicinò cauto all'orecchio dell'arciere.
-Fa' attenzione, sono facilmente irritabili e hanno anche la capacità di aumentare le loro dimensioni...-
L'arciere lo guardò con un sopracciglio alzato prima di riportare lo sguardo sulla flora dorata.
-Ah, sì?-
Improvvisamente attorno a loro molte voci acute si alzarono, iniziando una discussione.
-Senti senti: il ragazzino sta parlando di noi!-
-Non è il bambino maleducato?-
-Quello della volta scorsa?-
-Cos'ha detto?-
-Non ho sentito bene!-
Watanuki deglutì mentre si stringeva involontariamente al fianco del custode del tempio che ora osservava con molta serietà quelle pianticelle.
I due ragazzi non si mossero, cercando di trovare una strategia che li potesse portare al sicuro da ogni possibile ripicca, finché i fiori presero a dondolare tutti insieme, le voci che si alzavano chiedendo una risposta.
-Secondo voi ha parlato bene o male?-
-Ahahah! A giudicare dalla paura che aveva la volta scorsa, secondo me male!-
-Hai sentito? Hai sentito?-
-Dice che ha parlato male!-
Il ragazzo capace di vedere gli spiriti allora agitò le mani, temendo che i fraintendimenti potessero portare a brutte conclusioni.
-No, no! Dicevo solo che avete la capacità di diventare grandi e...-
-Dice che abbiamo la capacità di diventare grandi, ma sentilo!-
E tutto d'un tratto la radura si riempì di centinaia di voci floreali che si coprivano l'una con l'altra, discutendo dell'avvenimento, ridendo tutte insieme.
Doumeki fece un passo in avanti, piegandosi su uno dei narcisi a lui più vicini, osservandolo attentamente.
Su tutti gli altri, ora un po' acquietati, fu proprio quello a riprendere il discorso appena interrotto.
-Guarda guarda, chi è questo ragazzo sconosciuto?-
-Uno sconosciuto! Uno sconosciuto!-
Il custode del tempio si rimise dritto, parlando con voce chiara.
-Stiamo cercando una creatura che negli ultimi tempi sta portando scompiglio qua in queste dimensioni, voi ne sapete niente?-
-Stanno cercando quello!-
-Sì, stanno cercando proprio quello!-
-E perché lo stanno facendo?-
-Forse vogliono anche loro rubarci i petali!-
-Ah! Mascalzoni!-
A quelle parole Watanuki quasi gridò per la rabbia ed il dispetto del venir ignorato e per un attimo tutti i fiori fecero silenzio.
-Non è vero! Non vogliamo rubarvi proprio niente! Stiamo solo cercando quella creatura!-
Il silenzio si trasformò presto non nella confusione precedente ma in un cauto e leggero consiglio, come se i narcisi stessero bisbigliando tra loro le loro decisioni.
-Potremmo anche dirglielo...-
-E se sono nostri nemici?-
-E se stessero mentendo?-
-A me questo ragazzo nuovo ispira bene!-
-Dici?-
Come il vento che si placa, ci fu un secondo di stallo nei discorsi e d'improvviso prese la parola un narciso dalla grande altezza, all'apparenza uno dei più longevi del prato.
-Per quanto fastidioso, se quello con gli occhiali è il pupillo della strega allora sa il prezzo delle menzogne.-
Le voci dei narcisi si alzarono nuovamente, rincorrendosi, spandendo le parole del narciso più anziano.
-Che dice?-
-Che si fida!-
-Dice che si fida?-
-Allora ci fidiamo anche noi!-
-Allora glielo diciamo!-


Una voce nella sua mente cercò di spingere Watanuki sulla via della rabbia e a dissentire con le parole dei narcisi, chiedendo per lo meno spiegazioni sul perché di lui si fidassero solo dopo attenti procedimenti logici ed invece di quel pesce lesso dell'arciere sin dal principio, ma fu solo un attimo: respirò a fondo e pensò sia che quella era una missione, sia che prima la concludeva, prima poteva correre dalla sua Himawari. Così il ragazzo si morse la lingua, aspettando l'evolversi della faccenda, pronto a registrare mentalmente ogni informazione utile.
In basso intanto lo spargersi delle notizie proseguiva.
-Allora potremmo anche dirglielo!-
-Ma sì!-

Doumeki si inchinò ai fiori, rispettosamente, e parlò ancora con voce chiara.
-Potreste dirci com'è fatta questa creatura?-
La risposta collettiva non tardò ad arrivare.
-È un coniglio!-
-Un coniglio blu!-
-Cammina su due zampe!-
-Ha un fazzoletto verde al collo!-

I due ragazzi si guardarono in faccia, sgomenti, chiedendosi entrambi se avessero proprio sentito bene o se i narcisi li stessero ingannando.
Watanuki si schiarì la voce facendo a sua volta un passo avanti, portandosi al fianco dell'arciere.
-Ehm, potreste dirci da che parte è andato?-
-Certo!-
-Certo!-
-Da quella!-
Tutti insieme, i narcisi dorati si piegarono a sinistra, come spinti dal vento, indicando la direzione presa l'ultima volta dal Coniglio, spargendo un forte profumo nell'aria.

I due ragazzi chinarono il capo, ringraziando i fiori prima di mettersi in cammino.
Watanuki inclinò la testa sulla spalla, cercando di stare al passo con l'arciere.
-Non ti ricorda un po' Alice nel Paese delle Meraviglie?-
Doumeki dal canto suo lo guardò per un attimo per poi annuire.
-Nella tana del Blu Coniglio.-




Mentre i due giovani si allontanavano, i narcisi ripresero a parlare tra loro, a voce bassa, perché le loro parole non potessero essere spiate da orecchie indiscrete.
-Oh, che carino che era quel ragazzo...-
-A me non piaceva molto.-
-Sei solo geloso perché piace a me.-
-Ma va là!-
-Secondo voi era il caso di dirglielo che è aggressivo?-
-Oh, me n'ero dimenticata!-
-Ma no, così sarà più divertente!-

Così, mentre i nostri due eroi si dirigevano verso la montagna seguendo le tracce del Blu Coniglio, i narcisi del Vaso del Firmamento si piegarono gli uni verso gli altri in movimenti leggiadri, come piegati dal vento, ridendo di una risata di puro divertimento.


continua...












