avalon9
Registrato il: 12-01-2009
Si e' soli anche con gli uomini ...
da Il piccolo principe, Antoine de Saint-Exupéry
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da Il piccolo principe, Antoine de Saint-Exupéry
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Avalon: classe 1985, appassionata del passato; convinta sostenitrice delle lingue dormineti. Complicata, introversa; drastica, perchè una cosa non va solo pensata, ma detta se se ne è convinti. Dispersa e contenta del suo precario equilibrio.
Adepta di vari anime e manga. Fluttuante per stile e posizione.
Scribacchina alle prime armi (da sempre e per sempre).
Adepta di vari anime e manga. Fluttuante per stile e posizione.
Scribacchina alle prime armi (da sempre e per sempre).
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Perché scrivere?
… è la mia peculiare malinconia
composta da elementi diversi, quintessenza
di varie sostanze, e più precisamente di
tante differenti esperienze di viaggi
durante i quali quel perpetuo ruminare mi
ha sprofondato in una capricciosissima
tristezza.
Nelle parole di Calvino, ma anche nei miei amati poeti classici, ho scoperto la suggestione dell’inchiostro, di parole che riescono a gridare mille sensazioni diverse nonostante i secoli che possono dividere autore e lettore. Se dalle sabbie di Keme continuano ad affiorare frustula è perché non si smette di cercare il vincitore di Gorgò. Perseo vince e rivive. Costantemente. E i suoi calzari sono stilo, penne, piume, stilografiche e tastiere. Quella leggerezza che svuota la testa e ti fa fissare un foglio bianco.
Paura? Molta. Sempre. Di quel bianco candido e perfetto. E piano piano lo vedi annerire, arabescarsi di parole; rivedi montagne e laghi e cieli e abissi marini. Senti il sapore di una risata, il profumo di una emozione, il ricordo di una lacrima e l’onda di un dolore. Senti, rivedi, riaffiori: vivi. E rivivi. Continuamente.
Scrivere è tanto. Mille piccole cose messe assieme. E non basta saper cosa si vuole scrivere. Non basta mai. Bisogna anche provare a farlo. Scrivere sono fogli accartocciati fino a rotolare fuori dal cestino; sono ore passate a fissare una parete, un puntino scrostato che racchiude un volto deforme, che trasfigura in un fiore e poi dentro c’è un cielo. E nel cielo si precipita nel buio, e ancora più in fondo nella luce. Nella mente. Scrivere sono penne consumate e occhi che bruciano davanti allo schermo. E rabbia per parole che scappano e umiltà di rifare. Sempre. Sempre. Continuare a mettersi in discussione. Non accontentarsi mai. Mai. Perché si può sempre migliorare, cambiare, limare, perfezionare.
Perché scrivo?
Forse solo per urlare. Iniziando un gioco disperato. Continuando a cambiare. Non ho la pretesa di scrivere bene; sono troppo giovane e inesperta per poterlo fare. Però, mi sono impegnata con me stessa di scrivere correttamente. Almeno, necessariamente, quello. A rispettare questa nostra meravigliosa, profonda, intensa lingua, troppo bistrattata, troppo mortificata.
Paura? Molta. Sempre. Di quel bianco candido e perfetto. E piano piano lo vedi annerire, arabescarsi di parole; rivedi montagne e laghi e cieli e abissi marini. Senti il sapore di una risata, il profumo di una emozione, il ricordo di una lacrima e l’onda di un dolore. Senti, rivedi, riaffiori: vivi. E rivivi. Continuamente.
Scrivere è tanto. Mille piccole cose messe assieme. E non basta saper cosa si vuole scrivere. Non basta mai. Bisogna anche provare a farlo. Scrivere sono fogli accartocciati fino a rotolare fuori dal cestino; sono ore passate a fissare una parete, un puntino scrostato che racchiude un volto deforme, che trasfigura in un fiore e poi dentro c’è un cielo. E nel cielo si precipita nel buio, e ancora più in fondo nella luce. Nella mente. Scrivere sono penne consumate e occhi che bruciano davanti allo schermo. E rabbia per parole che scappano e umiltà di rifare. Sempre. Sempre. Continuare a mettersi in discussione. Non accontentarsi mai. Mai. Perché si può sempre migliorare, cambiare, limare, perfezionare.
Perché scrivo?
Forse solo per urlare. Iniziando un gioco disperato. Continuando a cambiare. Non ho la pretesa di scrivere bene; sono troppo giovane e inesperta per poterlo fare. Però, mi sono impegnata con me stessa di scrivere correttamente. Almeno, necessariamente, quello. A rispettare questa nostra meravigliosa, profonda, intensa lingua, troppo bistrattata, troppo mortificata.