Capitolo 3 - Nella tana del Blu Coniglio





Venerdì sera, Sabato notte



I due ragazzi continuarono a camminare fianco a fianco, passando da una dimensione all'altra, cercando tracce del passaggio del Coniglio, avvicinandosi alla sua tana.
Doumeki rimaneva in silenzio mentre Watanuki non faceva altro che mugugnare.
Arrivarono alla montagna che era ormai il tramonto.
-Secondo te dovremmo scalarla o girarci attorno?-
L'arciere non rispose, lo sguardo fisso su qualcosa alla loro sinistra.
-Hei, dico a te!-
Ma il ragazzo ignorò le sue parole, incamminandosi, e Watanuki lo seguì per riempirlo di insulti. Tuttavia vi rinunciò quando notò che l'oggetto dell'interesse dell'altro era un arbusto.
-Che ha di tanto strano? Ce ne sono tantissimi così.-
Doumeki però non distolse lo sguardo dalla pianta, avvicinandosi invece ad essa, afferrandone un ramo e spostandolo delicatamente. Con stupore, il pupillo della strega vide l'alberello venire via, rivelandosi mera copertura per una tana di coniglio. La tana di un coniglio piuttosto grande, a giudicare dall'apertura alta quasi quanto loro.

Lentamente entrarono nella tana, muovendosi con le schiene un po' curve, illuminando il terreno con una torcia presa dallo zaino di Watanuki e facendo comunque attenzione a non inciampare in qualche radice.
-Seriamente, Yuko questa me la dovrà scalare dal conto.-
-Credo sia meglio fare silenzio.-
-Ma si può sapere chi sei tu per dirmi di fare silenzio?-

-Preferirei che mi diceste chi siete entrambi.-
La voce fredda che aveva parlato fece ammutolire entrambi i ragazzi e tutti e due videro per la prima volta il Blu Coniglio: ritto sulle due zampe posteriori li scrutava con gelida furia.
-Questa è la mia tana e voi non avevate nessun diritto di entrare. E ora, fuori!-
Il coniglio alzò le zampe anteriori, stringendole in due pugni, la zampa posteriore sinistra arretrò mentre si metteva in posizione d'attacco, pronto a scagliarsi contro i due intrusi.
Watanuki alzò le mani, mostrandone i palmi all'animale, cercando di calmarlo.
-Non siamo qui per scontrarci contro di te! Vogliamo solo riavere indietro ciò che tu hai preso alla Zashiki Warashi.-
Un ghigno si allargò sul muso del Coniglio mentre rivolgeva al ragazzo uno sguardo di scherno.
-Solo? Ti sembra poco? Venite qui nella mia tana e volete pure che io vi dia ciò che adesso è mio? Non vi sembra di essere quanto meno fuori luogo?-
Per la prima volta da quando il Coniglio era apparso si fece sentire anche la voce calma di Doumeki.
-Beh, più o meno è ciò che tu stesso hai fatto alla Zashiki Warashi. Per non parlare dello scompiglio che hai portato.-
Con un ringhio l'animale si diede una spinta con le zampe, saltando per tirare un calcio volante a Watanuki, il più vicino a lui.
Il ragazzo portò le braccia davanti al volto ma fu la prontezza dell'arciere a salvarlo: il giovane si frappose fra i due, parando con le braccia il calcio del Blu Coniglio, allontanandolo da Watanuki.
Fu la volta in cui l'attacco venne portato allora contro di lui, col palmo aperto, le unghie pronte a lasciare profondi segni nella carne del custode del tempio.
Stavolta però i riflessi del giovane non furono sufficienti e gli artigli scuri dell'animale penetrarono nella sua spalla, lacerandone la carne insieme agli indumenti e alla spallina dello zainetto.
Doumeki cadde a terra, una mano premuta sulla ferita, una smorfia di dolore sul viso.
Il Coniglio lo osservò sovrastandolo per un lungo istante per poi spostare lo sguardo su Watanuki che quando l'amico era stato ferito aveva lanciato un alto urlo.
L'animale alzò una zampa, pronto a ferire anche lui, si diede una spinta sulle grandi zampe e si lanciò.
Con tutto il fiato che aveva in corpo, Doumeki urlò.
-Vattene, idiota!-
Ma successero molte cose in quel momento: Watanuki non arretrò, rimanendo in piedi davanti al Coniglio, un bagliore caldo nacque sotto al tessuto della sua camicia e la volpe del tubetto sbucò fuori dal suo colletto, trasformandosi nella volpe a nove code che era; di suo, il Coniglio si bloccò, le pupille dilatate per la sorpresa e l'improvvisa luce.
Dalla gola della Volpe nacque una grande palla di fuoco che con gran fragore si diresse verso il Blu Coniglio; questo, spaventato, fece un salto all'indietro, schivando l'attacco ma sbattendo la testa lanuginosa contro la parete del tunnel.
Si accasciò a terra, privo di sensi.
Nel cunicolo scese il silenzio, rotto solo dalla volpe del tubetto che si voltò verso Watanuki, saltandogli addosso e iniziando a leccarlo, felice della sua incolumità.
Appena il ragazzo, seppur grato di essere stato salvato, riuscì a scrollarsi di dosso l'animale -che comunque lo seguì-, si tolse lo zainetto che portava in spalla, avvicinandosi al compagno di viaggio che ancora giaceva a terra.
Doumeki lasciò che il ragazzo pulisse la ferita e la bendasse mentre il borbottio su quanto fosse uno stupido a mettersi in mezzo a quel modo non accennava a finire. Infine, per distrarre l'altro che ora mugugnava sul fatto che probabilmente la Zashiki Warashi poteva guarirlo e che sarebbe dovuto essere grato ad entrambi, gli indicò il Coniglio ancora svenuto a terra.
-Forse è il caso di rinchiuderlo nell'anello prima che riprenda i sensi.-
A quelle parole il ragazzo si ricordò improvvisamente della missione e si rimise in piedi, aiutando l'arciere a fare altrettanto, correndo verso l'animale.
Rimasero in piedi davanti a quello per qualche secondo in silenzio. Strano ma vero, fu ancora Doumeki a rompere il silenzio.
-In ogni caso, la Volpe da dove è saltata fuori?-
Watanuki indicò se stesso con un dito, sorpreso come lui di avere attorno quella clandestina.
-Dalla mia camicia.-
-Sì, ma te ne saresti accorto, no? Doveva essere da qualche altra parte prima.-
Il quesito fu risolto dalla Volpe stessa che prese a dare dei colpetti col muso allo zainetto del ragazzo.
Watanuki sorrise all'animale, accarezzandole la testa.
-Eri preoccupata?-
Per tutta risposta venne gettato ancora a terra mentre la Volpe gli saltava addosso, decisa a leccargli tutta la faccia in segno di affetto. Poco più in là un imperturbabile Doumeki portò l'anello scuro all'altezza degli occhi del Coniglio, Coniglio che venne risucchiato con un forte "blop" all'interno della pietra celeste.
-Credo che dovremmo proseguire lungo il tunnel verso la sua tana.-
-Kkkk...-
Fu così che il custode del tempio decise di incamminarsi lungo il tunnel da solo, ad una velocità abbastanza moderata da permettere tuttavia a Watanuki di raggiungerlo non appena avesse finito di giocare con l'animaletto.


Le pareti del cunicolo si allargarono all'improvviso, lasciando i due ragazzi di fronte a quello che sembrava l'ingresso ad una casetta sotterranea.
Doumeki bussò alla porta di legno senza ricevere risposta.
Con una punta di apprensione, Watanuki diede una leggera spinta all'infisso, aprendolo.
I giovani entrarono nell'abitazione: vi era un basso tavolino al centro dell'unica stanza e un giaciglio fatto di paglia ad una parete, una sottile coperta rossa sopra di esso. Oltre a queste due cose non vi era altro se non alcune bottiglie di vetro poggiate per terra.
Senza perdersi d'animo i due ragazzi controllarono comunque la casetta, sempre seguiti dalla Volpe, per poi ritrovarsi l'uno a fianco all'altro davanti al giaciglio.
Con una mano Watanuki afferrò la sottile coperta e la alzò.
Sulla paglia, l'una a fianco all'altra, vi erano tre uova.

-I... conigli fanno le uova?-
-No, mi risulta che siano mammiferi.-
-Allora secondo te potrebbero essere queste le tre cose che il Coniglio ha rubato?-
-E lo chiedi a me?-
Dal cunicolo fuori dalla porta provenne all'improvviso un gran rumore.
-Mi sa che qui sta per franare tutto, prendile e andiamo.-
Seccato, Watanuki borbottò, raccogliendo le uova in fretta e riponendole nel fazzoletto che gli era stato affidato da Yuko.
In gran fretta i due giovani si allontanarono dalla tana del Blu Coniglio, correndo piegati nei cunicoli bui, seguiti dalla Volpe del tubetto, fino a sbucare nuovamente all'aria aperta.

Spuntava l'alba.



continua...












Capitolo 4 - L'uovo di Karasu Tengu






Sabato



Il sole saliva lento in cielo, scaldando la temperatura, accaldando i due ragazzi umani che camminavano per i campi, allontanandosi dalla montagna scura, diretti al luogo in cui viveva la Zashiki Warashi.
Doumeki procedeva spedito come sempre, lanciando solo talvolta occhiate preoccupate al ragazzo al suo fianco. All'ennesima sguardo, Watanuki si decise con una punta di irritazione a chiedergli perché lo stesse controllando.
La risposta fu semplice: -Non vorrei che ti addormentassi mentre camminiamo.-
E se pure una risposta simile in passato avrebbe probabilmente scatenato le furie del ragazzo, allora dovette chinare il capo, dicendosi che effettivamente la preoccupazione del compagno di viaggio poteva essere fondata vista la sua recente tendenza ad addormentarsi.
Fu in quel momento, mentre era concentrato proprio su quei pensieri, che tutto divenne scuro attorno a lui.
Watanuki arrestò i propri passi, guardandosi attorno preoccupato.
Né l'arciere né la volpe erano più al suo fianco e d'improvviso si chiese se non avesse attraversato il passaggio verso una nuova dimensione senza nemmeno accorgersene.
Ma quando si accorse di non avere più con sé neppure lo zainetto capì che forse si era addormentato veramente e quello era un sogno.
-Accidenti, devo trovare subito il modo di uscire da questo sogno e tornare dagli altri, non posso farli aspettare!-
Con queste parole il ragazzo si incamminò nel buio, cercando un passaggio per tornare dagli amici.
D'improvviso qualcosa di più chiaro splendette per terra e lui di corsa vi si avvicinò, accorgendosi quando vi fu di fronte che si trattava di un uovo delle stesse dimensioni di quelli trovati nella tana del Blu Coniglio.
Lentamente si inginocchiò per osservarlo da più vicino, senza toccarlo per timore di poterlo rompere.
Quasi avesse captato i suoi pensieri, dall'uovo provenne un piccolo rumore e Watanuki sgranò gli occhi, cadendo seduto per terra.
Piano piano il rumore si ripeté, stavolta leggermente più forte, e sulla superficie liscia e perfetta del guscio comparve una piccola crepa che dopo poco prese ad allungarsi, scendendo verso la base in un zigzagare di increspature.
Si stava aprendo.

Watanuki aprì gli occhi, svegliandosi sdraiato sull'erba.
Doumeki lo sovrastava con espressione preoccupata mentre la Volpe del Tubetto gli leccava con amore la mano.
-Stai bene?-
Watanuki si sistemò gli occhiali sul naso, rimettendosi a sedere.
-Sì, ho sognato.-
-Mio nonno?-
Il ragazzo negò col capo.
-No... Ma credo sia meglio riportare quelle uova subito alla Zashiki Warashi.-

Passarono nuovamente nei pressi del prato dei Narcisi, tappa che Watanuki aveva insistito per fare affinché la Volpe potesse tornare alla sua forma ridotta.
Fu il suono di un flauto ad avvertire i due ragazzi di essere finalmente vicini alla fonte dello spirito del focolare.

Quando arrivarono alla montagna spirituale trovarono lo spirito seduto in riva al laghetto; la ragazza li vide ed il suo sguardo si illuminò, si alzò e corse loro incontro, le falde del kimono che svolazzavano dietro di lei.
-A-avete trovato le uova?-
Watanuki le sorrise annuendo ed estrasse il fagottino dallo zainetto, porgendoglielo.
La ragazza lo prese con un gran sorriso e sciolse il nodo, scoprendo le uova, stringendole delicatamente al petto.
-Grazie!-
Watanuki sorrise, negando col capo, e Doumeki porse la domanda che da un po' frullava nella testa dei due ragazzi.
-Che te ne fai di queste uova?-
La ragazza sorrise asciugandosi delle piccole lacrime che scendevano dai suoi occhi.
-Molti non lo sanno, ma i Karasu Tengu nascono dalle uova e presto ne dovrebbero nascere tre proprio da ognuna di queste. Quando il Blu Coniglio le ha rubate ero disperata, non sapevo più che fare. Fortunatamente la Ame Warashi ha pensato a Yuko. Mi spiace solo di non essere potuta venire io di persona, ma non potevo allontanarmi dalle altre.-
Doumeki inarcò appena un sopraciglio.
-Ma ti riferisci a quei piccolini con lo skateboard?-
La ragazza annuì seria, prima di tornare a sorridere, inchinandosi per ringraziarli.
-Non so cosa avrei fatto senza di voi, ormai dovrebbe quasi essere l'ora della schiusa!-
Watanuki si grattò la testa, imbarazzato, schernendosi, e Doumeki al suo fianco sbuffò appena osservandoli, lo sguardo annoiato che si spostava sul cielo dove il sole ormai era più che alto.
-Credo sia meglio se ci sbrighiamo a riportare l'anello alla Ame Warashi o non faremo in tempo per prendere l'ultimo treno.-
Improvvisamente il pupillo della strega si ricordò che il giorno dopo sarebbe stata domenica e il penultimo giorno della vacanza.
-Accidenti è vero, dobbiamo muoverci! Aspetta, tu devi farti curare! Che facciamo?-
Ma la voce sottile dello spirito interruppe le sue disperazioni, facendoli voltare entrambi.
-Io, se volete, posso chiamarla, chiederle di venire qui. Così lui potrebbe medicarsi le ferite mentre attendiamo il suo arrivo e non perdereste il vostro tempo prezioso.-
-Davvero puoi?-
-Sì...-
Doumeki osservò ancora il compagno assumere un'espressione ebete e lo spiritello arrossire completamente in viso, e tornò a sbuffare.


Per il compenso dite alla strega che mi farò sentire in settimana!



Con una grande ondata di acqua calda i due ragazzi riemersero bagnati fradici dalla vasca nel bagno di Yuko.
L'attenzione di Watanuki si soffermò sull'orologio a forma di Mokona bianco posto sulla toeletta, le lancette terminanti in piccoli cuoricini ferme sulle sette meno dieci.
-Facciamo in tempo per l'ultimo treno.-
-Non lo vorrai prendere in questo stato, vero?-
Il ragazzo seguì lo sguardo dell'arciere e rendendosi così pienamente conto dei vestiti completamente zuppi incollati ai loro corpi. Un breve sospiro sfuggì dalle sue labbra mentre scrollava le spalle.
-No, no. Dai su, facciamoci una doccia veloce e andiamo in fretta alla stazione.-
Doumeki incrociò le braccia al petto, serio.
-Falla prima tu...-
A quell'uscita Watanuki si voltò sorpreso, lentamente stava per cercare di convincersi a ringraziarlo per la premura quando l'altro completo la propria frase.
-Così puoi iniziare a preparare lo spuntino.-
-Pensi solo a mangiare!-



Arrivarono alle terme verso le undici di sera.
Nell'atrio della struttura incontrarono Yuko e Himawari, la prima con un kimono che la scopriva in modo quasi osceno, la seconda invece con un'aria estremamente rilassata in kimono rosa pallido.
Watanuki le corse in contro con un gran sorriso, gli occhi lucidi per la felicità, registrando ogni più piccolo particolare del suo aspetto.
-Finalmente ci avete potuto raggiungere, qui è magnifico! La nostra pelle è diventata liscia liscia!-
La ragazza sorrideva apertamente passandosi una mano sulla guancia e Watanuki si sentiva in paradiso. Luogo di beatitudine che scomparve quando Yuko gli mise un braccio sulla spalla, facendolo ritornare alla realtà, avvicinando il viso a cinque centimetri dal suo, un sorriso che non prometteva nulla di buono e uno strano sguardo negli occhi.
-Allora, com'è andata?-
Watanuki sospirò, rassegnato al doverle fare rapporto ma comunque lanciando occhiate preoccupate alla "sua" Himawari che poco lontano chiacchierava con Doumeki.
-Bene. Abbiamo catturato il Blu Coniglio e riportato le uova alla Zashiki Warashi, lì abbiamo incontrato anche la Ame Warashi e le abbiamo dato l'anello. Poi siamo passati dal laghetto e siamo tornati al negozio per poi venire qui con l'ultimo treno.-
-E poi?-
-Poi cosa?-
La strega si spostò dalla sua spalla per potergli tirare una gomitata nelle costole prima di mettere la mano davanti alle labbra per bisbigliare.
-Andiamo, voi due, due ragazzi nel fior fiore della gioventù, soli soletti così lontani da casa... come una coppia di sposini novelli!-
-COSA?-
Watanuki accompagnò l'urlo scioccato con un salto all'indietro ed un furioso rossore, ma prima che potesse dire anche solo qualcosa alla strega che ora sghignazzava apertamente, Himawari, seguita da un Doumeki dall'espressione più indifferente che mai, gli si avvicinò preoccupata.
-Watanuki, ho da darti una cattiva notizia: c'è rimasta solo una stanza.-
Senza capire bene, il ragazzo passò lo sguardo da lei a Yuko all'arciere che però era concentrato su un dipinto appeso alla parete.
-E allora?-
-Beh, dovrai condividerla con Doumeki e... è una matrimoniale...-




continua...






Capitolo 5 - Cuscinate e incubi notturni





Sabato notte/Domenica mattina


-Non è possibile, dev'essere un incubo...-
Nella stanza al primo piano della pensione termale Watanuki si disperava molto rumorosamente della propria sventura sotto lo sguardo indifferente di Doumeki, impegnato a disfare il proprio bagaglio.
Il pupillo della strega era ormai quasi in lacrime e questo ebbe effetto sul suo tono di voce che andò alzandosi, costringendo l'arciere a tapparsi le orecchie con le mani.
-Non è possibile che oltre ad aver perso per due giorni la possibilità di vedere la dolce Himawari in yukata ora mi tocchi pure passare la notte in un- lo sguardo furibondo del ragazzo si posò fatalmente sul letto a doppia piazza che troneggiava al centro della stanza -letto con te. Dev'essere un incubo.-
Doumeki si tolse le mani dalle orecchie, un po' irritato.
-Ohi, a me non pensi? Sei ingiusto.-
Le parole del ragazzo fecero saltare in piedi però il giovane che, in preda alla rabbia, prese ad agitare un pugno.
-Ma se è tutta colpa tua! Ma chi ti ha invitato? Potevi anche non venire!-
Il custode del tempio alzò un sopracciglio.
-Guarda che sei stato tu ad avermi invitato.-
-Argh!-
Watanuki afferrò un cuscino e lo lanciò contro il ragazzo, ragazzo che con un sorriso divertito lo schivò, lasciando che proseguisse il proprio volo contro la porta della stanza.
Ma la porta si aprì proprio in quel momento.

Himawari cadde a terra nel corridoio, colpita in piena faccia, e i due ragazzi corsero verso di lei.
Nonostante tutto lei ancora sorrideva, divertita, accettando la mano di Doumeki e rimettendosi in piedi.
-Quante energie... Temevo che fosse stanchi morti ma son contenta che siate ancora così carichi!-
Watanuki era praticamente la disperazione fatta persona.
-Mi dispiace, non volevo colpire te, volevo colpire questo bietolone!-
La ragazza rise, restituendogli il cuscino.
-Battaglia dei cuscini, che divertente! Io stavo andando a dormire, mi raccomando però, stanotte non usate tutte le vostre energie!-
E mentre Doumeki guardava da un'altra parte e Watanuki cercava di non collassare sul pavimento, stretto al cuscino, la dolce Himawari richiuse la porta della stanza.


Quando Watanuki si coricò nel letto ormai Doumeki si era addormentato pacificamente e lui, sebbene non lo volesse ammettere, evitò di borbottare a voce troppo alta per non svegliarlo. A letto però si permise di pensare al fatto che quel cuscino aveva toccato anche il viso di Himawari e questo un po' lo rese felice mentre, sfregando il viso contro il cotone, scivolava lentamente nel mondo dei sogni.


Watanuki riaprì gli occhi, ritrovandosi nel buio più completo. A tentoni cercò gli occhiali che aveva posato sul comodino ma ben presto si accorse che non vi era più né comodino né letto e che lui era sul pavimento.
Iniziando a spaventarsi si alzò, cercando invano le pareti della stanza.
-Doumeki? Doumeki!-
Ma il ragazzo non rispose.
Watanuki, colto dal panico della solitudine, si mise a camminare, sperando di trovare prima o poi un muro, continuando ad urlare il suo nome. Ma l'arciere non rispondeva e lui non si scontrava neppure con alcuna parete. Fu così che accelerò la propria andatura, mettendosi a correre. L'oscurità sfrecciava attorno a lui, compatta, portando ancora più terrore con sé dell'assenza di muri; d'altra parte poteva benissimo essere in un sogno. Ma mai aveva trovato così a lungo solo il niente.
Improvvisamente davanti a lui apparve una sorta di varco luminoso, il primo cenno di vita in quel luogo, e lui l'attraversò, lo sguardo deciso, sperando di uscire da quell'incubo.
Si bloccò, stupito, ritrovandosi in strada, la strada del suo quartiere, diretto verso la scuola, la divisa scolastica addosso.
Lentamente si guardò attorno, registrando mentalmente la folla di studenti con la sua stessa divisa. Strinse i pugni, sempre più preoccupato, e riprese la sua corsa, arrivando ben più presto del previsto alla propria aula dove si fermò col fiatone davanti a due compagni.
-Avete visto Kunogi?-
-Chi?-

Chiese anche ad altre persone, ignorando gli sguardi della gente che ormai sembrava prenderlo per pazzo. Tutti dicevano la stessa cosa: nessuno la conosceva, nessuno ricordava di aver mai visto una ragazza col suo aspetto in classe né nell'istituto.

Watanuki rimase impalato, appoggiato al muro del corridoio, chiedendosi come fosse possibile che nessuno la conoscesse, cercando di pensare. Improvvisamente fu illuminato da un'idea e corse verso l'aula di Doumeki, chiedendosi come avesse potuto non pensarci prima. Ma lì ebbe la seconda delusione: l'arciere non c'era.
E anche lì nessuno si ricordava di lui.
L'ultima speranza per il ragazzo fu correre al negozio della strega.
Il cuore gli rimbombava nelle orecchie mentre correva a perdifiato, senza ricordarsi neppure in che modo avesse lasciato la scuola, ritrovandosi semplicemente per strada.
Sperò con tutto il cuore di trovare Yuko, il kimono rosso e i capelli sciolti, pronta a chiedergli il saké con il solito sorriso sulle labbra.
Perché sì, lo faceva infuriare, ma era anche una delle poche persone a cui importasse veramente di lui. I passi sull'asfalto rallentarono per poi fermarsi quando ebbe raggiunto il familiare indirizzo.
Nell'aria c'era una sorta di fatalità mentre improvvisamente sentiva di aver perso tutto.
Per la prima volta non c'era nessun negozio davanti a lui, oltre lo steccato.
Per la precisione non c'era neppure lo steccato, solo dei legni marci e uno spiazzo d'erba tra dei grattacieli.
Disperato, Watanuki cadde sulle ginocchia, sconvolto.
Sentiva la confusione prevalere nella sua mente, non riusciva ormai nemmeno a pensare. Erano passati forse solo pochi minuti quando seppe che le cose si stavano mettendo ancora peggio.
Perché non sapeva più neppure quanto tempo fosse passato dall'ultima volta che l'aveva sentito, ma mai l'avrebbe potuto dimenticare o non riconoscere. E ora lo sentiva nuovamente alle sue spalle: il mostro che per anni l'aveva perseguitato e che era sparito da quando aveva iniziato a lavorare per la strega.
Era nuovamente alle sue calcagna.
Le lacrime presero a scendere dagli occhi di Watanuki mentre si chiedeva se il vero sogno fosse iniziato invece tanto tempo prima, quand'era inseguito da quello stesso mostro e si era fermato davanti al negozio di Yuko, quasi sopraffatto. E se tutto ciò che aveva vissuto da allora, se fosse stato quello il vero sogno?
E in quel momento, proprio come tanti mesi prima, capì che ormai era finita, che era troppo debole per poter resistere.
Ma improvvisamente, quando già credeva che sarebbe morto, la sensazione si allontanò e lui sentì una voce familiare chiamarlo alle spalle.
Lentamente il ragazzo si voltò: alle sue spalle, il kimono bianco macchiato di sangue, vi era Doumeki inginocchiato a terra, si teneva una mano sull'occhio che avevano condiviso, tendendo l'altra verso di lui.

Watanuki si risvegliò, le guance bagnate dalle lacrime, e si ritrovò di nuovo nel letto.
Passò i dorsi delle mani sul viso, asciugandolo, poi lentamente voltò il capo, osservando l'arciere profondamente addormentato al suo fianco che nel sonno aveva per caso poggiato una mano sul suo cuscino, riportandolo nel mondo reale, lontano dall'incubo.
-Il caso non esiste.-




continua...








Capitolo 6 - Water and Fragrance





Domenica




Watanuki si immerse lentamente nell'acqua bollente della sorgente e chiuse gli occhi appoggiandosi soddisfatto al bordo mentre un lungo sospiro testimoniava tutta la sua rilassatezza.
-Ohi.-
Il ragazzo si voltò di colpo, improvvisamente arrabbiato, agitando un pugno verso il compagno di stanza.
-Non mi chiamare "ohi"!-
Il ragazzo gli si avvicinò incurante delle urla, guardando la vegetazione circostante mentre slegava il nodo del piccolo asciugamano bianco che aveva dapprima portato mollemente attorno ai fianchi, prima di immergersi al fianco del pupillo della strega che miracolosamente aveva subito smesso di gridare.
-Non è male qui.-
In risposta ricevette solo un grugnito di assenso e allora si voltò sorpreso a controllare a cosa fosse dovuto: Watanuki era seduto un po' rigidamente, il viso rosso e gli occhiali appannati dal vapore; decidendo che forse era dovuto solo ad un problema con l'acqua calda l'arciere poggiò anche lui la schiena contro le pietre calde lambite dall'acqua, chiudendo gli occhi.


La quiete mattutina fu spezzata dall'improvviso arrivo di una comitiva di turisti costituita per lo più da padri di famiglia e figlioletti a carico che dopo un lavaggio veloce si buttarono con grandi risate nella sorgente termale.
Quando ormai fu chiaro che la caciara non sarebbe stata di breve durata Watanuki sospirò, leggermente infastidito.


Quando il ragazzo rientrò nella struttura poco lontana dalla sorgente alla ricerca di una bibita fresca trovò Yuko ad attenderlo ad un tavolino, la solita lunga pipa tra le labbra ed uno sguardo scintillante.
-Allora, che ne pensi di queste terme?-
Watanuki si sedette di fronte a lei con un gran sospiro, un po' abbattuto.
-Un po' affollate...-
Senza smettere di fissarlo la donna rovesciò una piccola quantità di cenere nel posacenere mentre il cameriere portava il tè freddo al suo pupillo; quando l'uomo si fu allontanato infine spostò lo sguardo sulla porta che dava verso l'esterno e da cui lui era appena arrivato.
-Ma lo spettacolo scommetto che ne fa valere la pena, o sbaglio?-
E mentre seguiva lo sguardo della donna vedendo Doumeki entrare nella sala capì le parole della strega e per poco non soffocò col proprio tè sotto lo sguardo ed il sorriso ghignante di Yuko.


La giornata scorse tranquilla, tutti e cinque -i tre ragazzi, Yuko e Mokona- passarono il tempo insieme, giocando a carte e a mahjong, bevendo tè freddo -in almeno un paio di bicchieri pesantemente corretto- e mangiando stuzzichini preparati dalla rifornitissima cucina della pensione. In quella giornata di festa e divertimenti vinsero tutti. A parte Watanuki, ma in fondo già sapeva che sarebbe stato massacrato e così cercò di non prendersela poi tanto.
Almeno finché un'ormai ubriaca Yuko non disse che quando fosse stato sotto di mille punti avrebbe dovuto spogliarsi: quell'uscita fu capace di scatenare l'ilarità di Mokona e Himawari e il pianto dirotto del giovane che era ad appena trenta punti dalla fatidica cifra.


Era notte e Doumeki stava già sistemando i propri vestiti nella valigia per il giorno dopo quando notò Watanuki raccogliere il proprio occorrente per il bagno. Quando il ragazzo fu sulla porta venne fermato dalla voce del compagno di stanza.
-Dove vai?-
Watanuki gli concesse solo un'occhiata seccata prima di rispondergli.
-Alle terme, magari a quest'ora non ci sarà molta gente e si potrà stare più tranquilli.-
Il ragazzo uscì dalla porta, richiudendola alle proprie spalle, lasciando un Doumeki preoccupato a fissare in silenzio l'infisso.

Watanuki uscì nella fresca aria notturna e respirò a pieni polmoni il profumo della vegetazione circostante prima di imboccare con un sorriso il sentiero che portava dalla pensione alla polla d'acqua calda.

Il ragazzo si lavò con cura, sciacquandosi attentamente prima di dirigersi verso l'acqua calda ed entrandoci lentamente, facendo attenzione a non scivolare.
La vasca era vuota: a quell'ora tarda lui era l'unico bagnante e nel silenzio poteva sentire persino il proprio respiro mentre il vapore saliva in morbide spirali.

Watanuki si passò una mano calda sul collo, bagnandolo, piegando il capo sulla spalla, tendendo i muscoli. Si sentiva sempre più insonnolito ma pensò che fosse dovuto all'alta temperatura e cercò di combatterlo muovendo le gambe.
Purtroppo scoprì con una sorta di pigrizia mentale di non riuscirci. Presto il torpore risalì il suo corpo, dalle gambe al busto, dal petto alla testa. Prima che Watanuki potesse gettare anche solo un grido la sua mente già annebbiata non riuscì più a costringere nessuna parte del corpo a muoversi ed una leggera pressione prima passata inosservata iniziò a trascinarlo lentamente, centimetro dopo centimetro, sotto l'acqua calda, sempre più a fondo.
Si sentiva sempre più pesante e insonnolito mentre da qualche parte nel profondo di se stesso realizzava che se non fosse riuscito a liberarsi presto tutto il suo corpo sarebbe stato sommerso e allora sarebbe affogato.

Davanti agli occhi c'era l'acqua, le piccole onde create dal suo stesso corpo, i riflessi della luna sulla superficie trasparente.
Watanuki cercava di impedirsi di respirare perché farlo avrebbe significato lasciar entrare il caldo liquido nei suoi polmoni. Gli sembrava di essere immerso, con quella mano leggera a stringere la sua gamba, conducendolo verso il fondo, verso la morte, da ore e ore. Ma probabilmente non erano passati che una manciata di secondi.
Stava quasi per perdere i sensi quando un profumo si fece strada nella sua mente e allora qualcosa si sbloccò nei suoi pensieri: com'era possibile che riuscisse a sentire un profumo se non stava respirando?
Ma la domanda venne presto soppiantata quando si rese conto che quella fragranza gli era familiare e sembrava capace non solo di svegliarlo ma anche di rilassarlo.
Watanuki tese tutta la sua mente verso quel profumo, come volesse andarci incontro, e la presa sul suo corpo sembrò affievolirsi, scostarsi, lasciandolo andare. Il ragazzo sbatté le palpebre, rendendosi improvvisamente conto che la mano che teneva la sua gamba era sparita, sostituita da una dalla presa ben più salda che lo teneva per l'avambraccio, tirandolo fuori dall'acqua.
La pesantezza che aveva attanagliato fino a poco prima le sue membra scomparve ed il ragazzo ricambiò la stretta mentre la sua testa rompeva la superficie dell'acqua.
Watanuki inspirò quanto più ossigeno possibile, iniziando a tossire forte, lo sguardo che non riusciva a separarsi da Doumeki, inginocchiato sul bordo della polla, la manica dello yukata zuppa e la presa serrata sul suo braccio, l'espressione imperturbabile pervasa da quella che sembrava una mistura di rabbia e paura.
Il ragazzo strinse anche la mano libera su di lui, prendendolo per la spalla, tirandolo con sé all'asciutto.


Rientrarono nell'edificio l'uno a fianco all'altro, Watanuki con un asciugamano sulla testa e Doumeki che sembrava tenerlo d'occhio perché l'altro non tornasse da solo in acqua.
Attraversarono la sala principale in silenzio, diretti alle scale per il piano superiore, andando probabilmente nella loro stanza, senza notare la figura che seduta elegantemente su una poltrona fumava una lunga pipa, osservandoli.

Yuko aveva accavallato le gambe, poggiando la schiena contro il morbido schienale.
La sua mano sosteneva la pipa mentre le sue labbra si stringevano per soffiare uno sbuffo di fumo azzurrognolo; i capelli scuri erano legati in un gran nodo elegante sopra il capo, di modo che solo pochi ciuffi rimanessero liberi di scendere morbidamente sulle sue spalle e le sue braccia candide.
La donna aveva osservato molto attentamente il passaggio dei due ragazzi e ora stava riflettendo seriamente sul futuro, quella massa informe di avvenimenti che generalmente si preferisce non conoscere completamente, quell'insieme di fatti già segnati eppure tanto mutabili.
Fu Mokona, in piedi sul bracciolo della sua poltrona, l'espressione un po' corrucciata, a rompere il loro silenzio.
-Watanuki ora starà bene?-
La strega chiuse gli occhi.
-Si sistemerà tutto, dopotutto quel ragazzo ha acconsentito a venire qui. Watanuki non correrà veri pericoli finché lui sarà al suo fianco.-
Mokona annuì.
-Qualcuno potrebbe dire che l'incontro tra Watanuki, perseguitato dagli spiriti, e Doumeki, colui che li spiriti li respinge senza esserne neppure consapevole, è una fortuna. Ma come dici sempre tu... Il caso non esiste.-
Yuko rimase in silenzio per un attimo, rovesciando con un colpo secco la cenere nel posacenere.
-Spero che lo capisca presto.-


Nella camera che gli era stata assegnata Watanuki e Doumeki si stavano cambiando in silenzio per mettersi a dormire.
Il pupillo della strega lanciò uno sguardo al compagno, notando come il silenzio di questo fosse se possibile molto più freddo del solito e capendo d'istinto che doveva dire qualcosa.
E c'era una cosa da dire che ormai stava aspettando forse da un po' troppo.
Il ragazzo strinse entrambe le mani attorno all'asciugamano candido, il capo chino, raccogliendo le forze per quel passo immane.
-G-grazie.-
Stupito, Doumeki si voltò, scrutandolo con uno sguardo di sincero stupore che si trasformò in un sorriso di scherno nel notare il rossore sul viso dell'altro.
Così, per vederne meglio l'espressione, si abbassò davanti a lui e Watanuki quasi fece un salto indietro, pronto ad urlargli contro. Si bloccò con la bocca già aperta nel riconoscere il profumo familiare che l'aveva colto mentre stava perdendo la coscienza immerso nell'acqua calda delle terme: era il profumo dell'arciere ora piegato davanti a lui.
Rimase fermo a guardarlo, richiudendo la bocca, tutto lo spirito combattivo andato perso, e Doumeki capendo questo si tirò su, annuendo appena per accettare il ringraziamento.

-Scemo.-



continua...



Un grande grazie a Galadwen che ha commentato la storia e mi ha fatto notare quell'errore, ho sistemato, grazie mille!






Capitolo 7 - Ritorno alla normalità






Lunedì


La primavera era arrivata: Watanuki lo capì quando la mattina dell'ultimo giorno di vacanza aprì gli occhi, svegliato dal canto degli uccellini, e guardando fuori dalla finestra vide i fiori dei ciliegi in boccio sull'albero davanti alla sua finestra.
Tutta la poesia del momento sparì però dal suo animo quando sentì alle proprie spalle la voce annoiata del compagno di stanza.
-Guarda che se non scendi dal mondo dei sogni la colazione al piano di sotto si raffredderà.-
Watanuki si voltò, leggermente inviperito, il sorriso scomparso dalle sue labbra.
-Lo so, cosa credi?-
A passo di marcia e con la delicatezza di un elefante si infilò nel bagno, sbattendo la porta alle proprie spalle.

Il ragazzo scese al piano di sotto trovando gli altri ad un tavolino davanti sulla veranda.
Himawari lo salutò con un sorriso e Watanuki quasi rotolò fino a lei, un gran sorriso sulle labbra mentre si sedeva al suo fianco, di fronte alla strega.
In grembo alla ragazzina c'era Mokona il ghigno furbo, nascosto dai camerieri, accettando i biscotti al cioccolato che lei gli passava.
Yuko non smise di fissarlo da sopra la tazza di tè.
-Era ora, bell'addormentato...-
Il ragazzo grugnì il proprio disappunto per poi però dimenticarlo quando Himawari gli rivolse un nuovo sorriso.
-Avete fatto tardi ieri notte?-
Watanuki arrossì furiosamente temendo che la frase potesse essere colta in senso ambiguo, cercando invece di trovare la risposta in assoluto meno fraintendibile.
Ma Doumeki, figura fino a quel momento completamente dimenticata nonostante fosse seduto alla sua destra, posò la tazzina sul tavolino con un leggero rumore, precedendolo nel rispondere, servendosi con calma del latte fresco.
-Sì. Ma è colpa di Watanuki, fosse stato per me saremmo pure rimasti in stanza ma lui non ha resistito all'idea delle terme semi deserte e così si è fatto più tardi del previsto.-
Così, semplicemente, ignorando l'orrore dipinto sul viso del suo compagno di stanza, finì di versarsi il latte.
-Senza contare che stamattina non voleva svegliarsi perché era troppo stanco.-
E masticò il proprio biscotto.
Incurante dell'imminente infarto del pupillo della strega e del gran sghignazzare di quest'ultima.
Con tutto il candore possibile, Himawari però sorrise ai due ragazzi.
-Sono contenta che vi siate divertiti!-
-Noooo! Himawari, non è come pensi!-


Tornarono in città nel primo pomeriggio, rinfrancati dalla breve vacanza alle terme e dagli ottimi stuzzichini che venivano là preparati.
Himawari li salutò con un grazioso sorriso poco dopo la loro discesa dal treno, prima di tornare a casa coi propri genitori. Ai due ragazzi, alla strega e a Mokona, non rimase altro che tornare al negozio.

Appena varcarono la soglia del negozio vennero assaliti da Maru, Moro e la Volpe del Tubetto, entusiaste del loro ritorno.
Arrivata alla porta del salotto, Yuko si voltò, un sorriso divertito sul viso, lo sguardo fisso sul ragazzo che, paonazzo in viso, cercava di non farsi strangolare dalla Volpe felice di rivederlo ma irritata per essere stata lasciata a casa per tre giorni solo perché non poteva accedere alle terme.
-Ora, caro, che ne dici di fare una cosetta per noi?-
Watanuki non la guardò nemmeno, andando in cucina per mettersi il grembiule da cucina, anticipandola con tono annoiato.
-Sì, sì: ora faccio il tè e poi vi prendo la birra.-
Yuko però sorrise, cantilenando.
-Non è ciò che intendevo!-
Il ragazzo si girò, sorpreso.
-Ah, no?-
-No! Voglio... un uovo di cioccolata!-
Watanuki sbatté le palpebre, confuso, guardando la strega tesa in avanti con Mokona sulla spalla, intenti entrambi a prodigarsi in grandi sorrisi.
-Che?-
A quell'ennesima dimostrazione di scarsa capacità interpretativa, Yuko mise il broncio.
-Un uovo di cioccolata! Ieri era Pasqua, oggi è Pasquetta, voglio un uovo di cioccolata!- vedendo però come il giovane stesse per reagire male, digrignando i denti, si affrettò a concludere la propria frase. -D'altra parte, io non ho detto a Himawari della tua pessima figura nella vasca ieri sera...-
Il tuttofare della strega assunse per pochi secondi un'espressione terrificata prima di sospirare sconfitto, la figura che si incurvava sotto il peso della tristezza.
-E dove lo trovo il cioccolato?-
La strega fece strada verso la cucina, Mokona in spalla, per aprire davanti al suo sconvolto dipendente un'antina.
All'interno della quale vi erano almeno quindici chili di cioccolato.
-Tadaaan!-
-Ma... Ma ce n'è per un esercito!-
La strega lo fissò con un sopracciglio inarcato, un filino seccata.
-Non devi mica usarlo tutto. Bastano tre uova!-
-Tre?-
-Certo! Una per me, una per Mokona e una per Doumeki!-
Il ragazzo però la guardò accigliato, poco convinto.
-Perché anche a Doumeki?-
-Vuoi che ti trovi un altro modo per ripagarlo?-
-Va bene così, faccio l'uovo!-
Fu così che il giovane si mise di corsa all'opera con un gran rumore di pentole e mestoli, il viso arrossato, lasciato in pace dalla strega che ridendo si allontanava dalla stanza.


-Watanuki, è squisito! Sei un cuoco fantastico!-
-Fantastico!-
-Watanuki è un cuoco fantastico!-
Il ragazzo arrossì a quei complimenti inaspettati, contento che per lo meno le sue fatiche venissero ripagate dalla felicità della strega e di Mokona, nonché ripetute e gridate ai quattro venti dalle due bambine che correvano in tondo.
-Beh, grazie, ma non è niente di speciale, sono solo tre piccole uova.-
Ma Yuko posò con eleganza il viso sul palmo della mano, guardandolo con uno sguardo scintillante.
-E invece è un capolavoro culinario... E perciò va festeggiato! Vai col party!-
Watanuki rimase interdetto, l'espressione stupita.
-Party?-
Sia Yuko che la palletta nera alzarono il pugno in aria, giubilanti.
-Sì! Vai con gli spuntini e il sakè!-
Per la prima volta in quella serata si sentì infine la voce di Doumeki.
-Basta che ci sia l'Inari sushi.-
E paradossalmente, o forse neppure tanto, fu questo a far esplodere il pupillo della strega.
-Ma si può sapere perché sei fissato con l'Inari sushi?-
Ma le urla nella stanza risparmiarono al custode del tempio di rispondere.
-Sakè! Sakè!-
Watanuki si guardò attorno, esasperato.
Doumeki ripeté con estrema calma la propria richiesta, sperando che il cuoco così non se ne scordasse.
-Inari sushi.-
I nervi del ragazzo così saltarono definitivamente e Watanuki si attaccò al collo dell'arciere, strangolandolo con un ringhio.
-Finiscila, tu!-
Ma il custode del tempio non rispose, limitandosi a sorridere, la bocca piena di cioccolato.



Fine






Grazie a tutti coloro che hanno letto e hanno deciso di commentare. Spero vi sia piaciuta!


Inari sushi: tipo di sushi, si tratta più o meno di una tasca di tofu fritto con dentro il sushi, in Holic compare spesso di forma triangolare. ^^ Come le orecchie di volpe!